La sorella cinese (3)

(Continua da qui)

Il racconto di Madre Natalia a un certo punto si interrompe. Gli ultimi avvenimenti risalgono al 1937 e vedono Maria trasferita a Nei-shan (oggi Neixiang) di nuovo come maggiore. Qui «il suo cuore missionario ebbe molto a soffrire per l’ostilità di quei cittadini verso la Chiesa Cattolica, per il loro tenace attaccamento alle superstizioni, malgrado tutto il bene che ricevettero specie in ogni incursione aerea, quando si gremiva di feriti il piccolo Ospedaletto». Il contesto storico è ora quello della guerra sino-giapponese, che dal 1939 scorrerà parallela e sovrapposta alla seconda guerra mondiale, moltiplicando il caos e le sofferenze della popolazione. Nonostante le difficoltà Maria continua la sua missione, tenacemente, e «nelle ore dolorose dei bombardamenti […] dal remoto nascondiglio in casa, offriva a Dio la sua vita pur di ottenere che quella casetta potesse mettere profonde radici in quel suolo sterile». Poi una lunga fila di puntini di sospensione segna l’interruzione.

Ma poco al di sotto la lettera si riapre – credo qualche anno dopo, quando viene inserito un altro racconto trascritto da un’altra lettera. La Rev. Madre Vice Superiora di Nanyang scrive alla vicaria di Hankow per comunicare notizie delle sorelle in servizio laggiù. Siamo al 3 di febbraio – suppongo del 1940 – e la città dove Maria ha lavorato per molti anni si dice «ridotta ad un mucchio di rovine». Bombardata ed incendiata più volte, Nanyang vede passare le incursioni di nuovi e vecchi padroni, che vi entrano a più riprese per saccheggiarla, e quando se ne vanno la lasciano in preda alle fiamme. Cessati i bombardamenti, suore e missionari si adoperano ogni volta per spegnere il fuoco. Gli spostamenti tra la città e il villaggio di Kinkiakang sono continui, ma nessun posto sembra sicuro ed anche la popolazione chiede aiuto e protezione. Dopo un assedio di cinque giorni ininterrotti gli ultimi occupanti se ne vanno.

sistersKinkiakan1936

Suore cinesi di Kinkiakang nel 1936 (fotografia in vendita su delcampe.net).

Quando la calma sembra tornata, un’altra notizia giunge improvvisa: Madre Maria, di cui «era stato notificato un attacco di febbre qualche giorno prima era aggravata». La Vice Superiora parte immediatamente. Kinkiakang e Nei-shan distano più di centodieci km l’una dall’altra. Per spostarsi da un capo all’altro di quella immensa città che è Nanyang Google Maps mi dà un’ora e mezzo di macchina e quasi ventiquattro ore a piedi. La Madre canossiana impiega un giorno e mezzo di viaggio, immagino su qualche carretto rimediato in fretta e di fortuna, viste le difficoltà in cui versa ora la missione.

All’arrivo a Nei-shan le condizioni di Maria appaiono subito gravissime. Dai sintomi sembra trattarsi di una «peritonite con serie complicazioni che richiedevano il pronto intervento del chirurgo. Nell’impossibilità di trasportarla a Lao – ko – kou», le sorelle si abbandonano «all’intervento del Cielo; ma la povera Madre era pronta per la Patria Celeste». Il 5 di marzo Maria riceve il Santo Viatico e l’Estrema Unzione, in totale stato di coscienza e di sottomissione alla volontà di Dio:
        ‒ Maria, è arrivata una lettera dal Vescovo! ‒ irrompe una suora nella stanza.
        ‒  È la benedizione di Sua Eccellenza! ‒ aggiunge la Vice Superiora raggiante.
        ‒ E vedrai che tra poco arriverà anche il parroco da Nanyang.
In disparte, una minuta e giovanissima sorella cinese osserva la scena con riserbo. Forse vorrebbe dire qualcosa anche lei, ma non sa come. Allora pensa che un gesto possa essere più eloquente di tante parole e si fa coraggio: piano si avvicina, si china sul letto di Maria e le accarezza la fronte:
        ‒ Gesù, tutto quello che vuoi Tu e come lo vuoi Tu, ‒  risponde Maria sorridendo.

Passano altri dieci giorni e il momento della morte è ormai giunto. Il padre confessore e la Madre Superiora sono al capezzale di Maria:
     ‒ Madre, non solo offro i miei dolori per quanto Lei mi suggerisce, ma la mia vita ancora, purché possa morire in un atto d’amor perfetto ‒ e volgendo gli occhi al cielo spira.
Il padre confessore esce dalla stanza dicendosi edificato:
       ‒ Sorelle, penso di non avere mai assistito ad una morte così tranquilla.
       ‒ Amen! ‒ è il coro unanime delle suore.

