Sguardi dall’infanzia 19: gli ovetti Kinder.

Non so quando siano stati inventati e non voglio nemmeno cercarlo, perché in fondo non conta: i bambini non se lo chiedono. Per loro esistono da sempre, insieme al mistero e alla magia che dolcemente li avvolge. Gli ovetti Kinder… piccoli e preziosi come il momento che sanno regalare. Uno strato finissimo di cioccolato al latte fuori ed un altro altrettanto fine di cioccolato bianco dentro, un connubio perfetto e irrinunciabile.

Qualcosa però i bambini di tutte le epoche se lo sono chiesti ed ancora se lo domandano, immaginando qualcuno la fabbrica di Willy Wonka, qualcun altro un antro segreto in cima a una montagna: dove vengono prodotte le uova? Dov’è il luogo magico? E soprattutto: chi ci mette dentro la minuscola e desiderata sorpresa?

C’era una volta – e c’è tuttora – un piccolissimo centro di montagna, di quelli sperduti e nascosti che Google Maps riesce a scovarli con grande fatica e sudore. Si chiama Bagnella, frazione di Serina in Val Brembana, e la conoscono in pochi: i 243 abitanti e i rari villeggianti che vi hanno soggiornato, quando in vacanza si andava low cost con il portapacchi e mezza casa. Laggiù non c’era nulla, tranne la chiesa, un panificio e tanto paesaggio. Ed era là che ci portava la 127 bianca della mamma, tutte le estati. Una di quelle estati, non ricordo quale, fu l’estate degli ovetti Kinder.

Arrivarono all’improvviso, con la padrona di casa, la signora Maria che ci affittava l’appartamento per il mese di luglio. Erano stati affidati a lei da non so chi, misteriosi ambasciatori del signor Ferrero, incaricati di girare tra le valli delle Alpi alla ricerca di luoghi nascosti e di genti semplici, di donne che non lavoravano e che per pochi soldi avrebbero riempito gli ovetti che facevano sognare tutti i bambini. E noi bambini, naturalmente, partecipammo.

La nonna, che se arrivava un’occasione di guadagno bussando gentilmente alla porta, non la lasciava certo sul pianerottolo, se n’era presa un bel carico dalla signora Maria e si era messa subito al lavoro. Io e mio fratello, incuriositi, le giravamo intorno e lei – neanche a dirlo – ci aveva reclutati come piccoli ma utilissimi operai, che con le loro dita sottili e minuscole potevano riempire le capsule giallo canarino in pochi, preziosissimi secondi. Le sorprese erano tutte uguali, degli omini lavoratori (pensa la coincidenza…) con i pantaloni gialli e la maglia rossa. Ce n’erano di quattro tipi diversi, che non ricordo. Ricordo che le differenze erano minime e consistevano nel copricapo e in un accessorio da lavoro che li identificava in modo inequivocabile. La nonna aveva studiato il modo migliore per riempire le capsule, disponendo le istruzioni e le varie parti “ottimizzando” – come si dice oggi – quello spazio ristretto. Immune da qualunque sorta di alienazione, lavorava tutto il giorno ed aveva chiesto alla padrona di casa degli altri ovetti, ché i suoi li aveva già finiti.

In paese e nella valle la signora Maria non era stata l’unica a ricevere il prezioso incarico e così, sparsi ovunque, c’erano bambini impegnati a confezionare le sorprese degli ovetti Kinder, che altri bambini avrebbero presto ricevuto senza sapere mai da dove arrivasse quel magico regalo… Tra noi si parlava quasi solo di quello e, come sempre, si faceva a gara a chi ne riempiva di più.

