Castelluccio di Norcia

Ci si sveglia sempre così: immersi in una bruma leggera e lattiginosa, che accarezza i Piani e i Colli Alti e Bassi portando il giorno. Poi piano piano il vapore si alza, si fa da parte, per lasciare spazio ai coltivi. A quest’ora tra giugno e luglio inizia lo spettacolo, si intravedono sempre più luminosi tutti i colori della fioritura, fenomeno naturale che ha reso i Piani di Castelluccio un luogo unico e raro. Qui anni fa arrivò un monaco buddista e riconobbe nell’aria limpida, nel silenzio e nelle particolari forme dei Monti Sibillini il suo Tibet lontano.

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Castelluccio di Norcia, 1452 m. sul livello del mare, è uno dei borghi più alti di tutto l’Appennino. 800 m. di dislivello la separano dal suo capoluogo, Norcia: bellezza sacra e profana a un tempo. Il minuscolo paese è appoggiato su un’altura al centro dell’altipiano, di fronte al monte Vettore e a metà tra il Pian Grande e il Pian Perduto.

Castelluccio di Norcia (PG): ingresso al borgo.

Castelluccio di Norcia (PG): ingresso al borgo.

Varcata la porta cinquecentesca si entra in un’altra dimensione, fatta di momenti e gesti antichi, di sguardi che hanno visto la Storia da un’angolazione diversa e remota. Risalente almeno al III sec. d.C., Castelluccio lega da sempre le sue attività e la vita quotidiana alla coltivazione delle lenticchie ed alla pastorizia. Un tempo erano soprattutto le donne ad occuparsi della raccolta delle lenticchie e venivano chiamate “le carpirine”, cioè coloro che effettuavano la “carpitura”. Ancora oggi tutte le famiglie hanno un campo di lenticchie, e sono sempre le donne che vendono, a peso, il prezioso legume ai turisti che si aggirano per i vicoli.

Il borgo non ha monumenti artistici di pregio, ma si distingue per la posizione unica, per le tradizioni particolari e rinomate e per alcune piccole curiosità, come le scritte “oscene” sui muri… Comparse la prima volta un po’ per scherzo, un po’ per caso, non vennero più cancellate, così da diventare la testimonianza di un modo scanzonato e ironico di leggere la vita.

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Siamo arrivati a Castelluccio risalendo il versante maceratese dei Monti Sibillini, con una 500 bianca presa a noleggio. Era passato mezzogiorno e il sole splendeva senza soffocare. Sapevamo che ci stavamo lentamente avvicinando alla Bellezza, ma approdare in cima e vedere l’altopiano aprirsi dopo l’ultima curva ci ha lasciati senza parole: tutti i colori del Pian Perduto erano lì, per noi. Agosto non è periodo di fioritura, ma questa strana estate mai iniziata, con le sue piogge e il suo clima strampalato, ha rallentato la campagna. Non ancora pronti per la trebbiatura, i campi di lenticchie hanno mantenuto i loro colori un altro po’.

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I colori della fioritura sono il dono dei fiori “infestanti” che si mischiano a quelli delle lenticchie, più piccoli e meno visibili, a fasi alterne: primo a spuntare è il giallo di specie varie e diverse, poi sopraggiunge il tempo dei rossi papaveri di carta velina e infine chiude la stagione il violazzurro dei fiordalisi. Soprattutto questi hanno accompagnato la mia settimana con i loro cromatismi.

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Il Pian Perduto è meno esteso del Pian Grande, ma più morbido, per effetto dei Colli Alti e Bassi che addolciscono la monotonia di un territorio carsico. Il nome, che suona così poetico, deriva dalla famosa “Battaglia del Pian Perduto”, che i nursini persero contro i vissani il lontano 20 luglio 1522, perdendo con essa questa parte di territorio.

A chi arriva dal Pian Grande Castelluccio appare invece così, piccola vetta sull’immensità del pianoro. È questo il vero regno delle fioriture, che qui possono dispiegarsi all’infinito. I colori sono protagonisti tutto l’anno in questo luogo unico, e variano al variare delle stagioni. Agosto di solito è il mese dei lavori nei campi, dei colori agricoli, che quest’anno si sono mescolati ai resti della fioritura dipingendo un paesaggio che forse non si era mai visto.

