Nomi di una volta: Fiorine, Isoline e anche una Scolastica

L’uso di mettere ai nuovi nati i nomi di qualche vecchio ascendente è pratica antica e mai sopita.  Ogni famiglia ha i propri nomi che ritornano, ogni albero genealogico i suoi fiori caratteristici. Se tra i fiori femminili le Terese, le Marie e le Luigie si sprecano, ce ne sono altri meno diffusi che in certe famiglie sono quasi d’obbligo.

I nomi sono generazionali e seguono o avviano alcune mode. Oggi pare che per le bambine i nomi più adatti inizino tutti con la lettera “G”: Giulia, Giorgia, Giada, Gaia, Greta… in ogni classe ce n’è una, insieme ad una Marta e una Martina.

I nomi di una volta a noi suonano strani, sanno di antico, di vecchio. Alcuni di quei nomi sono tornati di moda in questi anni, come Emma o Vittoria. Altri il marchio d’antiquariato se lo portano ancora addosso, in evidenza, e noi mai penseremmo di apporre per sempre una simile etichetta sulle nostre bambine. Eppure, a osservarli e ad ascoltarli bene, i nomi di una volta si riscoprono davvero belli e ricchi di significato…

Nel mio albero genealogico i nomi che più mi hanno colpita sono tre, tutti legati a vecchie zie che, nel bene o nel male, hanno fatto parlare di sé.

I nomi dei fiori, spesso di origine latina, sono in uso dal medioevo ed ogni famiglia ha i suoi: la mia zia preferita era una Rosa, mia suocera una Dalia. Il nome Fiore è invece meno frequente ed è sia maschile sia femminile, come il suo diminutivo Fiorino; mentre Fiora, Fiorina e Fioretta sono solo femminili. Sono nomi “trasparenti”, come insegna la linguistica, perché lasciano vedere senza possibilità di dubbio il proprio significato.

Anche Scolastica non ammette errori e prima di iniziare questa ricerca mi stupivo di come potesse essere un nome di persona. In realtà basta sfogliare il calendario e la risposta arriva da sola ed anche in fretta, già al 10 di febbraio: S. Scolastica da Norcia, sorella di S. Benedetto, tradizionalmente ritenuta la fondatrice dell’ordine delle monache benedettine. Di donne così ce ne sono state poche e anche in famiglia ne ho trovata una sola, cugina di mia madre, della quale non conosco nulla a parte questo nome insolito, che mi fa pensare che da qualche parte se ne nasconda almeno un’altra, responsabile, a suo modo, della scelta… Delle Fiorine invece ho sentito parlare spesso, e poco tempo fa, tra le vecchie fotografie della zia Elena, ho trovato persino un Fiorino, fratello del bisnonno Pietro.

La zia Fiorina era la sorella giovane della mia bisnonna, la sorella buona; mentre la zia Teresa, la sorella maggiore, era la sorella cattiva. Nomina sunt consequentia rerum… neanche a farlo apposta la zia dal nome dolce era creatura delicata e sensibile, quella con il nome più “ruvido” era un personaggio un po’ particolare, piuttosto “discutibile”. La zia Fiorina aveva studiato, frequentando addirittura la quarta elementare, e per questo faceva l’impiegata. Prendeva il nome a sua volta da una zia, la sorella maggiore della mia trisavola, la cosiddetta “mam” Gina, la “grande mamma” che, unica sposata dei quattro fratelli della cascina Valera, aveva dato al marito ben nove figli. Donna pratica come con nove figli non si può fare a meno di essere, la “mam” Gina non fece fatica a distribuire i nomi alle tre femmine: la prima Teresa come la nonna materna, la seconda Natalina perché nata a tre giorni dal Natale e l’ultima Fiorina come la zia. Le tre figlie, una volta sposate, lasciarono tutte la vecchia cascina e si stabilirono in tre comuni vicini ma diversi. Per raggiungersi era necessario viaggiare, in tram o con la corriera, e la mia bisnonna al pomeriggio prendeva con sé la nipote (mia madre) ed andava a trovare entrambe le sorelle, quella buona e quella cattiva, sebbene una volta l’avesse sorpresa col suo fidanzato! Neanche a dirlo la nonna Natalina lasciò quel fedifrago all’istante; ma la sorella era pur sempre la sorella, nonostante il “fattaccio” e tutto il resto, e allora si andava a trovarla (per poi tornare a casa a commentare quella sua strampalata condotta di vita). Mia madre dalla “vispa” zia Teresa si divertiva, perché era sempre allegra, in compagnia del secondo marito e di un fiasco di buon vino; mentre dalla zia Fiorina si trovava bene, perché quel piccolo fiore era d’animo sensibile.

