Il mare dimenticato

Scesa alla stazione non esitai un istante, sapevo già da che parte andare. Avrei potuto fermarmi un attimo, guardarmi attorno, erano quasi due anni che mancavo. Ma forse non ci pensai nemmeno. Imboccai una lunga strada sulla destra e, la soglia già alle spalle, fui dentro il paese.

Quando avevo detto «Pietra Ligure» alla piccola stazione della mia città non mi sembrava vero. Tante volte l’avevo meditato, sempre sognando, e il pomeriggio precedente improvvisa la decisione. Gli orari dei treni da Milano li conoscevo, li sapevo a memoria ‒ andata e ritorno ‒ ed anche i prezzi dei biglietti. Avevo incontrato un’amica, una compagna di università, e le avevo detto che, anziché a lezione, sarei andata al mare. Lei rideva, ma in fondo pensava che ero matta. Sul treno del ritorno la ritrovai: le avevo portato una cartolina.

In stazione Centrale a Milano, dove tutto ha inizio, percorrevo il mio treno lungo la banchina. Chissà se pensavo di essere ancora in tempo… probabilmente no. Non avevo paura. A vent’anni non lo sai che esiste la paura. Salii e trovai un posto in mezzo ai pendolari. Tra Pavia e Voghera sarebbero scesi quasi tutti, dando il cambio ai successivi, per poi lasciarmi finalmente sola con il mio viaggio dopo Genova. Era da tanto che non vedevo il mare, e seguirlo correre accanto a me dal finestrino infinitamente lungo e azzurro non mi sembrava reale.

Il treno era in orario ed alle undici e venti, dopo tre ore di viaggio, ero arrivata. Mi attendevano, prima del rientro, tre ore e mezzo di mare. Era il 24 di febbraio, e non avevo freddo. Indosso il mio giubbotto verdone, pantaloni e maglione neri, scarpe coi tacchi. Camminavo come se non le avessi. Prima di uscire sul lungomare avevo voluto percorrere le vie e le piazzette delle serate con gli amici, dei lenti pomeriggi in solitaria quando tutti riposavano ed io di perdere tempo a dormire non ne volevo sapere. Nonostante l’inverno, mi sembrava tutto noto e consueto: i colori delle case, il vento sul viso all’uscita dai caruggi, persino la luce. Non avevo nessuno da cui andare ma tanti luoghi da ritrovare. Dopo l’arco che porta fuori dal centro storico trovai sulla strada i primi segni del passaggio delle stagioni: coriandoli. Ovunque in Italia il carnevale era già partito, mentre a Milano sarebbe arrivato solo alla fine della settimana. Era strano camminare sul lungomare seguendo la scia delle stelle filanti. Ora non ricordo se andai prima all’albergo delle mie estati lontane o sugli scogli di quell’ultima sera. Ricordo però le sensazioni, le nostalgie, la consapevolezza di essere seduta davanti al mare con l’università dietro di me, a indefiniti chilometri di lontananza.

Non avevo parlato con nessuno. Non avevo nemmeno cercato un posto per mangiare. Mi erano bastati i miei crackers da sgranocchiare lenti tra l’azzurro e i ricordi. Cercavo di immaginare lo sfondo alle sere d’estate, con la luna ed il blu, gli ombrelloni chiusi e le voci dei vacanzieri che sempre mi disturbavano. Provavo a rivedere i colori dell’ultima mattina, il cielo rosa e la luna che tramontava pallida, quand’ero tornata per cercarmi. Tutto invece era molto diverso: gli stabilimenti chiusi, gli ombrelloni e le sdraio ritirati chissà dove, lui lontanissimo da qualche parte che non poteva immaginarmi seduta lì… solo la musica del mare suonava monotona e incessante la stessa antichissima melodia.

Prima del ritorno avevo voluto prendermi il tempo di salutare ogni cosa, di comprare qualche cartolina, di percorrere il mio caruggio preferito verso ponente, perché ogni caruggio ne contiene sempre due, a seconda della direzione da cui lo si cammina. Sono sicura che non avevo lasciato la spiaggia senza avere cercato di scrivere qualcosa, su un diario o un quaderno senza il quale non uscivo mai di casa. Cercando tra vecchie carte, scopro invece che avevo scritto dal treno, in attesa dei momenti che avrei incontrato all’arrivo.

Camminavo lenta con l’illusione stupida di dilatare il tempo, di rimandare il ritorno. Ma arrivata alla stazione, dove tutto finisce, mi sentivo ormai tornata a casa. Il mare lontano, i colori sfumati e quel giorno diventato già un ricordo da custodire insieme agli altri in una scatola.

La apro, e frugando tra vecchie foto e odori e tante lettere, trovo un sasso con la data del 24 febbraio, i biglietti del treno, gli scontrini degli acquisti e l’astuccio della cipria con la sabbia raccolta e portata via… sabbia policroma e granulare delle spiagge di Liguria.

Ho paura ad aprirlo. Ho paura di perderla sul pavimento. Qualche granellino inevitabilmente scivola via, come molti pensieri pensati quel giorno, come le impressioni perdute che non ho potuto trattenere. Come gli attimi fuggiti e lasciati andare, le immagini ingiallite o ritoccate dal ricordo. Come il tempo che a volte ritorna, più spesso si perde.

