(Cog)nomi di una volta: la scomparsa di una “t”.

Capitano nella vita dei momenti in cui le nostre certezze sembrano svanire, momenti in cui tutto ciò che ritenevamo saldo, granitico, incrollabile all’improvviso non lo è più e noi crediamo di avere perso qualcosa, ci sentiamo diversi, non ci riconosciamo più.

Circa una settimana fa ho ricevuto l’atto di nascita di un mio bisnonno, anzi: del mio bisnonno, il padre del padre di mio padre, quello del mio filo genealogico diretto, quello che mi ha dato il cognome, o almeno così credevo…

Ogni atto di nascita “racconta” la storia di un padre che il giorno dopo la nascita del figlio compare davanti all’Uffiziale dello Stato Civile, accompagnato da due testimoni, per presentare il bambino alla comunità. In questo caso il protagonista è il mio trisavolo Battista, contadino illetterato, che, forse per un secondo matrimonio o forse per semplice legge di natura, proprio sulla soglia dei cinquant’anni si è ritrovato con un figlio, il piccolo Angelo Giuseppe.

Leggendo queste poche righe, una stranezza, una anomalia mi ha subito colpita al cuore: sull’atto di nascita del bisnonno il mio cognome è scritto con due “t”. Lo so che andando indietro nel tempo si incontrano tutte le inevitabili ed interessanti variazioni subite dal proprio cognome, ma già un cambiamento alla generazione del bisnonno mi è sembrato un po’ prematuro e soprattutto sospetto, considerando che sulla sua tomba (che ho visto con questi occhi) il cognome è scritto con una “t” sola, come da sempre ce lo portiamo appiccicato addosso io, mio fratello, mio padre, mio nonno… e tutti gli altri che ho incontrato – vivi – sul mio cammino. Trattandosi di un atto del Comune, nel quale sia il bisnonno sia il trisavolo hanno quella fastidiosa ed irritante doppia “t”, suppongo che il cognome sia quello, poco da fare. La domanda – perché una domanda ci dev’essere – è la seguente: quando si è persa la seconda “t”? Ad un certo punto si dev’essere persa per forza, essendo il bisnonno nato con due “t” e morto che ne aveva una sola! Lo so che nella vita ci sono cose peggiori, tipo nascere con due gambe e morire con una (idem per le braccia, le orecchie e molto altro), o, al contrario, andare dal dentista con un dente cariato e ritrovarsene due. Io però sono sempre stata contenta e persino fiera del mio cognome con una “t” sola, che trovavo più raffinato di quello con due “t”, più diffuso e di conseguenza più volgare (non me ne vogliano quelli con due “t”, che magari me li ritrovo pure parenti). Oggi invece mi scopro a cercarla quella maledetta seconda “t”, a domandarmi dove sia finita, chi me l’abbia portata via.

La prima ipotesi che mi salta in mente è che non sia stata trascritta sull’atto di nascita di mio nonno, che si è trovato il cognome con una “t” sola e così se l’è tenuto. Se così fosse, il fratello minore la doppia “t” avrebbe dovuto recuperarla: mi sembra difficile che il signor Segretario Comunale abbia sbagliato due volte e per giunta con lo stesso pover uomo che andò a denunciare la nascita del secondogenito! A meno che, per evitare due fratelli con cognomi diversi, si sia stabilito di toglierla anche al secondo, ma mi sembra un po’ troppo arbitrario e il tutto molto arzigogolato.

La seconda ipotesi che mi è balenata per la mente è che l’altra “t” sia stata deliberatamente o incautamente eliminata dal bisnonno, in qualcuna delle sue stramberie etiliche. Dovete sapere – e qui inizia la storia… – che anche il bisnonno Angelo era un buon bevitore, come il bisnonno Natale, la zia Teresina, lo zio Giuseppe (meglio noto come lo zio “Voglio morire”) e di sicuro altri che incontrerò lungo le mie peregrinazioni nel passato oscuro della famiglia… Fatto sta che il nonno Angelo beveva e non sempre era lucido. Quando arrivava una cert’ora e non lo si vedeva rientrare, la bisnonna Carolina mandava la nipote (mia zia Elena) a stanarlo all’osteria e la poveretta non sapeva più cosa inventarsi per riportarlo a casa. Le andava meglio quando doveva recuperarlo al cinema. Il nonno Angelo, per arrotondare, faceva la maschera al vecchio cinema di Piazza Castello e guardava e riguardava il film in compagnia del suo solito goccetto. Quando arrivava la nipotina, il nonno, che conosceva bene il mandante (anzi: la mandante), le diceva: «Se non dici alla nonna che ho bevuto, ti compro la gazzosa. Ma solo se non le dici che ho bevuto». Inutile dire che la bambina si lasciava corrompere senza troppi sensi di colpa e così, al rientro a casa, quando la nonna le chiedeva: «Il nonno ha bevuto?», lei rispondeva di no, mettendo da parte un’altra dissetante gazzosa per la volta successiva.

