La quercia dai sette rami

In numerose città italiane (vorrei dire in tutte, ma non posso provarlo) c’è una via a loro dedicata. Tante volte abbiamo cercato quella via per motivi svariati e personali; altrettante abbiamo letto quel cartello consci di essere arrivati a destinazione e nulla più. D’altra parte non sempre sotto il loro nome compare una indicazione di chi in vita siano stati i fratelli Cervi e molti magari non lo ricordano o non lo sanno affatto.

La famiglia Cervi, tipica famiglia patriarcale della campagna reggiana, era nota nella zona per la sua dedizione al lavoro ed alla causa antifascista. Di fede cristiana e comunista, dopo l’armistizio i Cervi non esitarono a dare rifugio a partigiani ed ex-prigionieri, intrecciando rapporti con diversi gruppi di combattenti per la libertà. Il 28 dicembre 1943 tutti i figli maschi della famiglia pagarono con la vita la loro militanza.

Tra le tante storie di resistenza, questa dei fratelli Cervi è diventata particolarmente emblematica. Sette erano i figli: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore; uno il padre, Alcide, che nella vuota prigione per nome ancora li chiamava… Dopo la fuga “Papà Cervi”, come oggi viene ricordato, non si piegò di fronte alla sorte dei suoi ragazzi e di fronte al nemico inumano e spietato, cioè senza pietas: senza il sentimento di devozione e di rispetto verso alcuni valori fondamentali, tra i quali la famiglia, che – almeno a me – hanno insegnato Virgilio ed Enea sui banchi di scuola.

In tanti e diversi modi sono stati celebrati e ricordati i sette fratelli, con libri, canzoni, poesie, musei e luoghi del ricordo. Io riporto la canzone di un gruppo delle mie parti, i Mercanti di Liquore, realizzata in collaborazione con Marco Paolini, dove il ricordo dei sette fratelli si chiude sulla figura del “vecchio tenero padre”…

“Mi hanno sempre detto: «Tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta». La figura è bella e qualche volta piango. Ma guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo” (Alcide Cervi).

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8 commenti

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8 risposte a “La quercia dai sette rami

  1. I mercanti di liquore li ho conosciuti per tuo tramite e mi erano piaciuti. Ascolterò volentieri anche questo suggerimento. 🙂

  2. Bello questo tributo, brava Tiptoe. E a Genova Via Fratelli c’è, certo! Un bacione!

  3. Io a Reggio ci lavoro e i Cervi sono un simbolo, un’istituzione, un’umanità, un esempio

  4. oh. grazie.
    ricordo, a questo proposito, un episodio che… sigh…

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