La nonna Natalina (seduta) e la zia Fiorina nel 1923

La nonna Natalina (seduta) e la zia Fiorina nel 1923

Come le Fiorine anche le Isoline sono originarie della cascina Valera. Una fu la prima moglie dello zio Mario, la moglie dolce e buona che purtroppo morì presto, lasciandolo con tre figli. Le subentrò, come succedeva una volta, la sorella Genoveffa, zoppa e cattiva, una specie di sorellastra di Cenerentola che per le nipoti fu una vera matrigna. Anche questa volta la teoria della sorella buona dal nome dolce e della sorella cattiva dal nome goffo è stata rispettata. Della seconda Isolina invece non si sa più nulla. Dopo essersi sposata, ha lasciato lentamente perdere le sue tracce…

Nome tenero e musicale nel suono, a richiamare qualcosa di piccolo e poco importante, Isolina è “opaco” nel significato, che nulla ha a che vedere con scenari esotici e remoti di isole lontane… Lontana è solo l’origine, dall’antico celtico Essylt, che nonostante il suono dolce e malinconico custodisce un significato forte e battagliero: Isolina è colei che “protegge con il ferro”, analogo al più noto e letterario Isotta, la  bionda principessa d’Irlanda amante del giovane Tristano. Ma non si pensi che la piccola Isolina non abbia diritto al proprio posto in qualche opera letteraria. Eccola, infatti, tra i bambini di Marcovaldo, l’ingenuo manovale nato dalla penna di Italo Calvino. Protagonista di tanti guai combinati con i fratelli, verso la fine della storia Isolina è cresciuta e la troviamo sognatrice malinconica in uno dei racconti più poetici del libro, Luna e Gnac: «Affacciata alla mansarda in cui abitava, la famiglia di Marcovaldo era attraversata da opposte correnti di pensieri. C’era la notte e Isolina, che ormai era una ragazza grande, si sentiva trasportata per il chiar di luna, il cuore le si struggeva, e fino il più smorzato gracchiar di radio dai piani inferiori dello stabile le arrivava come i rintocchi d’una serenata; c’era il GNAC e quella radio pareva pigliare un altro ritmo, un ritmo jazz, e Isolina pensava ai dancing tutti luci e lei poverina lassù sola».

Marcovaldo e la piccola Isolina nello sceneggiato Rai di Nanni Loy (1971)

Marcovaldo e la piccola Isolina nello sceneggiato Rai di Nanni Loy (1971)

Questi nomi di una volta, che una volta mi suonavano strani e vecchi, li sento oggi molto belli; e non ci vedrei nulla di strano a trovarmi in classe un “piccolo fiore” o una timida Isolina, che sembrano evocare qualcosa di minuto e dolcissimo, come una bambina.

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17 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

17 risposte a “Nomi di una volta: Fiorine, Isoline e anche una Scolastica

  1. Appena ho letto il titolo, invece, mi era venuto in mente un romanzo-cronaca di Dacia Maraini: “Isolina”, letto da adolescente.
    Che belle queste ricerche!!

  2. I tuoi racconti di famiglia sono sempre speciali.
    Emma è il nome femminile che amo di più, Scolastica davvero è caduto in disuso, non si sente più nessuno che si chiama così!
    Bacioni cara!

    • Emma era una delle mie bisnonne e avrebbe dovuto essere anche la bimba di mia cugina, ma in quanto nome della bisnonna della madre, per non fare un torto alla bisnonna del padre (che per altro aveva un nome orribile), la nuova arrivata è stata chiamata Gaia. E così anche noi abbiamo inaugurato la nuova moda dei nomi di bambina che iniziano con la G…
      Ciao 🙂

  3. Io ho spaziato da Ottavia a Martina… La secondogenita però è stata una scelta di caduta perché mamma e papà non riuscivano a mettersi d’accordo e alla fine l’ha avuta vinta la sorella più grande che zitta zitta aveva cominciato a chiamare la sorella che ancora non era nata Martina. 🙂
    Splendido post nostalgico! Non trovi che i nomi femminili siano più belli di quelli maschili?

    • Decisamente sì. Come qualunque cosa del resto…
      Se avessi una bambina non saprei scegliere tra tutti i nomi che mi piacciono; se avessi un maschio sarebbe più facile.
      Ottavia è originale e altisonante, di gran classe 🙂

      • Ottavia era il nome del mio altre ego da piccola 😉 Martina invece mi è sempre piaciuto pensato alla tedesca ma ho l’avrei scartato perché si stava inflazionando, alla fine ho cercato di arginare un’Agnese proposto dal padre che proprio non riuscivo a digerire 🙂 buona giornata tip sarò curiosa di vedere quali nomi sceglierai quando sarà il momento

      • In attesa del momento, buona giornata anche a te… 🙂

  4. Chissà se a quell’epoca si vergognavano di quei nomi che a noi sembrano così strani. Nella famiglia di mio marito c’era una zia Modestina, Modestì, che emigrò negli Stati Uniti all’inizio del novecento, poi una Quirina, forse la trisnonna. Visto che venivano dal basso Lazio capisco Quirina, ma Modestina mi sembra un po’ crudele. Non immagino come li pronunciassero quei nomi in inglese!

    • Per loro credo fossero normali. A mia nonna sembrava invece strano Elena, che scelse per sua figlia (mia zia), e il primo giorno di scuola disse alla maestra che il nome della sua bambina era così particolare che avrebbe fatto fatica a ricordarselo. La maestra le rispose: “Mi chiamo Elena anch’io”. Pazzesco!!

  5. Nel mio dialetto l’uso di riciclare i nomi degli avi si chiama “arcaver un nam”. Il mio albero genealogico è pieno di Bartolomeo. Mia nonna, classe 1902 si chiamava Valentina e così si sarebbe chiamata mia figlia se non fosse nata prima mia nipote

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