Sguardi dall’infanzia 17: Tchaikovsky.

C’era una volta l’infanzia, altrove mitico e protetto, che faceva da sfondo e costruiva le nostre rappresentazioni del mondo. L’infanzia assumeva varie forme e quando, ogni tanto e inaspettata, prendeva quella giusta accadevano le cose più belle…

La mia infanzia a volte era a forma di tappeto persiano, caldo contro il freddo della stagione che porta il Natale, colorato contro il grigio del cielo lombardo. Sul tappeto persiano sono successe tante cose, sono nati gli amori più solidi.

Avevo sette anni ed era una buia sera d’inverno. Me ne stavo sul tappeto sotto una luce giallognola da illuminazione elettrica ed ancora non sapevo. Oggi, guardando fuori dal tappeto, mi dico che invece avrei potuto accorgermi. Con me c’era qualcosa di nuovo, portato dalla mamma che ogni tanto si lasciava sedurre dall’edicola e dai suoi colori, ed era il mio primo C’era una volta…. Era un numero di Natale e insieme alle storie di ambientazione natalizia c’erano le classiche avventure del gatto Gobbolino ‒ il gatto di una strega ‒ e la fiaba che in breve tempo sarebbe diventata la mia preferita: Clara e lo Schiaccianoci.

Tutti conoscono la storia dei due bambini che, alla vigilia di Natale, sono in attesa dello zio che arriverà portando i suoi regali, dei giocattoli bellissimi che solo lui riesce a trovare. La piccola Clara non immagina che questa volta riceverà qualcosa di un po’ curioso come regalo per una bambina: uno schiaccianoci. Non so quante altre bambine abbiano ricevuto in dono uno schiaccianoci, ma se ce n’era almeno una a condividere con Clara questa strana sorte, ero io. Il mio schiaccianoci era di legno, in fattezze semiumane, un faccino di bambolina con un fazzoletto rosso in testa, avvitato sulla capsula in cui inserire le noci. Quando lo ricevetti pensai subito a Clara. Tuttavia non fu questo a legarmi a lei, e nemmeno la storia in sé con lo schiaccianoci che cresceva diventando un principe, la fata Prugna Candita e tutto il resto. Io ero catturata dalla musica. Mi bastava la musica per rimanere seduta sul grande tappeto del salotto ad ascoltare e riascoltare la mia fiaba, riavvolgendo il nastro in continuazione. La mamma mi diceva che era una musica famosa, scritta da un grande compositore, e questo mi affascinava ancora di più.

Riascoltando oggi la fiaba, scopro che molti particolari li avevo dimenticati, come il nome dello zio, il fatto che fosse un fabbricante di giocattoli, la gelosia del fratello di Clara e persino la conclusione. Ma non ho scordato nessuna di quelle note leggere e delicate, che sostengono l’attesa della bambina, la fanno addormentare e poi ridere felice mentre i suoi dolci preferiti danzano per lei.

Poco distante, dentro un’altra infanzia magica, un bambino un po’ più grande giocava ai videogiochi. Erano gli anni del Commodore 64 e delle cassette a nastro. Si compravano in edicola, come il C’era una volta…, e bastava il televisore per divertirsi all’infinito. La grafica era un po’ rozza, ma dietro i personaggi che si spostavano “a scatti” e alle scarne scenografie, si muovevano storie quasi poetiche. Il bambino che non conoscevo giocava a Loom, in italiano “telaio”. Era la storia di Bobbin, un ragazzino della gilda dei tessitori che, dopo essere rimasto solo, deve viaggiare per il mondo imparando le arti magiche e conoscendo le altre gilde per scongiurare l’arrivo del Caos. Mentre la mia Clara sognava tra le note dello Schiaccianoci, il protagonista del videogioco si muoveva su quelle del Lago dei cigni.

Anche il bambino sconosciuto era catturato dalla melodia e chiedeva al padre che musica fosse. Il padre rispondeva che si trattava di un grande compositore e così il bambino lasciava il videogioco per scendere dal nonno ed ascoltare Tchaikovsky. Il nonno era un appassionato di musica ed aveva una stanza piena di dischi, tutti catalogati su vecchie rubriche del telefono. Era felice quando il nipotino voleva ascoltare la musica insieme a lui, sul suo giradischi che nella via e tra i parenti era quasi un’attrazione. E lo era ancora di più quando, una manciata d’anni più tardi, aiutava il suo ragazzo a preparare l’esame di storia delle musica per l’università.