Castelluccio di Norcia - PG (agosto 2014)

Castelluccio di Norcia – PG (agosto 2014)

Castelluccio non è solo sinfonia di colori. Lo scenario magico dei Monti Sibillini è luogo di racconti e di leggende. Cupe e misteriose quelle racchiuse nel lago di Pilato, più fiabesche quelle che scendono dal monte Vettore, regno delle regina Sibilla che si trasferì su questi monti in epoca medievale con il suo corteggio di fate. Si narra che siano queste ultime le responsabili delle bianche scie che scendono dalla cima del monte verso i campi: per rientrare in tempo dopo una lunga notte di danze, le fate correvano con una tale foga che con gli zoccoli fendevano la roccia, lasciando dietro di sé lunghe scie di ghiaia bianca…

Il monte Vettore dal Pian Perduto

Il monte Vettore dal Pian Perduto

Ho scattato molte fotografie durante questa vacanza e prima di partire ho visto innumerevoli filmati. Ma credo che nessuna immagine – fissa o in movimento – possa restituire lo scenario che scorre dai finestrini attraversando i Piani su una minuscola 500. Non c’è altro modo di avvicinarsi a questi luoghi se non sentendo dietro di sé i cani pastore che “chiedono” di spostarsi e lasciar passare il gregge. Quello stesso gregge che da lontano si confonde con le rocce che qua e là interrompono la monotonia dei pascoli.

Pian Grande: greggi al pascolo.

Pian Grande: greggi al pascolo.

Bisogna venire qui per “cogliere” i fiori, percorrere i bianchi sentierini che separano le tinte della tavolozza e ritrovarli sempre diversi il giorno successivo, spostandosi di pochi passi o soltanto un’ora dopo…

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Castelluccio di Norcia e i piani che la circondano sono un luogo unico e prezioso, incastonato nel cuore dell’Italia. Almeno una volta nella vita tutti dovrebbero venire qui, per respirare un po’ di silenzio ed imparare la Bellezza.

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19 commenti

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19 risposte a “Castelluccio di Norcia

  1. Hai realizzato un bellissimo reportage.buon pomeriggio 😊

  2. Un posto bellissimo e le tue foto sono meravigliose, hai fatto delle vacanze all”insegna della vera bellezza!
    Un bacione cara!

  3. amo questa pinana da sempre. Tanti ricordi … io bambina, i miei zii, il mio primo fidanzato che villeggiava nelle marche e che raggiungevo svalicando Castelluccio….
    Bellissime foto!!

  4. Hai scelto un posto di nicchia…per amanti della natura! Le foto sono tutte belle ma la sequenza sulla bruma mattutina ha qualcosa di magico. Credo anche io che dal vivo siano assolutamente luoghi splendidi 🙂

  5. Davvero un posto magico! Bel reportage e bellissime immagini!

  6. Bellissimo! Viene voglia di mettersi in viaggio…

  7. che paesaggio strepitoso! brava tu a scattare queste foto!! spero che la vacanza sia stata riposante per corpo e spirito!
    un abbraccio

  8. … mi manca Castelluccio nel mio girovagare alla scoperta della mia regione… grazie per il tuo racconto, spero presto di colmare questa lacuna! un caro saluto!

  9. Pingback: Sibille | La Casa di Nuto

  10. Sono tornata a leggerti e a rivedere le tue fotografie, ricordavo questo omaggio a una terra bellissima adesso così ferita.
    Un abbraccio Tiptoe.

    • Sai che lo volevo ribloggare? Insieme a quello sugli autografi di Leopardi conservati a Visso e magari a qualche foto di altri luoghi di quella vacanza che ormai non ci sono più. I luoghi di un’intera vacanza scomparsi… sono molto triste in questi giorni. Anche l’agriturismo che ci aveva accolti è parzialmente crollato. Gli alloggi, nelle tante immagini che girano in rete, non li riesco a trovare e per questo penso che magari siano “in piedi”.
      Grazie, Miss, della tua sentita delicatezza…

      • Io l’ho condiviso sui social e qualcuno su twitter ha scritto di un Bed & Breakfast che non c’è più, quanta tristezza.
        Grazie a te di aver fissato questa bellezza in immagini e parole, ora vado a cercare anche l’articolo su Visso.
        Un abbraccio Tiptoe!

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