La ruota dei nascosti (4)

(Continua da qui)

È notte. La piccola operaia si è svegliata di soprassalto, sudata e sconvolta. Il solito incubo, svanito da qualche giorno, ritorna più vivo di prima: le mani di quell’uomo che sembrano vere, sfiorano e poi premono il collo, il senso di colpa per averlo incoraggiato con un saluto, finito il lavoro.
        Sono ormai passati molti mesi, ma la paura non concede tregua e ritorna ogni volta che il sole tramonta. L’unico conforto nelle ore notturne è in quella luce che entra da sotto la porta. A Santa Caterina la luce è sempre accesa e il silenzio è continuamente interrotto dal pianto dei bambini, che si svegliano affamati. Qui non c’è differenza tra luce e buio, tra giorno e notte: balie e levatrici lavorano senza sosta; serventi e “comarine” seguono turni massacranti, di molte ore.
       Nel dormitorio del comparto ci sono trenta letti, sempre occupati, a mezzo metro l’uno dall’altro. Nessuna reclama la sua privacy, che forse a fine Ottocento nemmeno esiste. Il disagio è nelle condizioni del locale, angusto e nauseabondo, a ridosso dell’infermeria e della sala parto. Le grida di chi è sorpresa dalle doglie e viene portata via iniziano il travaglio di tutte.
       Così – tra rumori, dolori e odori molesti – nessuna sente piangere la propria vicina. Questa volta si tratta della sarta, che non riesce a prendere sonno tormentata dai ricordi. La madre gliel’aveva detto che sarebbe andata a finire lì, tra quelle mura, ma lei si è lasciata illudere. Innamorarsi prima dei vent’anni è un grosso rischio. Bisognerebbe restare a casa, lasciare che sia la famiglia a trovare l’uomo giusto, con cui contrarre un matrimonio forse infelice, ma onesto e sicuro. Tuttavia la miseria e la fame fanno più vittime in città che in campagna e costringono anche le giovani ad uscire e a cercare lavoro.
        Quell’uomo sembrava tanto distinto, più del suo padrone venuto a farsi fare l’abito su misura. Lei cercava di non guardarlo, soprattutto in volto, ma i suo modi gentili l’avevano ingannata. La prima volta l’aveva aspettata fuori dal lavoro, per accompagnarla a casa. Le dava del “voi” e si teneva a distanza. La settimana successiva aveva iniziato ad avvicinarsi e ad aumentare la frequenza di quegli incontri. Alla fine era lei che cercava di rallentare il passo per incoraggiare il buio della notte.
        Parlare con la domestica potrebbe aiutarla. Nella stanza è l’unica che sa accettare con calma rassegnazione la propria sorte. Che le cose sarebbero andate a finire così era inevitabile, talmente ovvio che anche in casa nessuno si è stupito ed ha detto una parola. E la signora, moglie esemplare di quell’uomo, all’ottavo mese l’ha lasciata andare. Probabilmente si aspettano che torni e ricominci a lavorare come nulla fosse successo. Questo la rincuora: non avere perso il lavoro.

Il lungo mese di degenza trascorre, tra ricordi, incubi e sogni vani. Novembre è subentrato ad ottobre e le tre donne non sanno che la loro storia – triste o comune che sia – sta finalmente volgendo al termine. Tra poco inizieranno le doglie e in mattinata verranno trasferite in sala parto, dove lasciare tutto il loro peso accanto ad una piccola creatura…

 

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9 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

9 risposte a “La ruota dei nascosti (4)

  1. Quanta inquietudine in certe vite, allora non era per nulla facile e la vita era molto più fragile di adesso.
    E cosa accadrà alle protagoniste di questa storia? Non riesco a immaginare!
    Bacioni cara!

  2. La vita delle donne è sempre stata più dura… quanto hanno sopportato

  3. che tema difficile! tanto di cappello per avere la volontà di affrontarlo! Non capisco dove sia oggi quel posto a Milano.. mica sarà diventato il “Santa Caterina” della Mangiagalli (osp. Maggiore)?

  4. Pingback: La ruota dei nascosti (5) | tiptoe to my room

  5. …innamorarsi prima dei vent’anni è un rischio ancora oggi 😉 se non altro a 24 non sei considerata una zitella come accadeva ancora all’inizio del Novecento.

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