Situazioni (im)probabili: la prova di evacuazione.

Odio la prova di evacuazione. Con la stessa sadica puntualità della pipì dopo che hai vestito da capo a piedi il tuo bambino d’inverno, riesce a capitare ogni anno nelle mie ore e – neanche a dirlo – nei momenti meno opportuni. Potrei scrivere un’antologia di avventure da prova d’evacuazione, ma mi limiterò alla mia preferita…

A.S. 2011-2012, settembre. Dopo avere già subito una prova d’evacuazione al liceo linguistico dove lavoro, mi trovo di passaggio allo scientifico e, essendo l’intervallo, ne approfitto per salutare gli ex-alunni. Una decina di minuti, poche parole e suona la campana. Normale, no? L’intervallo, prima o poi, finisce. Ma il suono, vagamente intermittente, preoccupantemente prolungato, mi insinua, sotterraneo, uno strano dubbio, un timore che in pochi istanti si fa terrore: l’evacuazione! Il primo pensiero è: «Ma come si fa ad essere così idioti da mettere l’evacuazione all’intervallo quando nessuno è nella propria aula e non c’è l’aprifila da seguire e la via di fuga non è quella che uno si aspetta?». Il secondo, invece, è il seguente: «Scappare!». Giravolta sui tacchi, scatto felino e sto già per fiondarmi lungo le scale quando, incautamente, incrocio lo sguardo di una collega, la quale, poiché in questa scuola ho lavorato anni fa, avrà pensato che sia stata nominata qui anche quest’anno e prontamente ordina agli alunni: «Seguite la prof.». Fulminea infilo le scale, inseguita da mezzo liceo che se fosse un’emergenza vera e non un errore del sistema informatico (come scoprirò di qui a poco) starei guidando in mezzo all’incendio o a braccia aperte incontro alla bomba.

Corro più veloce della luce, come neanche Mennea o – più figo – Usain Bolt, e mi domando dove sto correndo, verso quale fantomatico punto di raccolta che non raggiungerò, rimanendo chiusa – io sola – dentro il liceo e venendo ritrovata l’indomani disidratata, in compagnia di qualche ratto e del pesce leggendario che il mio compagno e i suoi amici nascosero in un’intercapedine nei lontani anni Novanta…

Il destino, però, decide un improvviso cambio di rotta e volge inaspettato dalla mia parte: una porta si apre… escono le segretarie, che mi vedono, mi riconoscono e ridono: «Sei rimasta dentro anche tu?». «Fortunella, eh?», osservo io. Le seguo e in men che non si dica sono fuori, sulla strada e al sicuro; un po’ stanca forse, ma anche fiera di avere portato in salvo mezzo liceo. A questo punto potrei pavoneggiarmi, ma noi insegnanti svolgiamo ogni giorno il nostro lavoro come una missione, senza chiedere riconoscimenti, in silenzio e con umile modestia. Tra la folla festante per lo scampato pericolo mi mimetizzo, attraverso la strada e facendo finta di niente mi dileguo…

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11 commenti

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11 risposte a “Situazioni (im)probabili: la prova di evacuazione.

  1. La donna giusta al posto giusto…al momento giusto! O no?

  2. Povera Tiptoe, mi hai fatto sorridere 🙂
    Però in effetti queste prove hanno la loro importanza, sperando ovviamente di non averne mai bisogno.
    Bacioni cara!

    • Purtroppo sono prese sul serio solo dai bambini delle elementari e dell’asilo. Inoltre sono sicura che se ci fosse un vero pericolo, qualcosa di tecnico non funzionerebbe: siamo in Italia e a scuola non funziona mai niente… ):

  3. Degno di Bridget Jones! :DD

  4. Sei la mia eroina. Quando qui ci fu il terremoto alcune insegnanti della materna corsero fuori lasciando i bambini in aula… amai le mie che non lo fecero

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