Suppongo che la nonna lo sapesse che il marito aveva bevuto, ma che ci poteva fare? Erano anni in cui gli svaghi non erano molti e il nonno in fondo non faceva del male a nessuno.

Ora mi piacerebbe capire come quel bisnonno che non ho conosciuto e di cui non so altro un giorno si sia perso una “t”. Non escludo che l’abbia dimenticata in qualche atto o documento, o che non l’abbia più voluta, che gli sembrasse di troppo, vai a sapere cosa gli passava per la testa quand’era “bevuto”…

Al di là delle risposte certe e delle ipotesi fantasiose, l’unica eventualità davvero plausibile è che un tempo, tra italiano e dialetto, ci fosse un po’ di confusione. La lingua allora era un fenomeno più scivoloso, malleabile, vivo rispetto ad oggi: per noi i nomi sono verità fissate una volta per tutte e incontrovertibili, ma non sempre è stato così. Inoltre, le consonanti doppie in Lombardia non ci sono mai piaciute: quante parole italiane sono o diventano scempie nei dialetti lombardi? Padella e padela, macchina e machina, cattivo e cativ… Così è successo anche a molti cognomi, che oscillavano quotidianamente tra la versione forte e gagliarda con la consonante doppia e quella morbida e piana dalla consonante scempia. Allora posso immaginare che la mia seconda “t” se ne sia andata di sua iniziativa, stanca di sentirsi inutile o di troppo, di esserci o non esserci.

Un bel giorno – il sole non era ancora sorto – la seconda “t”, senza dire niente a nessuno, ha fatto su il suo fagotto, se l’è messo sulle spalle ed è partita, un po’ alla ventura. Felice di vedere il mondo, finalmente libera dalle scartoffie dei documenti e della burocrazia, l’altra “t” quella volta decise di andarsene per i fatti suoi e di non farsi vedere più…

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9 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

9 risposte a “(Cog)nomi di una volta: la scomparsa di una “t”.

  1. Io ho scartabellato parecchio tra faldoni di archivi di stato e certificati anagrafici, per la mia esperienza credo che la tua prima ipotesi sia la più credibile, un banale errore di trascrizione, in certi tempi non erano particolarmente precisi, anche con le date a volte si trovano delle incongruenze! E comunque la tua t rimasta sola soletta ti piace così e allora bene che l’altra se ne sia andata per i fatti suoi 🙂

    • Il bisnonno è nato in un comune dove questo cognome con due “t” è molto diffuso; e poi si è sposato nel comune confinante dove invece questo cognome non era molto presente. Suppongo che l’errata trascrizione sia stata effettuata proprio lì quando, poco dopo il matrimonio, è nato mio nonno. Inoltre in dialetto il cognome perde la sua vocale finale e quindi vai a capire come poi in italiano diventi, se con una o due “t”.
      Mi sono comunque molto stupita.
      Ciao 🙂

  2. Tempo fa ho aiutato una ragazza Californiana a risalire alle proprie radici italiane. Il suo cognome non solo ga perso una doppia nell’oceano, ma ha cambiato pure una vocale

  3. Nei decenni passati gli uffici anagrafici facevano parecchi pasticci…mia nonna mi raccontava di due fratelli che per un’errata trascrizione si erano ritrovati con una lettera diversa nel cognome. Pensa tu…per lo meno nella tua famiglia la t l’avete persa tutti! 🙂 comunque i tuoi racconti di famiglia mi piacciono sempre tanto.

    • Grazie cara 🙂
      Questo ufficiale del comune se potessi andare a dissotterrarlo non esiterei: pensa che nell’atto in questione non ha segnato né l’età della madre, né, soprattutto, la paternità di nessuno dei nominati! E nell’indirizzo della casa di nascita ha indicato il numero civico ma non la via! Quante informazioni non ho recuperato a causa sua… arghh!!

  4. Pensa che una mia zia, nata nel 1912 era stata battezzata Serena, ma all’anagrafe si erano sbagliati e la zia finì per chiamarsi Sirena, la zia Sirena, un personaggio fantastico, ma con un nome un po’ bizzarro!

  5. anche mia nonna è stata battezzata con un nome sbagliato e ne ha fatto aggiungere un altro! e secondo me è come dici tu: la t in dialetto non c’era e quindi perchè metterla??
    continua, ti prego, è troppo bello 😀

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