Sguardi dall’infanzia 18: il pulcino.

Tutti i bambini, da sempre, amano gli animali. Forse perché ne sono incuriositi, o forse perché si lasciano intenerire di fronte al mistero della vita, o forse ancora perché, inconsapevolmente, si riconoscono negli stessi ferini comportamenti. Fatto sta che tutti i bambini, da sempre, amano gli animali. Tutti i bambini tranne una: io.

Io gli animali non li ho mai potuti vedere. Non è che mi facessero paura, proprio non mi interessavano, soprattutto i cani, e non capivo per quale stupido ed assurdo motivo le mie amichette avessero la cameretta invasa da quei cisposi peluches a forma di cane che sembravano veri, quando ne esistevano di più belli e colorati e soprattutto meno realistici. Anch’io avevo i miei peluches, e li adoravo, ma erano elefantini rosa, paperotti verdi, orsetti multicolori col panciotto. Giocattoli, insomma.

La sorte però è crudele e così proprio io che odiavo gli animali un bel giorno, alla festa del mio decimo compleanno, ne ricevetti uno in regalo. Già da lontano avevo “usmato” che c’era qualcosa di losco, vedendo i gemelli che mi si facevano incontro con un regalo non incartato, che dovevano sostenere in due dentro uno scatolone. Tutti gli altri bambini, incuriositi, erano corsi a vedere prima di me ed avevano esclamato i soliti ed insostenibili: “Uh! Che carino”, “Che tenero!”, “Che dolce!”. Solo io, guardando là dentro, pensai: “Nooo!”. Era un pulcino. Non solo i gemelli erano in due e portavano in dote un regalo solo, regalo che nemmeno avevo avuto il gusto di scartare (ma forse era stato meglio così, se no sai che faccia avrei potuto esibire), ma addirittura il regalo era quella cosa viva e puzzolente, che un giorno, per giunta, sarebbe morta, lasciandomi a mani vuote.

Naturalmente dissimulai, come sapevo fare, e consentii a tutti gli invitati di prendere il pulcino, accarezzarlo, giocarci, pur di non doverlo toccare io. Anche mio fratello era entusiasta e inaspettatamente persino mia madre, la quale, con la solita sensibilità che la contraddistingue, appena lo vide esclamò: «Così a Natale gli tiriamo il collo!».

La festa andò avanti. Arrivò la torta e poi la sera e tutti se ne tornarono a casa, gemelli compresi. Solo il pulcino restò lì. La mamma disse che l’avremmo tenuto sulle scale della cantina e che, una volta cresciuto, si sarebbe trasferito nel pollaio della zia, dove sarebbe stato meglio che da noi.

Odiavo quel pulcino, non mi piaceva per niente, ma gli avevo ugualmente dato un nome (Cippi), giusto perché il fanciullino, si sa, dà i nomi alle cose ed evidentemente anche agli animali. La sera andavo sulle scale della cantina a dargli da mangiare; lo guardavo, stavo un po’ con lui senza toccarlo ché mi faceva schifo e cercando di respirare il meno possibile, perché puzzava pure, quel pulcino di merda, lui e tutta la cacca che spargeva sul fondo della scatola. Piano piano cresceva e mentre cresceva mi accorgevo che diventava sempre più brutto, che non avrebbe fatto più tenerezza a nessuno, comprese le mie amichette cinofile coi loro cani di peluches che, a differenza del mio pulcino, profumavano di borotalco. Come se non bastasse, il pennuto iniziava pure a saltare fuori dalla scatola e ad andarsene in giro per la cantina, scacazzando a random qua e là tra le bestemmie sacrosante di mio padre. Così capii che il momento era giunto: Cippi non era più un pulcino, era diventato un galletto ruspante e se ne sarebbe andato a stare coi suoi simili, nel pollaio degli zii. I miei genitori probabilmente pensarono che la cosa mi dispiacesse e mi dissero che avrei potuto andarlo a trovare quando volevo ed io mi domandavo se fossero davvero così cretini da pensare che avrei potuto riconoscerlo, o se ritenessero me tanto cretina da crederlo. Nel dubbio continuai la mia esistenza e la mia infanzia senza lo sterco di Cippi da pulire.

Il tempo passa e la sorte si fa sempre più bastarda. Perché l’idea originaria di mia madre di usare Cippi come riserva di cibo per i tempi di magra diventa più fattibile e succulenta ogni giorno che passa e stimola gli appetiti di tutti, soprattutto di mio fratello e di mio padre. A questo punto però, nonostante io quel pennuto non l’avessi mai potuto digerire, o almeno così credevo, la cosa inizia a darmi fastidio, perché il mio pulcino non lo tocca nessuno, nessuno se lo mangia il mio regalo di compleanno! Niente da fare, le mie proteste di improvvisata animalista restano inascoltate, cadono nel vuoto di stomaci desiderosi di essere riempiti… Una cosa però chiedo che mi venga concessa (e garantita): io il mio pulcino non lo mangio.

