Sguardi dall’infanzia 9: il denaro.

Mia madre e mia nonna sono sempre state ossessionate dalla mancanza di soldi in casa. Io sono cresciuta con il terrore che davvero non ne avessimo e con un severo senso del risparmio. Ora che percepisco un po’ il valore del denaro mi rendo conto di essere vissuta in una casa benestante, ma istintivamente sento ancora che 50000 lire sono una cifra smisurata.

Ricordo in modo molto vivo alcuni brandelli di discorsi captati da bambina e le mie sensazioni preoccupate. Una volta in montagna – avrò avuto otto o nove anni – mia madre si lamentava dicendo che ogni giorno si dovevano spendere 1000 lire per il pane! Quella frase mi è entrata dentro con violenza e, mentre continuavo a giocare seduta sul pavimento, mi facevo i conti in testa: 30000 lire al mese e 365000 lire all’anno! Non mi stupirei di avere considerato anche gli anni bisestili…

Persino il giorno di Natale, quando scartai il regalo della nonna e riconobbi incredula il “cicciobello”, la bombola per eccellenza, tutto ciò che una bambina di allora poteva desiderare, il mio primo tristissimo pensiero fu questo: «Sarà costata 50000 lire!».

Un’altra volta, di nuovo in montagna (le vacanze sono sempre feconde di ricordi e strane riflessioni), siamo andati in centro al paese con il papà che era venuto a trovarci e siamo entrati in un negozio per acquistare un regalo. Mio fratello guardava e toccava tutto con grande disinvoltura, come suo solito, senza leggere neanche un prezzo. Io esitavo, come sempre, tanto che furono i miei genitori a suggerirmi cosa farmi regalare… C’erano, appese ad un trespolo, delle belle borsette di stoffa ed io a settembre avrei iniziato ad andare a catechismo e una borsa per il materiale da portare poteva rivelarsi molto utile. Ricordo ancora che erano due le borsette su cui stava cadendo la scelta: una azzurra, più piccola, da 14000 lire, ed un’altra giallina, un po’ più grande e decisamente più bella, da 16000 lire. Anche i miei genitori preferivano la seconda, era evidente, ed io me ne accorgevo… ma per una misera differenza di 2000 lire, che a me sembrava assai cospicua e – chissà? – magari corrispondeva a due giorni di pane, non sono stata capace di farmi comprare quella più costosa ed ho scelto quella piccola.

Quando a settembre iniziò per me il tormento del catechismo, mi accorsi subito che il libro neanche a ripiegarlo e a schiacciarlo ci sarebbe entrato in quella bella borsetta azzurra… e così me ne andavo per la strada, da sola, con la mia borsetta nuova a tracolla e il libro del catechismo in mano!

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8 commenti

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8 risposte a “Sguardi dall’infanzia 9: il denaro.

  1. Che dolcezza questo post, Tiptoe.
    Da piccoli tutto si percepisce in maniera ingigantita, è normale credo.
    Però la storia della borsetta mi ha fatto sorridere, mi è sembrato di vederti, sai?
    Buona serata e grazie per questa lettura, mi è proprio piaciuta!

  2. Il tuo racconto è molto bello ma i ricordi che mi suscita sono malinconici. I miei non avevano molti soldi ed anche se non mi hanno mai fatto mancare nulla percepivo la necessità di contare il denaro e di non sprecarne mai. In questo contesto anche le scelte banali assumevano ai miei occhi un’importanza esagerata e mi lasciavano sempre un po’ scontenta. Poi sono guarita…quasi guarita 😉

    • Io invece non penso proprio di essere guarita… anche oggi faccio fatica a non avere sensi di colpa quando spendo; e considera che non spendo mai davvero tanto. L’unica eccezione sono i libri: per quelli qualunque cifra va bene.
      Buona domenica.

  3. Franco

    Non lo dire a me. Mio padre è sempre stato un grande risparmiatore, non mi ha mai dato la paghetta e di regali, bah, sono stati così pochi che manco me li ricordo. Erano anni difficili per una famiglia dove lavorava solo lui con due bambini piccoli che non capivano la necessità, se non quella di possedere quello che avevano i compagnetti di scuola. Poi si cresce quel che basta per farti capire che le cose importanti sono altre. Affrontare un disagio per trasformarlo in virtù non è stato facile, ma alla fine,,, va bene così.

    • Aver imparato a risparmiare è stato senz’altro utile: oggi so fare a meno di un sacco di cose senza neanche accorgermene. Certo che essere sempre angosciati quando si spendono due lire non è una bella sensazione, ma credo ci sia di peggio…
      Ciao.

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