Aule

«Il cielo della Lombardia è il cielo più triste del mondo».

Così le si era avvicinato un pomeriggio nell’aula semivuota. Lei non aveva saputo rispondere, farfugliando qualcosa di inintelligibile, ma comunque confermando quella inaspettata e laconica confidenza. Era rimasta disorientata, ma anche catturata da quello strano inizio. Avrebbe potuto capirlo che sarebbe stato l’inizio di qualcosa.

In realtà già si conoscevano, ma lei, votata all’anonimato, temeva che lui non la ricordasse e allora, da quando si incontravano a lezione, non l’aveva mai salutato, evitando opportunamente il suo sguardo per non apparire maleducata. Quel pomeriggio, arrivata in anticipo, si era ritrovata sola proprio con lui e gli si era seduta dietro, pensando che il ragazzo non sarebbe stato così sfacciato da girarsi. Ma lui, voltandosi lentamente verso la grande finestra su Milano, aveva pronunciato quella frase a voce alta, coinvolgendola. Durante il breve scambio di battute per fortuna l’aula si era riempita e lei non fu costretta a proseguire in una conversazione a cui si sentiva del tutto impreparata. Trovava più rassicurante scambiare poche parole, pezzi di frase durante la lezione, piuttosto che trovarsi quasi nuda di fronte a lui. Se fosse stata veramente nuda si sarebbe sentita meno a disagio che in quella imbarazzata circostanza.

Quando, un mese dopo, si ritrovò davvero nuda davanti a lui, non ebbe più paura e tornò finalmente se stessa.

A questo ripensava seduta nel corridoio di fronte all’aula un anno dopo. Il corso ormai finito, l’esame dato e le occasioni per rivederlo lentamente diminuite fino a scomparire quasi del tutto. Se lui, per puro caso, passando vicino a quell’aula solo per caso, l’avesse intravista con la coda dell’occhio seduta lì, avrebbe pensato che era tornata a cercare nel passato, come non era capace di non fare, preda eterna della nostalgia. Allora prese la borsa e il libro che teneva sulle gambe ed entrò nell’aula accanto, sebbene la lezione prima della sua non fosse ancora finita. Si sedette in fondo, all’ultima fila, e di sfuggita gettò uno sguardo verso sinistra, cercando Milano oltre le teste chine degli studenti. Milano non c’era, non si vedeva. Nel riflesso del vetro distingueva solo lui, chino come gli altri sul quaderno degli appunti, perso dentro la lezione e lontanissimo davanti a lei.

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4 commenti

Archiviato in Raccontini

4 risposte a “Aule

  1. Malinconico ma molto bello, brava Tiptoe!

  2. Mi è piaciuto molto. Bellissimo incipit! La malinconia si accorda con il cielo milanese, un cielo che ho spesso sbirciato dalle finestre di tante aule e che ai milanesi non spiace neppure troppo 😉

    • Lo confesso: l’incipit è autobiografico. Nel senso che quella frase mi è stata detta davvero da un lui all’università. Il resto è un po’ “romanzato” (anche se romanzato per un raccontino minuscolo è eccessivo…).
      Buona serata, cara Viv 🙂

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