Arriva il giorno del sacrificio. Cippi è già in pentola e accanto a lui – mi dicono – arrostisce per bene un anonimo pollo del supermercato. A tavola sono tutti contenti e mangiano di gusto. Mi guardano e ridono e mi fanno persino i complimenti: il mio galletto è proprio buono. Solo io non rido. Io che mastico a fatica quello che, ancora per un po’ di tempo, crederò il pollo qualunque del supermercato… eh già: figurarsi se per me si sono degnati di comprare e cucinare un altro pollo. Com’era prevedibile, mi hanno dato Cippi; mi hanno servito il mio adorabile pulcino, mi hanno fatto mangiare, con la frode, il mio regalo di compleanno. Ci mancava solo che mia madre, novella Procne, finito il pasto e ancora sporca di sangue, mi mettesse sul piatto la testa recisa di Cippi!

A conclusione di questa triste storia che inevitabilmente ha lasciato un solco profondo nella mia psiche già compromessa di suo (come non rimanere traumatizzati quando i tuoi genitori cucinano e ti danno da mangiare il tuo animaletto domestico?), voglio dire che non ero una bambina insensibile, non odiavo il mio pulcino. Ero solo inadeguata, a disagio e un po’ impacciata di fronte a quella strana creatura che sapeva solo pigolare. Oggi non amo gli animali, ma li rispetto e firmo tutte le petizioni che li riguardano. Mi piacciono gli uccellini, i coniglietti e tutti i cuccioli. Adoro i gatti, ma come esseri superiori che, a differenza nostra, hanno capito tutto della vita. Ho speso 50 euro per dare l’eutanasia ad una lepre ferita trovata in giardino. Sono una persona nuova, insomma. E se volete regalarmi un pulcino, prometto che non lo mangerò!

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19 commenti

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19 risposte a “Sguardi dall’infanzia 18: il pulcino.

  1. Io non ho mai avuto un pulcino ma…una voliera con tantissimi uccellini, credono che fossero una quarantina!
    E c’era un gatto che si aggirava sul mio terrazzo e passava le unghie sulla voliera, uccellini terrorizzati, puoi immaginare!
    Ecco, però a me sarebbe piaciuto avere un pulcino…l’esito di questa tua vicenda è un po’ sconcertante, almeno avrebbero potuto dirti che era morto di morte naturale!
    Bacioni Tiptoe, buona domenica.

    • Sono sconcertata anch’io di fronte a certe… chiamiamole indelicatezze dei miei genitori. Anche noi avevamo una voliera piena di uccellini e mi piacevano molto. Ricordo anche che la prima volta che il papà ne comprò uno e lo mise in una gabbietta, un pomeriggio un gatto cercò di prenderlo, facendo cadere la gabbia. L’uccellino pianse tutto il giorno… ed io con lui…

  2. A me piacciono molto gli animali, ma da quando sono bambino ho imparato che la casa è il luogo degli uomini e la stalla e la campagna sono i luoghi degli animali. Per il resto mangerei qualsiasi tipo di carne senza problemi.
    Ciao!

    • Io non sono molto bucolica. D’altra parte, per quanto in provincia, sono cresciuta in città, dove la natura è quella di Marcovaldo, da andare a scovare nascosta tra il cemento. E continuo a mangiare il pollo, nonostante Cippi…
      Ciao 🙂

  3. Sai che mi hai lasciato un po’ sconcertata? Io non avrei mai perdonato una bugia del genere e temo sarei diventata all’istante vegetariana. In ogni caso l’errore è a monte: per nessun motivo si regalano animali, l’animale dev’essere scelto consapevolmente non appioppato con l’inganno a chi non è pronto ad accoglierlo. Povero Cippi…

    • Povero Cippi sì… A dirti la verità, dopo avere scritto la storia, ero un po’ restia a pubblicarla. E’ solo un raccontino tragicomico ma mi dispiaceva comunque… allora ho scritto la conclusione per scagionarmi. Circa il non regalare animali credo che una volta non ci fossero tutte queste accortezze: ai gemelli miei compagni di classe erano stati regalati due pulcini ed essendoci imminente la mia festa la madre disse loro di portarmene uno. Vegetariana però non ce la farei, figurati: con la mia pressione bassa!!
      Buon pomeriggio, cara Viv, e grazie del confronto 🙂

  4. ..ma davvero il finale è quello? mi ero immaginata che fosse uno scherzo e che poi ti avessero fatto trovare ancora il tuo Cippi cambiando le tue opinioni anti-animaliste… 😦
    Beh cmq mi ricordo benissimo che il nonno della mia migliore amica quando eravamo piccole era sempre lì che “trafficava” coi conigli con cui noi giocavamo… mi ricordo anche che una volta ha annegato dei topi presi in gabbia e, anche se odio i topi, mi ha un po’ traumatizzato…

    • Il finale è quello… davvero. Sai che da quando ho scritto ho la storia continuo a pensare come cavolo si possa fare una cosa del genere?