Anche dimenticare è parte del bagaglio…

Bagaglio

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19 commenti

Archiviato in Ritorni

19 risposte a “Il mare dimenticato

  1. Le giornate rubate alla routine sono preziosi regali che ci facciamo, così come quei piccoli oggetti che conserviamo e che danno colore ai nostri ricordi.

  2. Che dolce, nostalgico viaggio verso il tuo mare, in uno di quei luoghi dove torni e rivedi anche quello che non c’è, anche se ci sono gli ombrelloni chiusi e non è più estate.
    Anch’io conservo certi biglietti del treno, proprio come te:-) !
    Bacioni cara, buona serata!

  3. Quanti ricordi! Hai scritto Pietra ma per me era come leggere Varazze! 😀
    Certo che il ritorno mi sembra che sia stato molto triste… forse troppo? Complimenti per aver conservato fino ad oggi i biglietti e la sabbia!
    Comunque un giro in Liguria vale sempre la pena 🙂

    • Lasciare il mare è sempre triste. Qui forse l’idea della dimenticanza ha chiuso con un po’ di malinconia il racconto, ma sono comunque tornata a casa contenta. Oltre al mare, al viaggio e alla “trasgressione”, avevo qualcosa da raccontare. Peccato che a volte le “amiche” siano le prime a sporcare le cose che amiamo… diciamo che da qualcuna mi sono sentita un po’ “giudicata”, come se fossi la figlia ingrata e degenere che invece di andare a lezione se ne andava a spasso. Ma avere vent’anni non era questo, era ben altra cosa…
      Un abbraccio… 🙂

      • ..Avevo scritto un commento ma mi si è cancellato!!!
        Che bello “bigiare” per fare qualcosa di positivo e per ritrovare un pezzo di noi stessi! magari l’avessi fatto io, che invece sono sempre stata troppo “ligia” al dovere..
        Magari la tua amica avrebbe avuto bisogno anche lei di uno strappo alla regola!!! Ma certe volte le persone bisogna lasciarle parlare… “Lasài fa da lur” non so se da te si dice così… da me sì!

      • E’ appena successo anche a me… che nervi!!
        Ti scrivevo che quelle amiche si sono rivelate una grandissima delusione e oggi mi disturba pensare di avere perso tanto tempo con loro e con tante altre persone stupide e addirittura cattive che frequentavo da giovane. Avrei dovuto capire che con certa gente non c’entravo niente e cercare altrove le mie amicizie… e invece…

      • Non ci credo! Mi è successo di nuovo!! Ho toccato la barra laterale ed è scomparso tutto…!
        Dicevo… Anch’io ho sempre pensato a quanto tempo buttato con persone che non andavano bene per me… soprattutto penso anche a storie sentimentali. Ultimamente però ho capito che quelle esperienze servivano a me, a conoscermi meglio e a capire cosa voglio e cosa NON voglio!!!
        Ti scrivo la frase del giorno della mia nuova agenda: “Qualcuno che ho amato, una volta mi ha regalato una scatola piena di tristezza. Ci ho messo anni a capire che anche quello era un regalo” – M. Oliver.

      • Perché io invece ho il sospetto, per non dire la certezza, che non servissero a niente?
        Bella la frase del giorno, di quelle che io non riuscirò mai a condividere!

      • Io ora guarso a quelle esperienze ed amicizie come a dei goffi tentativi da parte mia di integrarmi in un ambiente che niente aveva che fare con me… narcisistica mente parlando, tipo il brutto anatroccolo che poi si rivela cigno (punto troppo in alto)?
        Buon week end!

      • Ecco, questa lettura mi appartiene di più 😉
        Ma che puntare troppo in alto, bando alla falsa modestia!!
        Buon fine settimana a te 🙂

  4. Ps mi piace la tag “vent’anni”!!!

  5. Il treno ci porta lontano, a volte nel tempo. È un binario di ritorni questo racconto e tu sei così generosa da condividerli.

  6. Che emozione Pietra! Noi ci andiamo tutti gli anni, il sogno di mio marito è trasferirsi a vivere proprio lì.

  7. Ogni tanto fanno bene queste fughe. Mi hai riportato alla mente le mie; anche io ventenne, anche io universitaria. Ogni tanto ripenso a quel periodo della mia vita con nostalgia: quella sensazione di libertà spensierata che non si è mai più ripresentata così identica e selvaggia, sebbene non sia passato poi così tanto tempo da allora.
    Credo che la tua amica rise perché non eri il tipo da bigiare… e la cosa le sembrava troppo surreale.

    Comunque, io il mare l’ho sempre amato d’inverno. La spiaggia deserta, il vento, i tronchi sui quali sedersi in santa pace… peccato che sia troppo lontano da dove abito e non ci siano mezzi di collegamento degni di questo nome per poterlo raggiungere.

    In ultimo – ma non per importanza – splendido post. E splendida foto. 😉

    • Splendida foto non direi… ci ho messo una vita per disporre gli oggetti come volevo e non riuscirci e per trovare l’angolazione adatta; e alla fine ho messo quella che ritenevo la meno peggio. Non sono proprio brava con le immagini!!
      Comunque ero assolutamente il tipo che bigiava! La mia amica rideva perché davvero la cosa le sembrava assurda. Lei sì che non ha mai bigiato in vita sua e non si è mai azzardata a non fare un compito o a non studiare una pagina. Io ero una ragazzaccia 😉

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