Avere cent’anni

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Tutte le famiglie hanno delle storie, a volerle cercare. Storie che possono apparire banali se paragonate a quelle dei personaggi illustri. Eppure, quando le abbiamo tra le mani e le leggiamo da vicino, sono storie piene di fascino, di commozione, di avvenimenti anche. Questa è una storia che va avanti da oltre cento anni…

1915, sul balcone di una delle tante case di ringhiera della zona c’è una mamma con i suoi bambini. La giovane Lisa si è trasferita qui nel 1911, fresca di matrimonio. Come tutte le ragazze sognava una vita serena, con i bambini per casa e qualche soldo guadagnato onestamente. Purtroppo questa volta ci si è messa di mezzo la Storia, che insieme a tanti giovani italiani si è presa anche il suo Ernesto e l’ha portato lontano per più di tre anni. La mamma indica ai suoi bambini le montagne, dove – dice – si trova il papà. Sono le montagne lombarde, ma il papà è più lontano, sul Monte Grappa, a combattere per una patria che non vede, che forse non gli ha mai dato niente e di cui non sogna affatto di ampliare i confini. Papà Ernesto è in trincea, a combattere la Grande Guerra.

La piccola Irma Maria, oggi signora Mariuccia, ha solo due anni, ma qualcosa di quei momenti le è rimasto impresso e me lo racconta con partecipazione. Nata in questa casa nel 1913, è sempre vissuta qui, dove sono nati anche il fratello e le due sorelle che seguirono. Da questa casa ha visto passare la Storia, da questa casa dove continua a vivere con la sorella giovane, la signora Pinuccia, intraprendente ottuagenaria che guida ancora e una volta è persino venuta a prendermi all’aeroporto di ritorno dalle vacanze. Delle tre sorelle manca solo la signora Piera, la nonna del mio compagno, la prima ad andarsene qualche anno fa.

La signora Mariuccia ha compiuto cento anni a settembre, ma è sempre in gamba e racconta le storie di un tempo ricordando anche i particolari. Dopo la Grande Guerra e l’atteso ritorno del padre, arrivò la prima sorella, ma l’anno seguente ci fu la marcia su Roma e così arrivò anche Mussolini. La vita quotidiana iniziò ad essere scandita dalla propaganda e dai riti del regime, dall’obbligo della tessera di partito per poter fare qualunque cosa e dalle azioni intimidatorie nei confronti dei dissidenti. In questo clima di repressione la piccola Maria crebbe, andò a scuola e all’età di undici anni e mezzo iniziò a lavorare in un ricamificio, lavoro che le piacque sempre moltissimo. Quando nel ‘32 arrivò la seconda sorella, Mariuccia era ormai una signorina in età da fidanzato. Conobbe un ragazzo di origini venete, di nome Elio, che riuscì a frequentare poco, perché subito dopo il fidanzamento lui dovette partire per diciotto mesi di servizio militare e al ritorno dalla leva il duce lo spedì in Africa per la conquista dell’Etiopia, dove rimase tre anni. Quando tornò a casa, trovò impiego come operaio all’Agusta, la storica ditta di elicotteri di Cascina Costa, sposò la sua Mariuccia e nel ‘40 nacque la prima figlia: Giacomina, detta Linuccia. Nello stesso anno il duce, convinto di avere la vittoria in tasca, decise di intervenire a fianco della Germania nel secondo conflitto mondiale, e così la Storia passò di nuovo a reclamare uomini. Questa volta però il signor Elio, non si sa bene in che modo, riuscì a scamparla e rimase qui al fianco della moglie e con la sua piccolina appena nata.

Tra gli uomini di famiglia c’era anche il fidanzato della sorella Piera, Emore. Essendo motorista, lavorava all’aeroporto di Malpensa ed anche durante la guerra era vicino a casa. Racconta la signora Pinuccia che allora era una bambina e quando arrivava il fidanzato della sorella correva a vedere se aveva qualcosa sotto il cappotto. In tempi di fame e miseria quel ragazzo non portava mica i fiori alla morosa: le portava un filone di pane. La sera i due giovani se ne stavano in cortile e la piccola Pinuccia avrebbe voluto rimanere fuori con loro, ma la mamma la cacciava a letto, ché la sorella aveva anche diritto a starsene un po’ col fidanzato! Ma la sorellina piccola non voleva disturbare, voleva restare fuori perché sapeva che quei due avrebbero arrostito le patate! E quando al mattino trovava le bucce per terra si arrabbiava con la mamma che l’aveva mandata a dormire.

Dopo l’8 settembre la situazione si fece molto incerta e con i bombardamenti degli inglesi non si dormiva più. Il giovane Emore si nascose qui con due forieri, prima di scappare in Emilia, sua terra d’origine. La signora Mariuccia prese i bambini e si spostò a Busche, vicino a Feltre, dove c’erano i parenti del marito e la vita era più tranquilla. Quella mattina preparò in fretta quattro cose e salì sul camion che era passato a prenderli sottocasa per andare alla stazione. Dopo cinque notti di bombardamenti serrati su Milano molte persone erano in fuga e nessuno sa come abbia fatto la piccola famiglia, stremata, alle otto di sera, a trovare posto sul carro merci.

