Le Pleiadi: canzoni e letteratura 1.

In un’atmosfera rarefatta, sospesa nel tempo e nello spazio, lentamente si fa strada una musica liquida, che oscilla come le onde del mare. Una musica notturna, lunare. Una musica che è quasi silenzio, fatta di poche, pochissime note di pianoforte che ritornano continuamente. Su quelle note, a poco a poco, silenziosi movimenti di archi, arpa e marimba costruiscono la scenografia.

Tramontata con le Pleiadi
è la luna. È mezzanotte,
il tempo passa.
Io giaccio sola.

Così il cielo e il silenzio della notte accompagnano la malinconica attesa di una Penelope che in fondo è tutte noi. È infatti la donna che dà forma all’attesa; la donna che è sedentaria, mentre l’uomo vagabondo.

Partendo dai versi di una brevissima poesia di Saffo, Vinicio lavora su due orizzonti: quello di cielo e mare che accompagna i naviganti, e l’orizzonte dell’attesa cui le donne sono state condannate.

Sotto il cielo, dove «tutto si muove, ma niente si muove davvero», avanzano gli uomini e aspettano le donne, mentre le stelle – Andromeda, Orione, Urano, fino alle Pleiadi – osservano mute i destini umani. Sono destini di solitudine e nostalgia. La solitudine femminile si costruisce nell’attesa, che costringe nell’immobilità, del tempo e dei gesti. Che insegna ad amare la stessa nostalgia. L’attesa è un incantesimo, o un inganno, l’inganno del tempo che scorre e deforma i ricordi, portando finalmente alla conoscenza: «nell’attesa mi conosci così bene», dice lui.

La solitudine dell’uomo avanza nella notte, quando «s’alza in cielo… la Croce del Sud». Anche il viaggio e la lontananza portano conoscenza: «nell’attesa mi conosci così bene», sussurra anche lei.

L’inganno si svelerà più tardi, nel momento dell’incontro, dove il riconoscimento verrà ad entrambi negato. Ma entrambi ne sono già consapevoli ed è forse per questo che l’attesa diventa dolce e preferibile al ritorno.

Due versi sibillini sul finale (forse Omero?) chiudono la storia, mentre la musica lentamente si spegne come la notte, si scioglie nella stessa atmosfera di sospensione da cui era nata…

Questa canzone, in cui musica e letteratura si incontrano, si muovono insieme e poi si fondono, è solo un frammento di Marinai, profeti e balene, lavoro “ciclopico” del cantautore Vinicio Capossela. Tutto l’album è infatti un grande affresco di storie di mare, in cui Melville e Omero hanno suggerito scenari e personaggi. Melville è protagonista del primo disco, Omero e la tradizione dei nostoi nel secondo. Vinicio racconta come sa fare, costruendo la scena e l’atmosfera insieme alla storia. Nelle Pleiadi, accanto agli strumenti tradizionali, se ne aggiungono altri, anomali e suggestivi, come l’Ondes Martenot, nato nel 1928 per riprodurre il rumore del mare, i cui compositori vengono chiamati ondisti, e il gong delle nuvole, antico strumento della tradizione teatrale cinese.

Alla musica vera e propria si accompagna quella delle parole, di cui Vinicio si dimostra grande artigiano e maestro. Urano lontano, lento meccano del cielo: / tutto si muove, ma niente si muove davvero: tre parole in rima interna (due vicinissime, la terza di poco spostata) e l’assonanza “cielo-davvero” a chiudere. Intanto, insieme al ritmo lento e cadenzato, il suono liquido della lettera “l” e quello morbido della “n”, nelle parole “lento” e “lontano”, muovono le onde. Lo stesso effetto si ripete più avanti: …le figlie di Atlante, / brillanti ai naviganti / la via per tornare.

Contro il suono e il moto ondulatorio delle parole giocano i continui cambi di tempo e ritmo, che aumentano la sensazione di sospensione, di qualcosa che si desidera ma non arriva, che sembra avvicinarsi ma poi se ne va. E così anche la musica talvolta appare ferma, in attesa.

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7 commenti

Archiviato in Cielo e mare

7 risposte a “Le Pleiadi: canzoni e letteratura 1.

  1. Che bella riflessione, complimenti! Non conosco molto Vinicio Capossela, ma le poche canzoni che ho ascoltato mi sono piaciute tanto, quindi un approfondimento sul suo lavoro è per me interessante!

    • Grazie, mi fa molto piacere. Il mio rapporto con Vinicio è iniziato con un po’ di difficoltà, ma oggi posso dire che tra i cantautori contemporanei è uno dei pochi che facciano qualcosa di veramente notevole.
      Buon pomeriggio.

  2. Non conosco Capossela ma mi sembra che sappia giocare molto bene con i suoni delle parole, bello questo post!
    Un bacione Tiptoe!

    • Vinicio è un grande sperimentatore, uno sempre in viaggio tra musiche e letterature lontane. Qualche anno fa ha chiuso il Festival Andersen a Sestri Levante cantando su una piccola barca nella Baia del Silenzio: dev’essere stato magico…

  3. Anche io non conosco nulla di Caposeela a parte qualche frammento ascoltato qua e là ma hai raccontato così bene questa musica che non posso non ascoltarla! Bacioni

    • Entrare nel mondo di Vinicio non è stato immediato. Quando andavo all’università non riuscivo proprio a capirlo (e a capire quelli che lo ascoltavano e me lo proponevano…). Ma forse avevo scelto il disco sbagliato, in quel guazzabuglio di cose sempre diverse che ha fatto. Oggi è tra i miei preferiti.
      Di questa canzone mi piace molto l’atmosfera…
      Buon ascolto.

  4. nemo

    grazie per la tua fulgida riflessione-guida all’ascolto di questo capolavoro lunare: sono passati un po’ di anni dalla pubblicazione -me ne rendo conto- ma spero tu possa leggermi ugualmente. Ci si riflette sempre in queste note e parole di Vinicio (come hai d’altronde ben sottolineato), l’autore ha dato voce ed evocato tutta una serie di mondi fluttuanti, sospesi e malinconici che accompagnano il nostro cammino quotidiano; guardiamo il cielo e la linea dell’orizzonte e ci interroghiamo continuamente sul nostro vissuto, rimpianti, ricordi e speranze, senza mai poter ottenere una vera risposta… Un caro saluto.

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