Sguardi dall’infanzia 7: il ghiacciolo azzurro.

Certi ricordi sembrano non avere nulla di particolare, nulla di magico, di prezioso. Eppure, per chi se ne ritrova proprietario, sono unici.

A tredici anni, durante la mia vacanza al mare di Pietra Ligure, attesa per un intero anno scolastico contando i giorni sul diario, mi ero fissata con il ghiacciolo azzurro. Quand’ero più piccola lo guardavo con una sospettosa diffidenza, poiché quel colore non richiamava nulla di naturale, nessun gusto riconoscibile al mio palato di bambina. La mamma mi aveva detto che il ghiacciolo azzurro sapeva di anice, parola dolcissima che però non mi aveva affatto convinta. Poi, come sempre accade, e cioè senza un perché, un bel giorno il ghiacciolo azzurro era il mio preferito. Da sempre. Ogni pomeriggio, finito il bagno in mare, dopo essermi asciugata e cambiata il costume, correvo al bar della spiaggia accanto e compravo il mio ghiacciolo azzurro. Correvo perché in una scatola di ghiaccioli quelli azzurri erano pochi, soltanto tre, e non dovevo rischiare di rimanere senza.

Mio fratello e gli amici dell’albergo si stupivano di quella anomala preferenza per un ghiacciolo dal gusto improbabile – cosa fosse in concreto questo anice ci sfuggiva –  e mi prendevano in giro. Io ne ero contenta, perché, narcisismo a parte, ogni minuzia, ogni questione, ogni piccolo insignificante argomento, poteva essere occasione di stare con lui, di parlare con lui, di essere al centro per pochi, preziosissimi istanti della sua attenzione. E chi era lui? Alberto, un ragazzo di quindici anni che assomigliava ad Abel, il fratello maggiore della bella Giorgie del cartone animato. Dolcezza degli amori preadolescenziali… i più puri, quelli che non è necessario quel bacio che non arriverà mai per sciogliersi, basta molto meno: uno sguardo di pochi secondi, un contatto furtivo appena accennato o immaginato, una frase reinterpretata in mille modi per adeguarla ai propri sogni.

Un pomeriggio, mentre facevo il bagno con mio fratello e gli altri, mi accorgo all’improvviso che intorno a me non c’è più nessuno. Strano, visto che io ero sempre la prima ad uscire dall’acqua… Allora esco; mi asciugo, mi cambio e vado al solito bar a prendere il mio ghiacciolo azzurro. Questa volta però devo aver fatto tardi, perché i ghiaccioli azzurri sono finiti e così mi devo accontentare del vecchio (ma mai dimenticato) ghiacciolo alla menta. Pazienza.

Esco dal bar col ghiacciolo già scartato in mano e in lontananza vedo avvicinarsi tre pisquani ben allineati in mezzo alla strada, che ridono come dei matti, tutti e tre col ghiacciolo azzurro in mano! E chi potevano essere? Mio fratello, Alberto e pure il piccolo Carlo!

Questo ricordo non ha proprio nulla di speciale; eppure ogni volta che vedo qualcuno con il ghiacciolo azzurro, ripenso a quel pomeriggio, a quella scena, a quei tre scemi a cui il ghiacciolo all’anice neanche piaceva che mi avevano fatto uno scherzo. E sale la nostalgia. La nostalgia dei giorni spensierati, ibridi, a metà tra infanzia e adolescenza. Di quei momenti insignificanti ma pieni di vita, di emozione. Della voglia di vivere e di emozionarsi, di sentirsi speciali. Come se essere stata al centro dell’attenzione di quei tre da meritare un piccolo scherzo fosse la cosa più desiderabile del mondo.

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12 commenti

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12 risposte a “Sguardi dall’infanzia 7: il ghiacciolo azzurro.

  1. Che dolcezza questo ricordo! Ci ritrovo il sapore delle vacanze della mia prima adolescenza e dei ghiaccioli, anche se nel mio caso mai all’anice…io correvo per quello al limone da non confondere con il suo sosia all’orzata 🙂

  2. Il ghiacciolo azzurro, finalmente è arrivato questo post, mi ricordo che ne avevamo parlato di questa tua predilezione!
    E il post è proprio tenero, ricco di bei ricordi da ragazzina, di quei giorni che restano per sempre nel cuore.
    Bellissimo Tiptpoe, dolce notte a te!

  3. Pingback: Bambini | Dear Miss Fletcher

  4. quello all’arancio…quello è il ghiacciolo più orribile che ci sia. Dentro al freezer ne ho uno che è sopravvissuto all’estate, nemmeno il gatto lo mangia.
    Ma il ghiacciolo alla menta, brr, quando arrivi a mangiare l’ultimo pezzetto, quello in centro…è sempre come se fosse la prima volta.

    • In effetti quello arancio non l’ho mai amato nemmeno io. Lo mangiavo giusto se non ce n’erano altri e la necessità del ghiacciolo era impellente.
      PS: io l’ho sempre detto che i gatti sono animali di grande saggezza…

  5. ciao, sto leggendo il tuo blog qua e là, e questo post mi ha davvero colpito e riportato alla memoria quegli anni spensierati di cui parli… sarebbe bello avere la stessa spensieratezza anche da grandi..!! un saluto

  6. Pingback: Il primo caruggio non si scorda mai… | tiptoe to my room

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