Pianoforte e voce

Ho iniziato a rendermene conto intorno alle cinque del pomeriggio, quando era già ora di prepararsi. Scegliere cosa mettermi non era facile, dovendo mediare tra l’esigenza di essere comoda e la voglia di essere alla sua altezza, o per lo meno di rasentarla. Da tempo non mi capitava un’occasione simile – dico di avere un motivo per essere magnifica – e mi scoprivo del tutto inadeguata. Disperata, ho addirittura pensato di chiedere qualcosa a mia suocera, avete capito benissimo: a mia suocera, ci rendiamo conto?! Ma ho resistito e piuttosto ero pronta ad infilarmi la mia maglietta nera di Olivia, con l’immancabile commento ironico del mio compagno: “Molto femminista…”. L’unica certezza era che dovevo scegliere tra stivali o tacchi a spillo, mica potevo andare a sentire Tori Amos con le scarpe da ginnastica! Eh già… erano le cinque del pomeriggio e mancavano solo quattro ore al grande evento: stavo finalmente per sentire Tori Amos dal vivo. Non ci potevo credere!

Non ci potevo credere ma gli avvenimenti dell’ultimo periodo mi avevano impedito di gustarmi l’attesa spasmodica del momento e così mi sono ritrovata nel giusto e doveroso stato di eccitazione solo quattro ore prima del concerto, cosa che mi è sembrata alquanto irriverente. La bambina prodigio, l’adolescente geniale, la dea della musica si stava avvicinando a me ed io non me ne curavo! In ogni caso oramai me ne rendevo finalmente conto ed anche, come ogni donna, di non avere niente da mettermi. Poco importa, jeans, stivali di camoscio verdoni e la maglietta nera di Olivia: non sarà femminista ma almeno ha un po’ di paillettes e di cose sbarluccicanti. Quello che conta è lo stato interiore, anche se una donna come la Amos mette voglia di non trascurare mai la propria femminilità.

In teatro si è presentata in rosso, come mi aspettavo, con i suoi capelli bellissimi, i pantaloni di pelle e un tacco dodici che mi faceva traballare solo a vederlo. Si è seduta al suo pianoforte Bösendorfer ed ha attaccato subito, senza smettere più se non per una pausa di pochissimi minuti. Alcune canzoni le conoscevo poco, ma scoprirle dal vivo è stato magico. Mi è spiaciuto che non abbia fatto Icicle, la mia preferita in assoluto, e niente da American Doll Posse e soprattutto da Night Of Hunters, l’album del 2011 interamente costruito su brani di musica classica, da Schubert a Debussy, da Bach a Chopin, di cui ha reinventato il mio notturno preferito, in Si bemolle minore. In compenso ho sentito una magnifica Black Dove ed ho riscoperto un brano degli esordi: Silent All These Years, uno dei tanti testi drammatici della Amos fatti danzare su una melodia leggera e delicata.

Ero seduta sulla mia poltroncina in galleria e pensavo che stavo sentendo Tori Amos, che quella a pochi metri in linea d’aria da me era Tori Amos, con il suo pianoforte e la sua voce. Quasi due ore di concerto solo pianoforte e voce, ma non mancava niente. Non si sentiva l’assenza degli strumenti o della band con cui registra in sala d’incisione. La sua voce – profonda nei toni gravi, delicata e dolce negli acuti – e la voce del pianoforte dicevano tutto. Per un’autrice come la Amos la parola è innanzitutto puro suono e la sua voce un altro strumento da sovrapporre al pianoforte, creando timbri sempre diversi.

Lo spettacolo era accresciuto dal fatto che, seduta tra pianoforte e tastiera, Tori suonava sia l’uno sia l’altra, anche insieme. Non era esibizione virtuosistica, era riscoprire la voce del piano dopo qualche passaggio sulle tastiere.

La cover di Time di Tom Waits è stata splendida, anche quando Tori ha sbagliato le parole e si è messa a improvvisare cantando che ormai ha cinquant’anni e queste cose a venti non le succedevano. Ma questa signora di cinquant’anni ha la stessa carica di quand’era ragazza: in Take To The Sky con una mano batteva sulla cassa del pianoforte per scandire il tempo e con l’altra continuava ad accompagnare il pezzo; la strepitosa coda finale è stata da brividi.

Tra le meravigliose scoperte propongo due video tra quelli meglio riusciti che ho trovato su YouTube: In The Springtime Of His Voodoo e Concertina, rispettivamente da Boys For Pele (1995) e To Venus And Back (1999). La prima è un continuo cambio di ritmi e di timbri nell’uso della voce, di grande emozione ed energia; la seconda un pezzo decisamente delicato e ben eseguito, con grande intensità e partecipazione emotiva.

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9 commenti

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9 risposte a “Pianoforte e voce

  1. Credo che il 2 settembre faremo lo stesso siparietto solo sarà la mia metà ad essere agitatissima perché abbiamo i biglietti per uno dei concerti di Kate Bush 🙂 e non sta nella pelle.

  2. dico un’eresia se dico che non l’ho mai ascoltata?
    =:O
    Però è bellissimo il tuo racconto!!!!!
    …non metti una foto della maglietta di Olivia?

    • Molto male, molto molto male… Scherzo 😉 Per me è fantastica, poi va a gusti, si sa.
      La maglietta di Olivia è carina, me l’ha regalata una mia amica; ma la foto no: la protagonista del post è Tori! E il suo pianoforte…

      • proverò ad ascoltarla! ultimamente ho un calo di ispirazione musicale (come ascoltatrice), si sa mai che possa colmare la mia lacuna!!!!
        Buona settimana!

  3. Ecco, il tuo post è bello e appassionato ma qui si vede la differenza d’età tra noi due, questa Tori Amos la conosco solo di nome. Invece non sto più nella pelle per la notizia che Viv andrà al concerto di Kate Bush…ma wow! Baci Tiptoe!

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