La ruota dei nascosti (6)

(Continua da qui)

Il momento è arrivato.
         Durante la notte fastidi, dolori, prime avvisaglie hanno disturbato o impedito il sonno. Sensazioni e disturbi passeggeri, impressioni che in fretta scompaiono, più in fretta ritornano. Poi, come spesso accade, al mattino i dubbi si diradano e alla luce del sole ogni sospetto viene fugato. Il momento, atteso e temuto, è finalmente arrivato. I dolori si fanno più intensi, iniziano a prendere un ritmo, che lentamente cresce, mette paura, e impone di chiedere aiuto.
         In corridoio passa una servente, al rientro dal turno di notte. È stanca, ma da rumori e movimenti consueti intuisce gli eventi e chiama la levatrice, entrata adesso in servizio. Dal dormitorio alla sala parto lo spazio è strettissimo: la porta si apre e subito si richiude dietro le donne.

Cosa accade in certi momenti è noto a tutte le madri, tra le tante differenze che fanno di ogni parto un momento unico e indimenticato. Per le donne di S. Caterina la differenza è una sola ed emergerà alla fine, quando – intravisto per pochi istanti il loro bambino – dovranno subito dirgli addio. Come abbiano vissuto quelle ore, cosa abbiano pensato, desiderato, si può immaginarlo con grandissimo sforzo. Forse i dolori del parto, fortissimi e a tratti tremendi, hanno fatto dimenticare ogni cosa, ogni errore, nel desiderio unico che tutto finisse. Forse invece hanno causato maledizioni, lanciate contro quell’uomo, e dalla donna contro se stessa per avere rischiato di morire così.
         Tra la confusione e le grida silenti il medico lavora deciso, la levatrice infonde coraggio. Le serventi corrono a cambiare gli asciugamani, a prenderne di puliti. Ricordi, pensieri e timori si mescolano, operaia sarta domestica lentamente si fondono, sfumano e piano si uniscono in un’unica vita. Ed eccolo finalmente quel pianto dolcissimo, a lungo desiderato. Reciso il cordone, la levatrice prende il neonato e lo mostra alla madre: è una bambina.

Guardando da lontano, dietro la finestra del tempo, mi appare tutto normale: madre e bambina che piangono, con occhi e suoni diversi. Tuttavia c’è qualcosa che stona, e l’immagine più bella alla fine del parto questa volta non si compone: la gioia della madre, la mano sul volto a nascondere un sorriso (continua…).

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9 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

9 risposte a “La ruota dei nascosti (6)

  1. Cara tiptoe, vogliamo una puntata più lunga 🙂 ormai sono ansiosa di sapere che fine farà la bambina e come si intrecciano le sue sorti con quelle della coppia di contadini. E non dimenticarti di spiegarci quei numeri tutti uguali con cui sono state schedate le partorienti 🙂

    • Beh… oramai molte cose si sono ricomposte, sebbene le spiegazioni esplicite verranno alla fine.
      Buona domenica 🙂
      PS: i miei ritmi di scrittura mica ce la fanno a star dietro ai tuoi ritmi di lettura. Se stessimo correndo non so quante volte mi avresti già doppiata! 😉

  2. Bellisssima questa parte. Ha ragione Stravagaria: voglio di più

  3. Aspettiamo tutti di sapere cosa accadrà, anche io sono molto curiosa!
    Baci cara, buona serata!

  4. Anch’io ormai sono proprio curiosa. Complimenti per il bellissimo racconto e le immagini. Scrivi proprio bene e ci hai catturato con questa storia della maternità milanese. Chissà che sofferenze queste donne costrette a nascondersi e a abbandonare i figli!

  5. Pingback: La ruota dei nascosti (7) | tiptoe to my room

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