La ruota dei nascosti (1)

Milano, 2 ottobre 1884. Una donna varca il portone del comparto partorienti della Pia Casa di S. Caterina alla Ruota. Ha l’aria furtiva, come se dovesse compiere qualcosa di losco. Eppure sa che lì l’aiuteranno. Mentre si guarda intorno rimanendo sulla soglia, le si fa incontro un’altra donna, molto più giovane di lei ma molto più decisa. La invita a seguirla e la fa accomodare in una saletta angusta e disadorna dove le dice di aspettare, ché arriverà la levatrice di turno. La donna, umile domestica nella casa di un signore, si siede e guarda la giovane donna vestita di bianco andare via, lasciandola sola.

Un’altra donna si aggira con la stessa aria furtiva nei dintorni dell’ospedale. Non sa bene dove andare, quale porta scegliere. È stanca; ha fatto tutta la strada a piedi, da via del Torchio, il quartiere dove vive e lavora come sarta, fino a lì. Ora vuole solo sedersi, e appena vede una coppia di campagnoli uscire con una creatura in braccio dal grande portone sulla sinistra, capisce che è lì che deve recarsi e allora entra con tutta la determinazione che riesce a recuperare. Ad accoglierla non c’è nessuno, ma si fa coraggio ed attraversa il cortile fino ad incontrare la giovane donna vestita di bianco che le indica la saletta dove, finalmente, mettersi in attesa.

Poco dopo il copione si ripete, per la terza volta. Un’altra donna ‒ giovane, incinta, smarrita ‒ davanti alla porta della Pia Casa. Un altro volto timido ed impaurito, un’altra nubile da accogliere e depositare con la massima delicatezza nella saletta dove presto arriverà la levatrice con il registro. Questa volta è un’operaia.

Se non mi spostassi da qui, da quest’angolo nascosto di via Sforza, dietro l’università che mia madre prima e poi io abbiamo frequentato, probabilmente vedrei arrivare altre donne: tutte dall’aria furtiva, tutte agli ultimi mesi di gravidanza, tutte con la stessa storia viva dentro di sé, che non vedono l’ora di far uscire e dimenticare magari per sempre (continua…).

La Pia Casa degli Esposti e delle Partorienti in Milano in un dipinto di G. Grossi (1889-1969).

La Pia Casa degli Esposti e delle Partorienti in Milano in un dipinto di G. Grossi (1889-1969).

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13 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

13 risposte a “La ruota dei nascosti (1)

  1. Ai tempi le giovani mamme in difficoltà avevano vita dura… bello il tuo spaccato che coniuga presente e passato con tanta naturalezza.

  2. Sai che io conosco un posto qui, da certe suore, dove si trova ciò di cui stai parlando?
    Che vite difficili, in certe epoche del passato, che scelte dolorose.
    Attendo il seguito della tua storia, è scritta molto bene, sai?
    Un abbraccio!

  3. Ho incontrato altre volte le storie della ruota degli esposti, dove le donne lasciavano i loro bambini per poi girare il meccanismo e all’interno qualcuno prendeva il bambino, senza avere contatti con la madre… storie di povertà e disperazione. Lessi un libro sui nomi e cognomi che venivano dati a questi bambini…

  4. Pingback: La ruota dei nascosti (2) | tiptoe to my room

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