The Head

Quando lavoravo per mio padre al negozio di dischi, c’era un tipo che avevo soprannominato The Head, perché era la fotocopia ‒ uscita male ‒ dell’omonimo personaggio di un cattivissimo cartone di MTV. The Head di The Head aveva però solo la testa, esteriormente parlando, perché interiormente non so cosa ci fosse. Siccome sono molto fortunata, io per questi tipi un po’ originali ho come la calamita e quindi The Head, tra tutte le commesse del centro, aveva un inconfessato e morboso debole per me.

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The Head in un giorno in cui era più bello del solito.

Ogni giorno si presentava in negozio a chiedere non so cosa, perché raramente lo ascoltavo, e levava le tende solo quando, dopo le cinque, arrivava mio padre e lo guardava male (forse perché mi importunava o più facilmente per la sua inquietante fisionomia).

Un mattino qualunque ‒ di quelli che sembrano non avere nulla da regalare e invece poi ‒ me ne andavo al lavoro accompagnata da un’amica, ché mi ero alzata e già non stavo bene (noi ipotesi siamo gente così, e se non ci credete chiedete a Giorgio Gaber). Arrivata al negozio, entro e nel retro mi accoglie un vivace mazzo di mimose. Lì per lì non ci bado, e soprattutto non mi preoccupo: è l’8 marzo. La mia amica inizia però a ridere e a guardarmi in modo strano, in quel modo che avevamo noi quando ci capitavano cose che agli altri non capitavano mai, mentre noi sembravamo avere il radar solo per quelle:
     ‒ Ale…
     ‒ Eeh?
     ‒ C’è un tipo strano che ti guarda da dietro la vetrina…

Mi volto, con nonchalance per non dare nell’occhio e non insospettire eventuali serial-killer:
     ‒ Ma dove che non c’è nessuno?!
     ‒ Si è nascosto!

A quel punto mi sorge un preoccupante sospetto e le chiedo:
     ‒ Per caso ha la testa grossa?
     ‒ Sì…
     ‒ Molto grossa?
     ‒ Sì…
     ‒ Spropositatamente grossa?
     ‒ Sì!
     ‒ Oh, cazzo: è The Head!
     ‒ Chi??
     ‒ Signore, ti prego: dimmi che le mimose non le ha portate lui!

Mentre la mia amica continua a ridere senza ritegno e senza pietà, io entro in azione e faccio l’unica cosa che posso fare: chiamo mio padre, nella speranza, vana, che le mimose siano opera sua. Agile e scattante, il genitore risponde al volo, ma dice che no, lui non c’entra. Ed io, incredula e demoralizzata, riattacco. Non faccio però in tempo ad elaborare un piano B che il telefono squilla: «Ale, le ha portate il nonno!», esclama mio padre all’altro capo dell’etere. “Grande, nonno: non ti ho mai voluto così bene!”, penso, o forse esclamo ‒ non so ‒ ma di sicuro esulto, sollevata, saltando per tutto il negozio.

A quel punto accade l’irreparabile: inspiegabilmente il cielo si oscura, un boato sinistro rimbomba per la città e la porta si spalanca quando un fulmine colpisce il suolo: entra The Head… con la mimosa. Io mi arresto, pietrificata. Il tempo si ferma, pietrificato anch’esso. La mia amica, infame, scivola nel retro, dove io so che andrà avanti a ridere di gusto, scegliendo le parole migliori per raccontare alle altre la nostra simpatica mattinata.

Intanto la scena riprende, con il macrocefalo che avanza e, tremante, allunga verso di me il pugno con i fiori. Farfuglia qualcosa, come al solito; ed io come al solito non lo ascolto. Vorrei solo darmi fuoco, o, meglio, dare fuoco a lui, alla sua cazzo di testa abnorme e soprattutto a quell’insopportabile mimosa mezza appassita e puzzolente che lui stringe ancora nelle sue mani ché le mie neanche la vogliono toccare!

Tuttavia lo ringrazio, forse. Sinceramente, non ricordo. Ricordo solo la mia amica, che, uscito The Head portandosi via il suo orribile testone, è ancora nel retro a rotolarsi dalle risate…

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17 commenti

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17 risposte a “The Head

  1. Ci siam passate tutte e col tempo questo poveri e inopportuni corteggiatori finiscono col far tenerezza…col tempo! 😉

    • Grazie, vedo che tu mi capisci. L’ho letto al mio compagno che ha preso le difese di The Head! Gli ho detto che se vuole può riscrivere la storia dal punto di vista del povero corteggiatore respinto ed io la ospito sul mio blog.

      • Ottima idea! Siamo donne liberali, che diamine! Non generalizziamo per carità però molti maschietti sembrano refrattari a comprendere i segnali del corpo e talvolta nemmeno quelli più espliciti, mi immagino che la tua faccia dicesse davvero molto su quanto apprezzassi il suo gesto! 😀

      • La mia faccia era eloquente.

  2. ma poverino!!! aspetto la versione del tuo compagno :D:D
    comunque a me un corteggiatore pazzo nel senso proprio che era da manicomio aveva regalato delle caramelle e poi anche famiglia cristiana. ah forse anche un dentifricio. quindi considerati fortunata ahahaaa

    • Caramelle e dentifricio sono un gran connubio, utile e dilettevole al tempo stesso 😉 Su Famiglia Cristiana non discuto (quand’ero piccola mia madre ne parlava come del periodico di divulgazione di una setta malefica…). E comunque lo sapevo che anche tu eri dei nostri… o meglio: delle nostre, quelle con i bizzarri corteggiatori 😉

  3. Oh, santo cielo… povera Tiptoe.
    Comunque come dice Viv tutte abbiamo avuto corteggiatori sgraditi.
    Sai che questo cartone animato proprio non lo ricordo? Bacioni!

  4. Tiptoeeee aaaahaaah!!!! 😀 Mi fai troppo ridere! Ma che post è questo?! Ma non l’hai mai scritto un post così! ah! ah! ah! Sto ridendo da sola come una scema, ok non mandarmi a quel paese come la tua amica! 😀 Secondo me non ti ha ancora dimenticata, potremmo mettere un annuncio su fb!

  5. Hai lavorato in un negozio di dischi? Di tuo padre? Mi sarebbe piaciuto… Meno il tuo corteggiatore. Ha ragione Viv: è capitato a tutte e ora fa un po’ tenerezza, ma allora capisco che i sentimenti fossero altri.

  6. The Head lo guardavo anch’io su Mtv! Un po’ mi consoli: credevo di essere una delle poche fortunate ad avere la calamita per i tipi strani… Questo era inquietante! Dopo la mimosa poi non si è fatto più avanti?

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