Nomi di una volta: il caso della signora Mariuccia

Il nome di un bimbo in arrivo… c’è chi ci pensa per nove mesi e chi inizia anche prima, tanto è importante per noi dare subito un’identità ai nostri figli. Ma cos’è poi un nome? Non è una mano, né un piede, diceva qualcuno… E lo sapevano bene i nostri antenati, che, preoccupati per cose più urgenti ed importanti, non si creavano inutili problemi: prendevano il nome di un nonno o una nonna e via, quello era. E così diventava tutto più facile, o quasi…

Sono passati più di cento anni da quel giorno, il giorno in cui il signor Ernesto, appena diventato padre, doveva recarsi alla Casa Comunale a dichiarare la nascita della sua bambina. Oggi quest’usanza non è più necessaria e a me un po’ dispiace, perché la storia di un giovane padre che corre in comune per dire che “dalla di lui moglie seco lui convivente è nato un bambino di sesso femminile a cui dà i nomi di…” è una bella storia, secondo me. Il signor Ernesto stava per fare proprio questo, quando la moglie, signora Lisa, lo fermò per assicurarsi, come tutte le donne, che il marito non facesse qualche sciocchezza e mettesse alla bimba il nome prescelto: quello della nonna Giò.

Il signor Ernesto esce di casa e cammina felice in direzione del municipio. A metà strada, però, tra mille pensieri, si insinua il dubbio. Il signor Ernesto si ferma e si domanda: «Ma che nomm a lè Giò? A ghò da ciamala Giò? Mi la ciami no inscì!»; e riprende a marciare con decisione verso il comune. Arrivato davanti all’ufficiale dello Stato Civile, si ritrova però senza il nome per la sua bambina e – non si sa come, né soprattutto da dove – salta fuori il nome Irma. Il signor Ernesto, forse soddisfatto, forse di fretta o chissà cos’altro, accetta il nome, che viene trascritto sull’atto di nascita.

Tornato a casa, la moglie lo prende da parte e gli chiede: «Te ghe metù ul nomm dalla nonna Giò?» e il marito risponde di no, che Giò l’è minga un bel nomm e lù la sua tusetta la ciamada Irma. Apriti cielo! La signora Lisa e tutto il parentado accorso per festeggiare l’evento insorgono: «Ma la nonna Giò la sa ciama minga Giò!»; e il signor Ernesto, incredulo: «Ma la sa ciama?»; «La sa ciama Maria. Torna indietro in comune». E il povero Ernesto riparte verso la Casa Comunale.

Arrivato, tutto sudato e con il fiatone, fa presente il problema, ma ormai l’atto è stato compilato ufficialmente davanti a testimoni e non si può cambiare. Al limite si può aggiungere Maria come secondo nome, ma dopo Maria si traccerà anche una bella riga orizzontale, per evitare altre aggiunte e ripensamenti.

E fu così che la signora Mariuccia si ritrovò appiccicata addosso la sua etichetta anagrafica, che porta ancora oggi, dopo centouno anni, sebbene tutti la conoscano da sempre come Mariuccia.

Candeline2

E buon centunesimo compleanno alla cara Mariuccia…

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8 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

8 risposte a “Nomi di una volta: il caso della signora Mariuccia

  1. Auguriiii!!!!!! ma quindi Irma dov’è finito? non l’ha mai usato?

    • Mai usato. E come al solito il nome vero si viene a scoprirlo sempre e solo in occasioni “ufficiali”, tipo dal notaio. Per la nostra Mariuccia era successo facendole firmare una petizione o qualcosa di simile 🙂

  2. Anche io ho sempre trovato romantico il fatto che il papà andasse in comune a iscrivere i figli all’anagrafe…certo non molto pratico ma aveva un suo fascino. Auguri a Irma Mariuccia!

  3. Ah, che belli questi frammenti di passato!
    E buon compleanno a questa ragazza di 101 anni, auguri auguri!

  4. Auguri di cuore nonna. Un abbraccio

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