Sguardi dall’infanzia 20: il folle volo.

Questo ricordo non è mio. E, naturalmente, non sono autorizzata a raccontarlo, ché il proprietario è persona permalosa e in perenne attrito col mondo, con i suoi abitanti e in ispecie con me. Tuttavia il contenuto ha un non-so-che di istruttivo e, a suo modo, di mitologico; pertanto mi sembra giusto e doveroso da parte mia che ne sono venuta a conoscenza (nella maniera più italiana che ci sia, una domenica a tavola) rendere noto l’accaduto.

È opinione diffusa che i videogiochi facciano male, che inducano i bambini a comportamenti violenti almeno quanto quelli dei personaggi che manovrano col mouse e la tastiera. Quand’ero piccola io, era la televisione la cattiva maestra e i bambini i pessimi alunni che si lanciavano dalla finestra emulando Batman, che poi io un bambino così fesso non l’ho mai incontrato… Ma se andiamo indietro di un’altra generazione apprendiamo che anche in assenza di tv, computer ed altre moderne diavolerie le audaci imprese fanno da sempre parte della natura umana, o, in questo caso, bambina.

Nelle vecchie cascine e case a corte di un tempo si viveva all’aperto, a contatto con gli animali domestici, che non erano rappresentati da cane e gatto come per noi bisognosi di pet-therapy, ma da mucche, maiali, pollame vario… tenuti come riserva (neanche tanto eventuale) di cibo. La famiglia di mio suocero allevava i suoi bei tacchini, che girellavano e gloglottavano felici per l’aia. Un pomeriggio come tanti, un candido bambino dai capelli biondi e gli occhi azzurri (alias mio suocero) viene colto all’improvviso da una insana idea che gli frulla per il cervello (come a volte gli succede anche adesso) e non intende proprio lasciarlo in pace. Così il fanciullino inizia ad aggirarsi furtivo per il cortile, squadrando i pennuti ed elaborando il suo piano perverso. Una volta pronto e sicuro, si avvicina con fare circospetto al prescelto, agguanta la povera bestia per il collo e la trascina su per le scale. Il tacchino annaspa, strepita, si divincola, ma il tenero bambino non lo molla e continua senza pietà! Raggiunto il punto a suo avviso più indicato, con un balzo gli salta in groppa e spronando coraggiosamente l’alato destriero si lancia nel vuoto…

Superfluo dire che il folle volo finì in picchiata, col tacchino morto spiaccicato sulla ghiaia e sotto il sedere di mio suocero.

Nel frattempo il pranzo si è fermato, i commensali si arrestano con le forchette a mezz’aria e guardano perplessi il sopravvissuto, che, incredulo, ancora si domanda cosa non avesse funzionato, perché quel maledetto tacchino non volle librarsi nei cieli sconfinati insieme a lui e portarlo in giro come suo umile e fedele Pegaso dei polli…

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17 commenti

Archiviato in Atopos, Storie di famiglia

17 risposte a “Sguardi dall’infanzia 20: il folle volo.

  1. nooooooooooooooooooooooo!!!!!

  2. Hehehehe… Bellissima questa storia. In effetti in campagna capita spesso vedere bambini a cavallo di improvvisati – e malcapitati – destrieri.
    Ciao!

  3. Ahahah!!! Mi sono immaginata l’intera scena e ancora la vedo. La fantasia dei bambini e la voglia di sperimentare non conosce limiti.. 🙂

  4. Povero tacchino… Io da bimba ricordo chiaramente di aver sognato di volare come un super eroe. Mia madre racconta un episodio che io non ricordo, ossia di avermi trovato sulle spalle di mia sorella, in balcone, a simulare un volo… Ecco, forse io sono la bambina cretina

  5. Ma povero tacchino davvero, che disastro…

  6. Mi ha ricordato Nils Holgersonn il protagonista di un racconto per bambini di Selma Lagerlöf che volava sul dorso di un’oca. Forse tuo suocero si era ispirato alle sue avventure…chissà. In fondo chi non ha mai desiderato di farlo?

    • Credo io! Non ricordo di avere mai desiderato di volare, se non da sola, senza strani e improvvisati destrieri, insomma. Anche nella serie “Mio mini pony” preferivo sempre l’unicorno, i vari pegaso non facevano per me. Chissà…

  7. A parte il fatto che hai raccontato questa vicenda in modo strepitoso… non ce la faccio… rido e soffro allo stesso tempo. No ma che oltre tutto, povero pennuto e va bene ma… anche tuo suocero, dico io, se l’è scampata! E’ proprio vero che i bimbi hanno sempre un angelo. I tacchini no. Un enorme bacio.

  8. Louis Salviati

    Ciao, volevo dirti che mi sono sportato su un blog personale adesso. Se ti interessa puoi trovarmi qui: https://luoisit.wordpress.com/
    Buona giornata 🙂

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