Sguardi dall’infanzia 16: il regalo alla maestra.

Mica sempre l’infanzia è un bel posto, pulito e illuminato bene, simile a un bel prato fiorito come ce la ricordiamo o ci piace raccontarcela. L’infanzia è a volte una stanza buia e sporca, dove ci si vede poco e s’impara a sopravvivere, a fare del male, a sentirsi soli ed esclusi o, senza pietà, ad escludere.

In quinta elementare, verso la fine dell’anno, le mamme di alcuni miei compagni di classe proposero alle altre di fare un regalo alla maestra, un regalo importante per ringraziarla del lavoro svolto con noi per cinque anni. L’idea non era particolarmente originale, immagino fosse un’usanza consolidata da tempo, quasi imprescindibile, una specie di tradizione che non si potesse non onorare. Anche la scelta del regalo non fu originale, andando a cadere su un oggetto di gioielleria, come se una donna (e per altro una donna “di cultura”) non potesse desiderare di meglio che un costoso gioiello da esibire davanti all’invidia delle altre. Fatto sta che il comitato “Ci occupiamo noi del regalo alla maestra”, sorto spontaneamente sotto il casco del parrucchiere, si riunì e, dopo attenta valutazione del caso, stabilì che il regalo giusto poteva essere solo un collier d’oro.

Eravamo venticinque alunni e con venticinque quote da venticinquemila lire ciascuna si poteva acquistare un gioiello di tutto rispetto. Alla riunione seguì – immancabile – un difficile pomeriggio di ricognizione di tutte le gioiellerie della città, con tanto di relazione scritta da distribuire alle altre mamme, per effettuare una scelta democratica e, soprattutto, vantarsi dell’impegno profuso a sostegno della causa “Battiamoci per il regalo alla maestra”. Non so se tutte le mamme dei miei compagni fossero davvero d’accordo con un regalo tanto impegnativo; di sicuro qualcuna avrà versato la quota solo per non sentirsi in imbarazzo di fronte alle altre, che potevano sborsare quanto volevano dopo essere state in giro per negozi anziché andare al lavoro. In ogni caso tutte le mamme parteciparono al regalo, tranne una: la mia.

Mia madre, da insegnante, riconosceva il lavoro svolto dalla maestra, ma in quanto insegnante riteneva anche che quel lavoro fosse un dovere e non un favore che ci veniva fatto, favore per il quale ringraziare, con quello stile tra l’ossequioso e il mafioso cui siamo abituati in Italia… La scelta di non partecipare dipendeva però da qualcos’altro, qualcosa che io fino ad allora ignoravo, ma che di lì a poco avrei scoperto…

La mamma, come insegnante, partecipava ad alcune attività non obbligatorie e spesso dopo cena usciva per andare in un posto chiamato “distretto”, che io immaginavo come un’auletta poco illuminata e piena di insegnanti, tra i quali, forse, c’era anche il marito della maestra. Dubito che mia madre e quest’ultimo potessero trovarsi d’accordo su qualcosa, persona di sinistra lei, iscritto alla DC lui. Come al solito nessuno mi aveva spiegato cosa fosse successo, ma qualcosa “di grosso” doveva essere successo e c’entrava, appunto, il marito della maestra. Ricordo la nonna che, incurante di cosa avrei potuto pensare, parlava di certi insulti sul giornale rivolti alla mamma e lei avrebbe anche dovuto regalare il collier d’oro a sua moglie! A me non piaceva sentire quelle cose, mi facevano star male e cercavo di non ascoltare, di scappare in un’altra stanza, sebbene capissi che la mamma aveva ragione a non voler fare il regalo alla maestra, cosa che a me – abituata a non ricevere il regalo per la promozione – non sembrava neanche necessaria.

La razza umana è proprio fatta male e quella fu per me l’occasione per rendermene conto. Come è facile intuire, il fatto che una sola delle mamme non partecipasse al regalo fu un’occasione fin troppo ghiotta per le altre, un’occasione per fare pettegolezzo tra di loro ed anche con i propri figli, ai quali raccontare che io e la mia mamma non volevamo fare il regalo alla maestra. Non so cosa avessero detto di preciso le signore, ma dovevano essere state davvero cattive, almeno quanto poi lo furono i loro bambini, che senza educazione producono il male come le api il miele.

