Sguardi dall’infanzia 14: il lavoro dei genitori.

Ho sempre avuto difficoltà a capire che lavoro facessero i miei genitori. D’altra parte non capita mica a tutti di  avere una mamma insegnante e un papà impiegato, no?

Andavo all’asilo la prima volta che la mamma provò a spiegarmi che lavoro faceva. Ora non ricordo affatto la spiegazione, ma ricordo bene che, nella mia testolina di bambina, avevo capito che quello doveva essere il lavoro della maestra e così lo definii ad alta voce, proprio con questa parola e piuttosto soddisfatta della mia interpretazione. E invece no, macché: non avevo capito niente! La mamma non faceva la maestra, faceva la professoressa, che era un’altra cosa. E da brava professoressa riprovò a spiegare a me, bambina di soli quattro anni, che il suo lavoro non era quello della maestra, era quello della professoressa, ed era diverso perché… e qui mi tocca interrompermi, dal momento che ricordo solo una confusione generale e la chiara sensazione di non avere capito niente. Ma in fondo, che importanza aveva? Era proprio necessario saper spiegare il lavoro dei genitori? Se qualcuno avesse avuto la balzana idea di chiedermelo, sarebbe bastato chiamarlo con il suo nome, no? Il problema era, però, che quel nome “professoressa” a me non diceva niente, mi suonava solo molto strano e impronunciabile…

Un bel giorno all’asilo le maestre – infami – sapendo benissimo che lavoro faceva la mia mamma, pensarono di chiedermelo ed io, consapevole che quel difficile momento era tragicamente arrivato, nel panico, provai a ragionare: allora, la mamma lavorava a scuola ma non faceva la maestra, di conseguenza non poteva che essere una bidella! E così risposi: «La bidella». Le maestre risero divertite e appena la mamma arrivò all’asilo a prendermi glielo riferirono, con un bel contorno di risate tra le quali mia madre, sebbene professoressa e non maestra, riusciva ad inserirsi benissimo.

Gli anni passarono, io imparai che il lavoro della mamma si chiamava “professoressa”, che era diverso da quello della maestra e iniziai la scuola media, dove il problema del lavoro dei genitori si ripresentò, e ancora più difficile da risolvere…

La prof. di inglese, come spesso accade quando si inizia lo studio di una lingua straniera, per farci parlare durante le interrogazioni faceva domande personali, su di noi e sulla nostra famiglia, argomenti sui quali stavamo costruendo un piccolo vocabolario. Tra le domande non poteva mancare quella relativa al lavoro dei genitori e così ricominciarono i miei problemi… Se per la mamma potevo cavarmela con un sicuro e tranquillo “teacher”, per il papà cosa avrei detto?

Il papà faceva l’impiegato, in una ditta vicino a casa dove stava tutto il giorno seduto ad una scrivania a fare non so cosa. Sarebbe bastato, in teoria, cercare sul vocabolario di inglese la parola “impiegato” e memorizzarla in vista dell’interrogazione. Peccato però che io avessi sentito dire che il papà non faceva l’impiegato e allora, se avessi risposto impiegato, avrei sbagliato. Così, per evitare di sbagliare, ebbi la malaugurata idea di chiederlo alla mamma il lavoro del papà… La mamma, come al solito, fece la sua bella ed arzigogolata spiegazione, che io naturalmente non capii e dalla quale uscii viva in possesso di un’unica parola – per altro già in inglese – che indicava, a suo dire, quello strano e indefinibile mestiere. Avevo però il sospetto che quella parola (che, mi scusi il pubblico dei miei lettori, ma proprio non ricordo) mi avrebbe dato qualche problema in interrogazione e allora dissi che in fondo il papà faceva l’impiegato, non potevo dire così? «No! Tuo padre è quasi manager», rispose la mamma piuttosto stupita di come io avessi potuto non capirlo. Naturalmente quel “quasi” mi lasciava parecchio perplessa, ma non andai oltre… preferii tenermi tutti i miei dubbi.

Così a scuola, quando c’era l’interrogazione di inglese, io che in inglese ero bravissima, ero terrorizzata, perché temevo che la prof. mi avrebbe fatto quella fatidica e impossibile domanda: «And what about your father? What’s his job? ».

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15 commenti

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15 risposte a “Sguardi dall’infanzia 14: il lavoro dei genitori.

  1. Che bello Tiptoe, ti ci vedo davanti alla maestra a dire il lavoro che faceva la tua mamma 🙂
    E quel quasi…eh, i bambini hanno un modo tutto loro di guardare le cose del mondo e a volte noi adulti proprio ce ne dimentichiamo, diventa difficile per noi spiegarci!
    Un bacione cara, buona serata!

  2. In realtà forse avrebbe dovuto limitarsi a dirti che la mamma insegnava ai bambini più grandi, una maestra evoluta per così dire 😉 per il papà ho sempre avuto difficoltà anche io ma ci sono tanti lavori impiegatizi a vari livelli che per i bambini sono totalmente incomprensibili nel dettaglio. Buona serata carissima

    • Magari mi aveva anche detto così, chi se lo ricorda!? Il lavoro di mio padre invece è sempre stato un mistero per me, a parte nel periodo in cui aveva il negozio e almeno su quello non c’erano dubbi!
      Buona giornata, carissima 🙂

  3. Anch’io alle elementari ho avuto le mie difficoltà con questo argomento!
    Pensa oggi, con la disoccupazione che c’è, cosa potrebbero rispondere…!!
    Un saluto!

  4. Difficile spiegare ai figli il proprio mestiere. A volte anche agli adulti. Io me la cavavo bene: mamma cuoca, papà idraulico. Più difficile per mia figlia. Ci sono termini generici come “impiegato” che racchiudono talmente tanti mondi

  5. Ah ah, mi rivedo in tua mamma: anche io, quando mi chiedono qualcosa, non posso spiegarla in termini semplici: devo esaurire tutto il concetto al massimo delle mie possibilità, per rendere il più possibile una ricostruzione che si avvicini alla realtà; solo che, così facendo, spesso si perde di vista l’obiettivo principale della spiegazione: quella di far capire cosa si vuol dire! Sarà mica nata a settembre, tua mamma? 😀

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