Sguardi dall’infanzia 10: mia-zia-la-grezza.

Chi da bambino non ha avuto uno zio (o una zia) mitico, con cui attraversare e scoprire nuovi mondi affascinanti? Uno/a zio/a che ci introducesse ad una certa cultura musicale, quello/a zio/a che ci difendeva sempre da mamma e papà, che ci faceva divertire, che ci raccontava le avventure mirabolanti e decisamente incredibili della sua vita da giovane? Io. Io quello/a zio/a non l’ho mai avuto/a. In compenso ho avuto mia zia Rosetta, che in età adolescenziale avrei iniziato a soprannominare “mia-zia-la-grezza”. Tutto attaccato.

La zia Rosetta era una delle numerose sorella della nonna paterna, che io non conoscevo ma questa è un’altra storia… Viveva con lo zio Francesco in una casa non molto lontana dalla nostra, dove spesso ci recavamo in visita con il papà. Non so quanto mi facesse piacere andare dagli zii, perché ricordo con un certo disgusto il momento tanto temuto in cui il papà ci diceva: «Fate un bacino agli zii…» ed io e mio fratello avremmo preferito sentirci chiamare per la legione straniera o per giocare con un giaguaro, perché gli zii emanavano uno strano e pungente odore… l’odore insostenibile del cibo che mangiavano e che sempre, a qualunque ora ci ritrovassimo da loro, bolliva in pentola impestando tutta la casa.

Gli zii vivevano dei prodotti del loro orto e delle loro galline. Avevano anche i piccioni ed io allora non capivo che cosa se ne facessero… non stavano nemmeno in gabbia, se ne andavano in giro per il cielo tutto il giorno e tornavano a casa solo per scacazzare per tutto il cortile! Anche la casa era stranissima. Tanto per incominciare tutte le finestre, tranne quelle della cucina, avevano sempre le tapparelle abbassate; poi non si capiva bene quanto quella casa fosse grande: dall’esterno sembrava piccola, ma dentro c’era un corridoio lunghissimo che costeggiava le innumerevoli stanze, dove i mobili giacevano inerti, ancora coperti con il cellophan. Gli zii infatti di tutte quelle stanze ne utilizzavano soltanto due, ed anche questo era un mistero…

L’unico momento atteso della visita agli zii giungeva verso la fine, quando, prima dei saluti, “mia-zia-la-grezza” ci conduceva lungo quel corridoio fino all’ultima stanza nascosta in fondo, tutta buia, dove, da una vecchissima e scricchiolante credenza, prendeva le caramelle più insolite ed improbabili che noi avessimo mai assaggiato. Solo ora mi domando da quanto tempo quelle caramelle di forme e incarti mai visti stazionassero nella credenza, in attesa che qualche impavido le mangiasse…

Gli zii vivevano praticamente in cortile, in qualunque stagione, ed erano sempre in ciabatte. La zia le scarpe proprio non riusciva a tenerle e, quando veniva da noi a Natale, si portava le pantofole e appena entrata in casa correva a mettersele. Mia nonna materna mi diceva che della zia Rosetta si vergognava, perché a tavola quella donna così affamata finiva gli avanzi di tutti! Io ero convinta che gli zii fossero poveri, ma la nonna mi aveva raccontato che la zia Rosetta aveva un miliardo sotto il letto e siccome era tirchia non spendeva niente! E infatti a Natale la mancia più misera era la sua…

Quella zia che a me appariva grezza aveva però un dono: era bravissima a sistemare caviglie, polsi e tutto ciò che noi bambini riuscissimo a slogare o a danneggiare giocando. Quando capitava di farsi male e l’arte della nonna non bastava a risanarci, venivamo spediti dalla zia con il Lasonil in pugno e lei, tirando maneggiando contorcendo, ci rimetteva a posto. Quelle mani sante furono però anche la causa del dolore più atroce che abbia provato in vita mia…

In terza elementare dovevo mettere l’apparecchio, ma c’era un dentino da latte che ostruiva il passaggio di un altro dente (già con la radice), che poveretto era rimasto in cima alla gengiva e non riusciva a scendere al suo posto. Il dentista disse che bisognava procedere con un’estrazione, ma la mamma rispose che non era necessario, ci avrebbe pensato la zia… e io, già in preda alla paura, guardavo con vergogna la faccia del dentista, attonito.

Pochi giorni dopo ero nel cortile degli zii, terrorizzata, immobilizzata dai miei genitori, mentre quella donna si preparava ad estirparmi, a mani nude, un dente che non dondolava neanche per sbaglio. Oltre alle lacrime alle grida e al dolore, ricordo il sangue, che colava rosso ed estraneo nel lavandino…

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6 commenti

Archiviato in Ritorni, Storie di famiglia

6 risposte a “Sguardi dall’infanzia 10: mia-zia-la-grezza.

  1. Il finale mi ha lasciato proprio sconcertata, brrr…
    Però questa tua zia è un personaggio da film, bel racconto Tiptoe, i tuoi sguardi sull’infanzia mi piacciono sempre tanto!
    Buona serata!

  2. I tuoi racconti hanno una vivacità che li rende davvero speciali. Stavolta però sono un po’ basita per l ‘”estrazione a cielo aperto”. Anche a me è capitato di toglierne uno alle figlie ma dondolava in modo inverosimile ed era più il fastidio di lasciarlo che il dolore di strappare l’ultimo minuscolo lembo di pelle. La scelta di tua mamma pare degna dei tempi del far west…ma se fosse successo a me temo che le avrei tolto il saluto per un pezzo. Sono molto solidale con quella piccola tiptoe sanguinante!

  3. Oh mammamia Tiptoe! Che finale! Mi sono divertita per tutto il tempo della lettura di questo tuo fantastico post, ma la fine mi ha fatto venire i brividi! Che straziante ricordo! E che personaggio la zia! Mi hai fatto venire in mente tante cose della mia infanzia, incredibili… Tu stai meglio? La febbre? Ti mando un bacione.

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