Grandi alberi in una giornata di luce

Avevo un albero, quando ero piccola. Un albero grande, immenso. Un gigante di anni di fronte a me bambina. Era un albicocco e mi attirava. Mi piacevano il suo nome dolce, le dolci albicocche e mi piaceva ogni tanto arrampicarmi per osservare il mondo con distacco. Per fortuna era facile, ché io somigliavo poco al Barone Rampante ed ero al contrario un po’ imbranata e fifona. Il tronco solido, largo, e una biforcazione a un metro e mezzo da terra, perfetta per incoraggiare un paio di slanci ed essere già in alto, seduta tra due rami fatti su misura per il mio corpo minutino.

Con me portavo i compiti, la merenda, a volte un libro. Ma soprattutto portavo me stessa. Mi piaceva sedermi sull’albero a pensare, a guardarmi da fuori, a vedermi vivere. Ho una vecchia fotografia scattata dal papà nel giorno della prima comunione di mio fratello, in cui, liberata dal vestito tanto buono quanto scomodo delle ricorrenze, sono in posa per i posteri.

Di fronte all’albero c’era la casa di un vicino, il signor Giulio, che rilegava libri ed ha rilegato la tesi di mia madre e i vecchi dizionari di greco e latino. Con lui abitava un’anziana signora (non so se la madre o la suocera), la chiamavano “la Zigada”, storpiando in dialetto il suo cognome; ed io pensavo si chiamasse davvero così. Con il bel tempo la Zigada usciva alla finestra e le piaceva rimanere a chiacchierare con me o con mio fratello, che ad arrampicarsi lassù era più bravo. Non ricordo di cosa parlassimo, ricordo solo le raccomandazioni, di stare attenti, ché salire così in alto era pericoloso!

Passato il tempo non sono più salita sul mio albero, con gli adulti sempre intorno a ricordarmi la fine dell’infanzia. L’albero però non li ascoltava, restava al suo posto ed io sapevo che c’era: era l’albero del giardino, come se fosse l’unico. Quando poco dopo iniziai il liceo, divenne il protagonista del mio primo tema: “Grandi alberi in una giornata di luce”, una traccia che da sola fa sognare, fa capire quanto possa essere prezioso un insegnante, e che prima o poi mi deciderò a proporre anch’io a qualche classe.

L’albero oggi non c’è più ed io mi domando per la prima volta da quanto tempo fosse nel giardino, chi l’avesse piantato… forse mio padre. Non ricordo nemmeno perché sia stato sradicato. Ricordo che ne soffrii, come soffrii quando venne abbattuto l’abete con cui facevamo l’albero di Natale. Già quando ero piccola, era cresciuto così tanto che le palline luminose non bastavano più e il papà rimediava mettendole solo davanti, sul lato che dava sulla strada. È stato tolto quando anche le radici erano cresciute troppo e ci mancava poco che arrivassero fino al mio letto, che nella nuova stanza al piano terra stava solo a un passo.

Così del mio albero mi restano pochi ricordi, attaccati al cuore come le foglie d’autunno, luminose, cangianti e pronte, un giorno, a scivolare via…

IoSulMioAlbero

Ringrazio la mia amica Miss Fletcher che, con il suo post di oggi, mi ha ricordato la Giornata Nazionale dell’Albero.

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13 commenti

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13 risposte a “Grandi alberi in una giornata di luce

  1. Che belli i ricordi legati a quest’albero e che carina tu con quel caschetto castano! Salire sugli alberi è un’emozione che dovrebbero provare tutti i bambini…

    • Già… i bambini… Avrei potuto scrivere un altro post dal punto di vista del mio gattino che l’altra sera si è arrampicato su un albero e non riusciva più a scendere; o dal punto di vista del mio compagno in cima alla scala…
      🙂

  2. Questo post è dolcissimo e nostalgico, quando scrivi di te e dei tuoi ricordi lo fai con una grazia rara, Tiptoe, dico davvero.
    E che bella tu, sul tuo amico albero! Grazie cara, ti mando un bacio grande!

  3. Avevo anch’io il mio albero da bambina. Dava dei duroni buonissimi e i suoi rami ospitavano altalene e mi ci arrampicavo sempre e sempre più in alto… Lo hanno tagliato qualche anno fa, si era ammalato…

  4. Cioè la foto è stupenda!!!!!!!!!!!!!! E anche il post, ovviamente 😉
    Anch’io salivo un un albero, a casa di mia zia, e mi sembrava di aver conquistato l’universo…
    Buona settimana!

  5. Ma sembri davvero il Barone Rampante Tiptoe! 😀 Sai cos’è, lui ha avuto modo di allenarsi a lungo… Ma che post meraviglioso, ci hai fatto conoscere una Tiptoe unica e oggi, piena di ricordi e di valori, in quanto, secondo me, legati ad un albero, i valori sono davvero tanti. Quella foto non poteva non esserci. Stupendo articolo davvero, in ogni senso. Un bacione!

  6. e alla faccia del “libertà non è star sopra un albero etc etc…”! (cit.)
    (è che temo che molti ragazzi non abbiano davvero idea di che cosa si perdano, a non essersi mai arrampicati su un albero, in cambio di millemila messaggi su un telefono…)

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