      • Ma secondo me erano “altri tempi”, e di certo i nostri genitori erano abituati fin da piccoli a vivere con gli animali per poi cucinarli! Mi ricordo zampe di gallina appese e cose del genere… alle elementari a una lotteria ho vinto un maiale, io non l’ho mai visto ma immagino che fine abbia fatto

      • Oddio… non sono tempi poi così lontani. Hai vinto un maiale? Io l’unica cosa che ho vinto in vita mia è stato il peschereccio del Piccolo Mugnaio Bianco, te lo ricordi? Ero esaltatissima. Certo che il maiale… ma sentiamo: dove l’avresti tenuto?

      • In verità ho vinto “metà” maiale, l’altra metà era vinta da un parente di mia mamma che credo avesse la possibilità o di tenerlo o di macellarlo… Non ho mai indagato…
        No, questo peschereccio mi manca… ma i mulini sono anche al mare?

      • Caspita… non ci avevo mai pensato! In effetti che c’entra il peschereccio col Mulino Bianco? Fosse stato un mulino a vento di quelli delle saline, potrei capire; ma era proprio un mulino ad acqua! Ma tornando al maiale… perché per il povero maiale non si intenerisce nessuno, mentre il pulcino non va toccato?

  5. ahahaa! eh, perché col pulcino c’era un legame “familiare” forse? Io il maiale vinto non l’ho mai visto! (so che mi vergognavo a dire che avevo vinto un MAIALE…)

  6. emanuela

    io invece ho provato il dolore più grande ed assurdo della mia vita quando, più di quattro anni fa, è morto Cajon, il canino di mia figlia. Aveva quattro anni ed è morto nella maniera più assurda, imprevedibile e bastarda che si possa immaginare. E’ finito sotto la macchina guidata da lei. Se me lo avessero detto, anche solo un mese prima, avrei potuto commentare ” Sì, mi dispiace”. NO, non è così Ho provato un dolore atroce. E per fortuna c’era e c’è la Betti culona a consolarci.
    Sai, per me non si tratta di pulcini o maiali o cani o gatti ( il mio gatto Michele è stato con noi 14 anni). Si tratta del fatto che gli animali non si uccidono. Punto. Emanuela

  7. Mazza Tip! Wow! Mi son messa comoda, comoda sul divano prima di aprire il tuo blog con la sana voglia di rilassarmi dopo tutti ‘sti mesi e…. ehm… che bel raccontino! Ascolta, ti dico solo due cose, non giudico i tuoi, innanzi tutto loro, sono loro, e tu sei tu. E se loro han fatto quello che han fatto è solo perchè secondo me, per loro andava bene così non c’era sicuramente l’intenzione di farti del male apposta. Soprattutto non giudico te. Sti animali non bisogna mica amarli per forza di cose in fondo? L’importante, secondo me è non far loro del male apposito perchè io ed è solo un mio pensiero, li giudico esseri come noi. E comunque, nonostante tu sai quanto li adoro, anch’io ho combinato le mie da bambina. Involontariamente per carità, ma le ho fatte. Non portarti dietro sensi di colpa. Facendo ciò che hai scritto alla fine sei già altro che perdonata se c’era da perdonar qualcosa. Nel dramma però mi hai anche fatta sorridere. Ti vedevo imbronciata e contrariata da questa sorta di regalo 😀

    • Cara Topina, grazie della comprensione. E che bello trovare di nuovo le tue parole da queste parti.
      Ora molte cose sono cambiate, lo sai anche tu: ricorderai la storia della leprottina che non sono riuscita a salvare… Non posso dire di amare gli animali, perché non ho per loro quello slancio che invece ho per altre cose; ma comunque mi piacciono. Resto sempre un po’ impacciata, a prenderli, a toccarli; forse perché non ci sono cresciuta, non ho avuto un’educazione di questo tipo. In casa tenevamo solo pesci ed uccellini, che sono creature che, in un certo senso, si guardano da lontano.
      Un abbraccio a te 🙂

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