Forse lo consideravo il mio primo lavoro, privo di qualsiasi tutela, di un regolare contratto e soprattutto di qualunque guadagno, destinato a finire fino all’ultima lira tra i risparmi della nonna. L’unica cosa che ero riuscita a trattenere, come gli altri bambini, era una sorpresa per ogni tipo, che purtroppo oggi non so quale fine abbia fatto. Ho provato a cercare in rete immagini di quegli omini, frugando dappertutto, ma non sono riuscita a rintracciarli da nessuna parte. L’unico posto in cui, tanti anni fa, ne trovai uno, fu un ovetto Kinder. Ero in camera e aprivo piano piano la capsula gialla, quando, incredula, vidi spuntare proprio lui. Naturalmente lo riconobbi senza esitare: era uno dei miei, uno di quelli passati da Bagnella, che quell’estate magica ci avevano riempito le giornate di dolcissime e indimenticabili emozioni…

bagnella

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17 commenti

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17 risposte a “Sguardi dall’infanzia 19: gli ovetti Kinder.

  1. Che bello questo racconto!
    Ho sempre amato gli ovetti, una piccola dolcezza e la sorpresa era garantita, io credo di ricordarmeli i tuoi omini, sai? Può anche darsi che da qualche parte ne abbia uno 🙂
    Bacioni!

  2. Miss Fletcher non butta via niente, se l’omino c’è lo troverà puoi starne certa. Intanto io mi rallegro per il ritorno dei tuoi racconti d’infanzia 🙂 sai cosa mi hai ricordato? Una mia amica che confezionava le cartoline con gli occhietti di plastica, le vendevano sul lungomare ed erano terribili ma io, assoldata senza profitto, la aiutavo volentieri ad incollare le due metà dopo aver combinato l’incastro degli occhi. È il ricordo del primo lavoro casalingo, seriale e mal pagato che ho ripescato nella mia memoria. 🙂

    • Già… l’esperienza dello sfruttamento minorile accomuna tanti di noi. Poi però ci siamo riscossi e spostati nel ramo imprenditoriale, con i vari banchetti e mercatini: chi non l’ha fatto almeno una volta? Bei tempi, bei tempi…
      Buona domenica 🙂

  3. Che dolcissima storia incredibile! Non ricordo quegli omini, ma non potrò più vedere un uovo kinder senza pensare a te e un’esperienza da ricordare

  4. Una storia molto carina…
    In effetti da bambino mi sono sempre chiesto come facessero a confezionare le sorprese.
    Ho anche un altro ricordo relativo agli ovetti Kinder: le conseguenze fisiologiche del mangiarne troppi e troppo in fretta. Maledetto ingordo.
    Bentornata! 🙂

    • Grazie. L’avevo iniziato a Pasqua, ma stavo poco bene e la faccenda si è protratta per tutto aprile, purtroppo. Poi il corso per neoimmessi in ruolo e finalmente posso dedicarmi a me. Mi piace molto il ricordo (e il cioccolato), meno come l’ho raccontato, ma bisogna ricominciare e allora va bene anche questo.
      Anch’io ricordo una tremenda indigestione da cioccolato, non credo Kinder però.
      Ciao 🙂

      • 🙂 L’importante è scrivere. E poi il post non è affatto male, a me è piaciuto.
        In mezzo c’è anche la vita. Neo immessa in ruolo mi sembra una buona notizia. Se lo è, tanti auguri! 🙂
        Un abbraccio

      • Pare sia davvero così, ma continuo a non capacitarmene. Come al solito c’è anche una punta di ridicolo, essendo entrata in ruolo sull’unica graduatoria in cui non avevo mai lavorato prima! Ora sono in attesa della sede di titolarità…
        Un abbraccio a te 🙂

      • Allora bene! Complimenti! 🙂

  5. Bentornata!!
    Quello che racconti mi ricorda tante cose! Intanto, che anch’io in qualche vacanza ero andata a Serina, ma non nella tua frazione! 😀
    Poi, che anche da noi a casa capitavano questi lavoretti dove di dovevano comporre degli oggetti forse per le patatine o altro… e, in ultimo, che un mio vicino di casa partecipava assiduamente ai mercatini delle pulci, dove a quanto pare le sorpresine kinder andavano a ruba a prezzi alti! 😀
    Detto questo… non ricordo quelle sorprese di cui parli

  6. Ma che bella questa storia Tiptoe! Ma com’è possibile che non sai più che fine hanno fatto? Cavoli, mi spiace, sarebbe stato bello tenerli! Purtroppo io non saprei come aiutarti, mi spiace. Un bacione e buon week end.

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