Il regalo venne consegnato in classe, durante una normale mattinata scolastica di fine maggio. Non so come fosse stata organizzata la cosa; qualcuna – perché queste sono “cose da femmina” – si era avvicinata alla cattedra, dove poi si ritrovarono tutti, con la maestra al centro che apriva il pacchetto e ringraziava, come si conviene. Solo io non c’ero. Me n’ero rimasta in disparte, al mio banco che stava proprio in mezzo all’aula, ad assistere da fuori ad una scena alla quale avevo capito che non dovevo partecipare. Forse alla maestra dispiaceva vedermi lì, da sola, a fingere di riordinare i quaderni; e forse capiva almeno un po’ il mio stato d’animo, sebbene non mi disse niente. Chi mi disse qualcosa fu invece una mia compagna, che mi raccontò che qualcuno aveva detto: «Maestra, ti hanno fatto il regalo tutti tranne una certa persona…».

Io non ero molto legata alla maestra, non lo ero mai stata; e non soffrivo nemmeno per la mamma. Soffrivo perché mi vergognavo. Mi vergognavo di essere lì, lontana da tutti ma sotto osservazione. Mi vergognavo di essere quella diversa dagli altri, quella di cui tutti erano autorizzati a parlare, adulti e bambini. Ero la piccola preda attaccata da ogni parte, inerme di fronte al gruppo che – si sa, ma io lo imparavo in quel momento – è sempre forte e compatto e coraggioso contro chi è solo e indifeso.

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11 commenti

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11 risposte a “Sguardi dall’infanzia 16: il regalo alla maestra.

  1. Hai descritto benissimo un’esperienza che, a titolo differente, credo sia capitata a molti durante l’infanzia. In generale, ora che sono adulta e che ho a mia volta inflitto scelte non comprese alle mie di figlie, penso sia estremamente difficile anche per i “grandi” essere coerenti con il proprio pensiero senza per questo chiamare i figli ad una complicità che a volte non è compresa ed è subita come una mortificazione. Non è una critica nei confronti della scelta di tua madre, tutt’altro, ma una considerazione amara su quanto spesso i bambini siano coinvolti in piccole guerre di cui non sanno praticamente nulla. Un abbraccio alla bambina sola soletta in mezzo all’aula…

    • Credo che tutti gli adulti coinvolti in questa storia abbiano sbagliato qualcosa: in primis le signore mamme ma purtroppo non solo loro. Questi episodi sono però significativi, aiutano a crescere, insegnano molto.
      Un abbraccio a te 🙂

  2. Per i bambini è difficile comprendere le scelte e i ragionamenti dei grandi, poi i bambini hanno a che fare con altri bambini che spesso sanno essere sottilmente crudeli.
    Un bacio grande Tiptoe.

  3. Piccola, vorrei abbracciare forte quella te bambina seduta da sola al banco! Purtroppo tua madre non poteva fare diversamente – fossi stata in lei, anch’io non le avrei regalato nulla; punto primo perché l’insegnante aveva svolto semplicemente il suo lavoro, punto secondo per via del litigio col marito della maestra – ed anche se lo avesse fatto, sarebbe stata in ogni caso criticata per “la scarsa coerenza” o “il seguire la massa pur di evitare dei pettegolezzi” o chissà che altro ancora… purtroppo i grandi non capiscono la grande influenza che hanno sui bambini, specialmente se sono loro figli. Eppure è una cosa così semplice…
    Ti abbraccio forte, Tiptoe, e ti auguro una buona domenica!
    P.S. Tua mamma è un mito! 😀

  4. Che bel racconto, nel senso: ben scritto: mi hai fatto rituffare in un passato ormai passato da un bel po’… sì perché anche a me era successa una cosa simile: tutti hanno fatto il regalo alla maestra (qualcosa in oro), e io no, solo un fiore. Non ricordo il motivo precisamente, ma non avevo subito nessuna vessazione da parte degli altri… a posteriori penso che mia mamma non avrebbe dovuto regalarle nemmeno quello.
    Un abbraccio!

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