A Natale

A Natale quando ero piccola ero sempre felice. La felicità iniziava con l’attesa, che iniziava il primo giorno di dicembre, affacciata alle finestrelle del calendario dell’avvento. La mamma lo comprava in edicola, fiduciosa che i bambini sapessero apprezzare la bellezza fatta di cartone. Siccome eravamo in due ci si alternava ed io aprivo le finestrelle nei giorni pari, mentre mio fratello nei dispari. C’erano poi gli altri riti che accompagnavano l’attesa: il presepe, la letterina a Babbo Natale, l’albero dei cioccolatini. L’albero dei cioccolatini era l’alberello della nonna, un piccolo abete finto e forse centenario che veniva adornato con i cioccolatini che la nonna acquistava al mercato, raffiguranti i tipici elementi del Natale, come pigne, angioletti, piccoli Babbo Natale… alla fine la nonna aggiungeva quattro sgangherate palline ‒ che erano sempre le stesse e oggi potrebbero entrare di diritto tra le storie di famiglia ‒ e un filo dorato tutto spelacchiato proveniente dalla stessa vecchia scatola della cantina. La bellezza dell’attesa sembrava non si esaurisse mai e ricominciava il giorno di Natale, il primo in cui avremmo potuto mangiare uno ‒ ed uno solo ‒ dei cioccolatini, e di lì in avanti tutti gli altri, senza mai provare il bisogno di chiederne uno in più.

A Natale da ragazzina l’attesa cominciava in ritardo, complice il lavoro nel negozio del papà e la pigrizia dell’adolescenza. I protagonisti erano i regali per le amiche e i biglietti d’auguri, tantissimi, per tutte le persone alle quali volevo scrivere un pensiero. Alcuni li spedivo anche, alle amiche del mare, e arrivavano sempre tardi, dopo le feste. La cura che mettevo nei biglietti era maggiore di quella dei regali, ché in fondo già lo sapevo che le parole valgono molto e molto di più delle cose. I biglietti li facevo io, con cartoncini, ritagli di carta da regalo, penne e pennarellini di ogni colore e tutta la fantasia e la grazia che riuscivo a trovare. Ognuno aveva il suo, con la frase giusta per lui e i disegni e i colori scelti per lei…

Il Natale a vent’anni attendevo solo che passasse, veloce come le persone in corsa dietro ai regali: fatti per convenienza, fatti per non far figura, scelti senza cura e senza pensare a chi li avrebbe ricevuti. Come odiavo i regali che mi mettevano in mano senza alcun biglietto! Camminavo per Milano dopo le lezioni e scendevo in metropolitana per cambiare aria, per evitare di pensare e di vedere la realtà: che il Natale per me era diventato una festa triste, la festa in cui le persone sole si sentono ancora più sole.

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13 commenti

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13 risposte a “A Natale

  1. E ora? Manca il racconto di come vivi ora il Natale… 🙂

    • Diciamo che continua mettermi tristezza, è una cosa più forte di me! Poi sono comunque contenta di fare l’albero e soprattutto il presepe, mi piace vedere qualche presepe particolare in giro da qualche parte, le luminarie… Ma a un certo punto la tristezza torna a farsi sentire… 😦

      • Il Natale è davvero magico solo attraverso gli occhi dei bambini…i nostri, quelli dei nostri figli, dei nipoti. Per gli adulti non è sempre a festa lieta, anche io ho perso negli anni molto entusiasmo anche se gli allestimenti natalizi mi piacciono sempre molto.

      • Concordo. Ieri, ai mercatini, pensavo proprio questo: che in fondo il Natale è la festa dei bambini. E’ bello che sia così, anche se le riflessioni maturate negli anni mi incupiscono sempre un po’. Ringrazio però questa festa di darmi l’occasione di pensare alle persone care almeno un giorno all’anno e di cercare qualcosa per loro, un pensierino, una parola scritta, una telefonata d’auguri…

  2. La bellezza dell’attesa dell’infanzia non si può rivivere da grandi, questo si sa, però io cerco di conservare un po’ di stupore e l’atmosfera gioiosa del Natale… a quella non rinuncio. Ha ragione Viv, manca il tuo attuale sentire riguardo a questa festa! Bacioni!

  3. Ho ritrovato la magia del natale dovendo ricrearla per mia figlia…

  4. Insomma la colpa è di Milano 😉
    Penso che per tutti più si cresce e meno ci si sente coinvolti positivamente dal Natale…io ho mia figlia che me lo illumina… Ma penso che stia a noi dargli un significato più profondo per non perderci in corse i regali e basta…io ci provo ogni anno a viverlo bene, vediamo come andrà questa volta 🙂
    E comunque spesso ripenso ai miei Natali da bambina e al calore che sebtivo attorno a me, anche alle persone che purtroppo ho perso, e questo mi aiuta molto! Un abbraccio!

  5. Insomma la colpa è di Milano 😉
    Penso che per tutti più si cresce e meno ci si sente coinvolti positivamente dal Natale…io ho mia figlia che me lo illumina… Ma penso che stia a noi dargli un significato più profondo per non perderci in corse i regali e basta…io ci provo ogni anno a viverlo bene, vediamo come andrà questa volta 🙂
    E comunque spesso ripenso ai miei Natali da bambina e al calore che sentivo attorno a me, anche alle persone che purtroppo ho perso, e questo mi aiuta molto! Un abbraccio!

  6. Ops mi sono duplicata il commento…

    • No problem. No, Milano non c’entra, anche se forse vedere i barboni ai bordi delle strade, sorpassati velocemente dalle signore impellicciate, ha di sicuro contribuito a farmi vedere bene e in un colpo solo la realtà: quella che oggi rivedo dappertutto e non riesco a dimenticare. Avere una bambina può fare la differenza, magari riproponendo a lei quelli che sono stati i tuoi momenti.
      Un abbraccio 🙂

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