Indaco

“L’indaco è giunto fino a noi da Oriente, probabilmente dall’India, forse dalla Cina, attraverso la Siria e Creta. Le galee veneziane e genovesi lo portarono nell’Europa meridionale, le carovane lo trasportarono attraverso i deserti della Nubia e dell’Abissina fino al Mashrek e al Magreb. I botanici gli diedero più di un nome, indigofera, tinctoria cyanescens e altri ancora. Non sappiamo chi lo abbia soprannominato “oro azzurro”. I procedimenti tramite i quali dal suo stelo e dalle sue foglie si estraeva un liquido che non è né azzurro né violaceo, ma l’uno e l’altro al tempo stesso, erano segreti. Con l’indaco di Malabar venivano dipinti in vari modi tessuti e oggetti, già nell’antico Egitto e nell’Ellade, a Roma e ad Aquileia. Le singoli religioni, quella ebraica fra le prima, attribuivano al suo colore un significato mistico e ne ornavano gli abiti sacerdotali. Gli arabi lo impressero nei loro mosaici e smalti portandolo in Spagna e in Sicilia. A Venezia e a Firenze lo usavano i pittori degli affreschi murali e i tessitori di velluti. Giotto tentò di penetrarne il significato spirituale. Leonardo lo riteneva il colore delle lontananze irraggiungibili. Fra le diverse vie che da ogni parte conducono al Mediterraneo, non bisogna dimenticare neppure quella dell’indaco: essa si incrociava con la via della seta e dell’avorio a sud e a est, e con quella dello stagno e dell’ambra a nord e a ovest” (P. Matvejević, Breviario mediterraneo, 1991).

Indaco è il colore con cui scrivo questo blog. È il colore che ho scoperto, come tutti i bambini, insieme all’arcobaleno, il colore che sembra esserci solo lì, in quella striscia di luce effimera, che compare raramente. Nel quotidiano l’indaco non c’è, non si vede, sembra non avere spazio. Se da piccola avessi trovato un pastello color indaco, sarei stata la bambina più fortunata della terra.

Come tutti i colori l’indaco è un pigmento, uno di quelli che si ricavano non da una pietra ma da una pianta, una pianta esotica arrivata da lontano, dall’Oriente magico e misterioso. Dal latino indicum e prima ancora dal greco indikón, deve il suo nome all’antica terra indiana da cui proviene.

Della gamma dei blu l’indaco ha avuto grande prestigio tra le culture antiche, arabe ed africane, che lo usavano per tingere i tessuti: indaco sono le tuniche dei Tuareg della Mauritania. In Europa la sua fortuna come tintura per abiti e tendaggi ebbe inizio in Francia nel 1200. Naturalmente scuro ed opaco, veniva mescolato con biacca o bianco calce per essere addolcito. Con l’indaco artificiale oggi si tingono i blue-jeans.

Nel mondo classico, greco e romano, i blu non erano particolarmente amati. Non a caso le parole che definiscono le varie tinte e sfumature del colore di cielo e mare provengono o rimandano a regioni lontane, orientali: indaco, pur derivando dal greco, richiama la sua origine indiana; la parola azzurro giunge a noi dal persiano lazward, nome originale dei lapislazzuli. Turchino e turchese rimandano alla Turchia, paese in cui l’omonima pietra era molto diffusa. Solo la parola blu deriva dall’antico germanico blaw e celeste dal latino coelum.

(Indaco è il cielo d’inverno quando l’azzurro, nel tardo pomeriggio, vira gradatamente verso la notte).

In area europea e mediterranea l’indaco ha trovato fortuna tra i pittori medievali, sebbene i pigmenti blu più pregiati rimanessero l’azzurrite e soprattutto l’oltremare, ricavato dai lapislazzuli ed amatissimo da Giotto.

Indaco è parola dolcissima, che scivola piano come tutte le sdrucciole, che si smorza lentamente dopo quell’attacco sonoro e sicuro della “i”. Le parole a volte attirano più delle cose che vogliono indicare, i suoni sanno affascinare in modo irresistibile e misterioso…

Anni fa sentivo una trasmissione per bambini su Radio Popolare, durante la quale la conduttrice raccoglieva le telefonate dei più piccoli per organizzare una coloratissima caccia al tesoro. Le squadre da formare erano sette, come i sette colori dell’arcobaleno, e quasi tutti i bambini che chiamavano chiedevano di essere messi nella squadra indaco, catturati dal quel colore sconosciuto e misterioso, incantati da quella parola inaudita e musicale…

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6 commenti

Archiviato in Cielo e mare

6 risposte a “Indaco

  1. Un colore bellissimo e poco inflazionato…mi ricordo che da piccola mi ero innamorata del color pervinca -e probabilmente anche del nome di questo fiore- e lo inseguivo dappertutto come un miraggio.

  2. Un colore bellissimo e anche la parola è magica, così musicale e armoniosa.
    Molto interessante questo post, brava Tiptoe!

    • Dedicare un post a un colore era una cosa che volevo fare da un po’; poi rileggendo Matvejevic mi sono imbattuta in quella “pagina indaco” e così… magari mi ripeterò con altre tinte!
      Buona giornata.

  3. Non ci crederai, ma una volta ho usato questo colore per scrivere un curriculum.

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