100 pagine 1000 lire

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Alzi la mano chi non se li ricorda. Chi non ne ha in casa almeno uno. Anzi: almeno una decina. Piccoli, pratici, graziosi, ma soprattutto: perfettamente aderenti al magro profilo finanziario di noi aspiranti intellettuali.

I vecchi 100 pagine 1000 lire… credo di averli notati la prima volta, se non nell’unica libreria del paese, in camera di una vecchia amica…

Avevo circa sedici anni e non amavo la lettura. Amavo però le parole, quelle delle canzoni, quelle che scrivevo, quelle che mi capitava di leggere a scuola nelle ore di antologia. La mia amica, di un paio d’anni più grande di me, frequentava il liceo classico e con lei potevo parlare di tutte quelle parole che mi sorprendevano. Quando in uno dei nostri pomeriggi scioperati scoprii tutti quei libricini in camera sua, ammassati in una piccola libreria improvvisata sotto un comodino, mi sembrò incredibile che fossero lì, nella stanza di un’adolescente! E che lei magari li avesse persino letti tutti!

Pochi anni dopo, ero una loro grande fan.

I vecchi 100 pagine 1000 lire… quanto tempo… Oggi non ricordo quale sia stato il primo, forse un Hermann Hesse; ricordo però tutte le volte che li ho cercati in libreria, ai mercatini, nelle edicole, o nella grande biblioteca del salotto che ne nascondeva più di uno. I più belli, i più amati, li ho presi in una libreria di Milano non lontana dall’università, che per noi era tappa obbligata dopo il mitico panzerotto di Luini. Si trovava infatti nella zona di via Santa Radegonda (nome che mi ha sempre inquietata un po’…) e si chiamava la “Libreria del Novecento”. Oggi, cercandola su Google maps, non la trovo più, e mi domando, un po’ amareggiata, che fine abbia fatto…

I vecchi 1000 lire… se ne stavano sistemati tutti in fila in un angolo sulla destra, subito dopo la porta, ed erano tantissimi. Spesso, prima di rientrare dopo le interminabili giornate universitarie, di prendere la strada o la metropolitana per raggiungere la stazione, ci si diceva: «Ci prendiamo un 1000 lire?» e si camminava a passo spedito per concederci quel piacere senza perdere il treno.

I vecchi 100 pagine erano proprio ben fatti: piccoli, maneggevoli, ma allo stesso tempo curati nelle introduzioni e nelle indicazioni bibliografiche. L’immagine di copertina dai toni pastello risaltava sullo sfondo grigio chiaro, e i caratteri sottilissimi del titolo e del nome dell’autore erano molto eleganti.

La nuova veste editoriale – quella un po’ più alta con il bordo colorato – non aveva lo stesso fascino, sebbene l’idea di abbinare all’immagine in copertina una frase dal testo fosse decisamente stuzzicante per noi lettori.

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I contenuti e le provenienze sembravano infiniti e non si esaurivano nella sola letteratura: anche i saggi e la filosofia erano ben rappresentati e talvolta si potevano scovare vere “chicche”, tra cui posso vantare niente meno che il Breviario dei politici del Cardinale Mazzarino, o – autentica perla che molti mi invidieranno – una Antologia del blues, acquistata proprio in quella libreria milanese come piccolo pensiero per il mio ragazzo.

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Quello che però tra tutti resta il mio preferito, compagno solerte e mai stanco di lunghi viaggi in treno e brevissime fermate di metropolitana, è uno solo. Chi ha sostenuto il temutissimo esame di Italiano 2 in Statale (ante riforma Moratti…) non poteva non averlo, non cercarlo fino allo sfinimento solo per tenerlo sempre con sé come un talismano. Lo si apriva “a casaccio” (come i sadici assistenti all’esame) e si verificava ogni volta la propria (triste) preparazione… Che faccio? Ci riprovo adesso? Vediamo un po’…

Ma vedi là un’anima che, posta
sola soletta, inverso noi riguarda:
quella ne ‘nsegnerà la via più tosta».

Venimmo a lei: o anima lombarda,
come ti stavi altera e disdegnosa
e nel mover de li occhi onesta e tarda!

Ella non ci dicëa alcuna cosa,
ma lasciavane gir, solo sguardando
a guisa di leon quando si posa.

Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
che ne mostrasse la miglior salita;
e quella non rispuose al suo dimando,

ma di nostro paese e de la vita
ci ‘nchiese; e ‘l dolce duca incominciava
«Mantüa . . . », e l’ombra, tutta in sé romita,

surse ver’ lui del loco ove pria stava,
dicendo: «O Mantoano, io son Sordello
de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava.

Il VI del Purgatorio… direi che mi è andata bene!!

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I vecchi 1000 lire… Hanno resistito per un po’ all’arrivo dell’Euro, ma comprarli a 50 centesimi non era per nulla la stessa cosa…

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12 commenti

Archiviato in Libri & Parole

12 risposte a “100 pagine 1000 lire

  1. Che bello questo post, così dolcemente nostalgico.
    Anch’io ne ho tanti, solo della prima serie, mi piacevano tanto, leggeri, pratici, particolari.
    Ho il libro delle citazioni di Proust, le ricette di Apicio, Ibsen e molti altri, i titoli non me li ricordo tutti.
    Uh, sai che oggi nella mia buca delle lettere ho trovato una bellissima cartolina 😉 ? Era da tanto che non ne ricevevo una!
    Grazie Tiptoe, un abbraccio!

  2. Qualcuno devo averlo anche io, nella prima edizione. Questo tuo post ha tutto il sapore delle cose belle che restano nel cuore anche quando sono sopravanzate dal presente. E poi con me, se parli dei panzerotti di Luini sfondi una porta aperta 😀 quanti ricordi…

  3. Anch’io ne avevo un bel po’ di questi libretti! tanti poi me li regalava mio zio.. che bel ricordo!

  4. Li ho anche io. Li ho impilati da poco, raccogliendoli da diversi scaffali della libreria

  5. Li avevo rimossi! Grazie per aver fatto riaffiorare il ricordo.

    Russ

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