Forse era già scritto da qualche parte che i due bambini dovessero incontrarsi. Sarebbe accaduto un giorno inatteso, complici la musica e altre passioni, che dopo molti anni li avrebbero portati qui, sul divano di casa, a raccontarsi di Tchaikovsky e di quel mondo lontano, dove la musica e il nonno li proteggevano fuori dal tappeto…

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16 commenti

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16 risposte a “Sguardi dall’infanzia 17: Tchaikovsky.

  1. Un bel regalo ci hai fatto con questa storia.

  2. Mea culpa, non conoscevo bene la storia di Clara, ma la devo per forza raccontare o far ascoltare a mia figlia dato che porta quel nome!! 🙂 Ps io avevo lo Spectrum… Peggio del Commodore!!!

    Inviato da iPhone

    • Bel nome le hai scelto… Io la cassetta ce l’ho ancora e naturalmente anche il mio schiaccianoci, che per altro uso perché è l’unico che ho 😉
      Lo Spectrum non ho idea di cosa fosse… (: ma il Commodore era mitico!!
      PS: ti scriverò perché è successa una cosa davvero inaspettata…

      • o mio dio, mi stai incuriosendo a più non posso… nelle tue ricerche di famiglia hai scoperto che siamo parenti???

      • Ps: stanotte ho sognato il tuo blog… che scrivevi qualcosa in merito ad una macchina da scrivere!

      • L’unica volta che ho usato una macchina da scrivere è stato per la tesina di maturità ed ero così lenta che mia madre ha voluto trascriverla al mio posto!!
        Ti devo scrivere, ti devo scrivere, ti devo scrivere!!!

      • Noo… alla maturità farsi aiutare dalla mamma? ehm.. io li tenevo lì a turno, mia mamma e mio papà, ad ascoltarmi ripetere tutto quello che studiavo, e guai se si distraevano!!! :))) 😦

      • Io le avevo solo chiesto gentilmente di dettare, ma lei, snervata dalla mia lentezza, aveva detto: “Detta tu che io scrivo, se no facciamo notte”!
        Ho appena pubblicato la grande novità, poi a te scriverò per raccontarla in modo un po’ più “normale”…
        Buona giornata rilassante 🙂

      • wow, vado subito a leggere!!

  3. Ma che dolcezza questo post Tiptoe, era veramente destino che questi due bimbi si incontrassero, con questa musica di sottofondo.
    Sai, quando ho iniziato a leggere mai più mi sarei aspettata questo seguito e invece…bellissimo 🙂
    Un bacione cara!

    • Grazie, lietissima che ti sia piaciuto tanto 🙂
      Non ricordo da dove sia nato, se l’avessi già in mente solo per la fiaba e poi abbia accolto anche l’altra parte o se, parlando della fiaba, abbia incontrato l’altra parte che ha fatto nascere il “pezzo”… sono stata abbastanza contorta? Ciao!

  4. Mi fai sempre ricordare momenti magici. Io ho passato l’infanzia consumando le cassette del “Lago dei cigni”, dello “Schiaccianoci” e della “Bella addormentata” poi mi sono innamorata anche dei balletti. Quest’anno la Scala ne ripropone due ed io spero davvero di riuscire a vederli entrambi anche se per lo Schiaccianoci sarebbe la mia seconda volta. Grandi emozioni! 🙂

    • Ricordo di avere letto qualcosa di questa passione sul tuo blog e anche di recente. Io un balletto non l’ho mai visto, mentre il mio compagno era abbastanza abituato, perché il nonno lo portava sempre con sé, anche se di solito era opera lirica, il suo amore più grande.
      Buon sabato, cara 🙂

  5. Il tuo delicato racconto mi ha evocato un ricordo d’infanzia:avevamo il disco dello Schiaccianoci (anni 70, imperava il vinile) immagino fosse un regalo di mia nonna anche lei appassionata di musica classica, e io avevo inventato una specie di coreografia che poi avevo insegnato a mia sorella. E tutte le volte che ascoltavamo quelle note meravigliose, ci mettevamo a danzare seguendo i semplicissimi movimenti di mia invenzione. Si giocava anche così, ascoltando musiche sognanti e danzando su di esse…bei ricordi, molto nostalgici. Grazie perché leggendo il tuo post li ho rivissuti! Buona serata, mia cara! 🙂

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