Di quel viaggio la signora Mariuccia ricorda la bella tutina a quadrettini celesti che indossava il suo Flavio e la sosta alla stazione di Padova, dove approfittarono dei giardini pubblici per lavarsi almeno un po’. Arrivata in Veneto con i bambini, trovò la pace tanto sognata. Ma solo un paio di settimane più tardi il fronte si era spostato ed il pericolo era ancora più vicino: dietro casa c’era il ponte che passava sul Piave e venne fatto saltare in aria. La vecchia abitazione di Busche mostra ancora la profonda crepa nel muro provocata dalla detonazione.

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Quando il povero Elio tornò indietro a recuperare moglie e figli, anche il Veneto era nel caos. Dopo lo sbandamento dell’esercito molti soldati cercavano di scappare e il treno era pieno di giovani che avevano rimediato vestiti borghesi per non farsi riconoscere: chi aveva le maniche troppo lunghe, chi i pantaloni troppo corti… Il viaggio era movimentato, con i tedeschi che percorrevano i vagoni alla ricerca dei disertori; un ragazzo che non era riuscito a trovare abiti civili fu riconosciuto e portato via. La paura era tanta e non se ne andò fino a quando la signora Mariuccia e la sua famiglia furono di nuovo qui, nella loro casa, e lei poté dire: «Adess a sun a cà e a voo in gir pù». E così fece.

Dopo quel 25 aprile rovinato dalla morte di due partigiani che avevano sparato a un tedesco, la Storia concesse finalmente un po’ di tregua, ma la ricostruzione del paese fu lunga e non priva di sacrifici. Nel ’46 la sorella Piera si sposò con il suo Emore e nel ’49 nacque l’ultima figlia della nostra Mariuccia, Elda, che oggi è qui seduta con la sua mamma centenaria a ricostruire le storie di famiglia.

La bisnonna con la bella stagione esce volentieri in giardino, dove è spesso circondata da una nidiata di pronipotini. In questa via siamo quasi tutti parenti: di fianco alla casa storica della signora Mariuccia c’è l’abitazione dei figli Elda e Flavio, che tanti anni fa costruirono qui le loro famiglie. In fondo alla strada c’è invece la casa della sorella Piera, fatta alzare di un piano quando la figlia si sposò e dove oggi vivo anch’io con il mio compagno. Da qui la signora Mariuccia ha assistito al cambiamento di un’epoca: è passata dalla monarchia alla dittatura alla sospirata repubblica; ha visto entrare in casa propria le prime strane diavolerie, come la radio e la televisione, e oggi persino il telefono cellulare della sorella ottantenne.

Alla festa per il centesimo compleanno non manca nessuno. Se non ho contato male, tra figli, nipoti, pronipoti, pronipotini, mariti e compagni delle nipoti… dovremmo essere più di quaranta. Poi ci sono gli amici e i conoscenti ed è anche arrivata, puntuale, la telefonata dai parenti del Canada. Il piccolo giardino è stato addobbato con festoni colorati e un grosso pallone pieno di palloncini più piccoli. Per l’occasione il mio compagno, consigliere comunale, ha invitato l’Assessore ai Servizi Sociali e il Vicesindaco, che sono venuti a portare gli auguri e un mazzo di fiori a questa cittadina illustre.

La signora Mariuccia tra il Vicesindaco e l'Assessore ai Servizi Sociali (30/09/2013).

La signora Mariuccia tra il Vicesindaco e l’Assessore ai Servizi Sociali (30/09/2013).

Quando arriva il momento della torta, i bambini sono tutti intorno alla bisnonna e qualcuno aiuta a sistemare le candeline, che sembrano non finire più.

La nonna Mariuccia pronta per spegnere le candeline.

La nonna Mariuccia pronta per spegnere le candeline.

La nonna Mariuccia, con un po’ di pazienza e il sostegno dei pronipoti, le spegne tutte e dopo l’applauso ci spostiamo con lei al grosso pallone colorato. I bambini sono di nuovo in prima fila ed attendono trepidanti che la nonna, con l’ago, faccia scoppiare il pallone, qualcuno forse con un po’ di paura… Ed eccoli i palloncini colorati che volano in cielo, come bolle di sapone, a inaugurare il nuovo secolo della signora Mariuccia…

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12 commenti

Archiviato in Storie di famiglia

12 risposte a “Avere cent’anni

  1. Una centenaria in famiglia! E certo che fate bene a festeggiarla e fai bene tu a farti raccontare tutto quel che ricorda di quegli anni difficili! Auguri alla signora Mariuccia e complimenti per la lucidità e la memoria 🙂 buona giornata

    • Era da un bel po’ che volevo scrivere questo post; poi in questi giorni mi sono finalmente decisa ad andare a intervistare la mia nuova amica centenaria ed eccolo qua. Manca qualcosa, per la verità, ma sarà materia per un altro racconto… 🙂
      Buona giornata a te.

  2. Bellissima storia, ho avuto difficoltà a trattenere le lacrime…
    Io ho un bisnonno morto sul Piave, di cui non so praticamente nulla…
    Fortunati ad avere la nonna Mariuccia, e ad essere lei arrivata a questa età! Stupendi i palloncini!!!

  3. Che belle le tue storie, che immensa bellezza c’è nelle storie delle persone attraversate dalla Storia

  4. Fantastica la storia della signora Mariuccia, le sue sono memorie preziose ed è sempre una grande emozione ascoltare i racconti degli anziani!
    Tanti auguri a lei per questo splendido compleanno e un bacione a te cara!

  5. Auguri alla signora Mariuccia allora! Gli occhi vispi dimostrano quanto sia ancora lucida, in barba al numero cento!

  6. Pingback: L’è par sempar: ricordi dalla Grande Guerra | tiptoe to my room

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