SuoreBalconi

Le consorelle di Maria (foto dal libro di memorie di Padre L. Balconi, “33 anni in Cina”, 1946).

Così si conclude la missione di Madre Maria in Cina e così si chiude anche questa storia, l’incredibile e vera storia della mia antenata che parlava cinese.

«Per ordine di Sua Ecc. la cara salma venne trasportata a Kinkiakang e nonostante il lungo viaggio si conservò così bene che fece meravigliare tutti. Fu messa nella bara preparata con tanta delicata premura dal Rev. Padre Procuratore, Padre P. Magni che per gentile pensiero non la fece chiudere finché non fossero giunte anche le altre Madri da Nanyang. In Cattedrale ebbe la solenne Messa di Requiem cantata dai Rev. Padri e Seminaristi a cui assisteva anche sua Ecc. Venne tumulata nel cimitero della missione, accanto alle Madri che la precedettero».

La notizia impiegò quasi un mese ad arrivare ad Hankow ed il 6 aprile Madre Natalia così cominciava la sua lettera alle consorelle in Italia: «Reverenda Madre e carissima sorella, in questi giorni particolarmente consacrati al ricordo della Sua passione, Gesù ci ha chiesto il sacrificio di una carissima Madre che da 29 anni lavorava con zelo e con grande spirito di sacrificio nell’umile aiuola canossiana di Nanyangfu…».

Non so quando la lettera sia giunta in Italia, quanto tempo possa avere impiegato a percorrere l’immensa distanza che separa ed unisce la remotissima Cina e il piccolo paese in provincia di Milano dove Maria era nata nel 1888. Forse i parenti hanno ricevuto soltanto la notizia e la lettera al paese non è mai arrivata, riposta in un archivio di polvere e memoria. Un giorno, molto tempo dopo, l’archivio è stato aperto e finalmente libera di respirare è uscita la storia di Maria, la sorella cinese. È stato bello conoscerla e provare a darle una nuova vita.

MadriCanossiane

Madre Maria (a sinistra) con la sorella nell’unica foto che la ritrae e la ricorda.

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11 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

11 risposte a “La sorella cinese (3)

  1. Mi emozionano le tue storie, per la dedizione e la passione che metti nel recuperare le radici di famiglia e restituire il ricordo di una figura significativa che ha fatto parte dei tuoi antenati. Sai che ho sempre sostenuto che nella mia famiglia non ci siano personaggi di grande interesse ma ripensandoci mi sono venute in mente certe storie che ho sentito raccontare dalla nonna relative alla fuga dalla Croazia ai tempi della guerra e ho chiesto a mia mamma, che pure le ricorda malvolentieri, se sarebbe disposta a metterle nero su bianco in modo che non vadano del tutto perdute. Buona domenica 🙂

    • Se riesci nell’intento io non posso che approvare. Noto con grande piacere che raccontare le mie storie a volte spinge gli altri a cercare le proprie. Mi è capitato in questo periodo con gli alunni delle mie prime, che al racconto della storia di mio nonno nel campo in Germania hanno fatto seguire quelle dei loro nonni e bisnonni durante la guerra. E’ proprio bello fare storia raccontando storie…
      Buona domenica a te e e un abbraccio 🙂

  2. E così le hai restituito la sua storia e l’hai portata tra noi, chissà se in quelle terre lontane qualcuno ha tramandato la storia di lei e ricordi che tu non puoi conoscere, viene da chiederselo, vero? Un bacione a te cara!

  3. Quanto tempo è impegno per recuperare queste tue storie che scavano tra le tue radici e ne capisco l’importanza per te, ma anche per noi che le leggiamo sono un bel regalo. Chissà se laggiù in qualche modo c’è un suo ricordo?

    • Me lo domando anch’io… Mi auguro che ci sia almeno il cimitero e che non sia stato distrutto! Chissà se qualcuna delle orfanelle che l’hanno incontrata ne abbia poi lasciato un ricordo in famiglia… sarebbe bello.
      Grazie della tua lettura e buona settimana 🙂

  4. Magari un giorno ti capiterà di fare un viaggio in Cina da queste parti e chissà da qualche parte ci sarà sicuramente un ricordo del bene che ha fatto a queste popolazioni.

  5. Una storia bellissima ma malinconica allo stesso tempo… Però che sollievo poter riportare alla luce la vita di una persona…

  6. Gli altri hanno già detto quello che anch’io penso, dunque mi limiterò a fare i complimenti: sia te che Suor Maria avete lo stesso impegno, dedizione e caparbietà. Brave brave, 😀

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