Sguardi dall’infanzia 6: educazione sessuale.

Avrò avuto sei o sette anni e giocavo tranquilla dietro l’ombrellone con un bambino di un anno più piccolo di me, figlio di un’amica della mamma. Non ricordo cosa stessimo facendo, né come fosse nata la questione. So solo che ad un certo punto le cose hanno iniziato a prendere una certa piega, una piega da litigio, e ho l’immagine di noi due che da affiatati compagni di giochi ci eravamo trasformati in acerrimi nemici. Ma sebbene fossimo ancora dei piccoli animaletti ineducati, non venimmo alle mani: la questione era di tutt’altra natura, decisamente più “filosofica”, una sorta di diatriba piuttosto impegnativa. Nessuno dei due voleva cedere, voleva uscirne sconfitto e la discussione si faceva sempre più animata. Le nostre voci crescevano, volevano farsi sentire e così urlavamo come pazzi entrambi convinti di essere dalla parte della ragione. E qual era la ragione? Sapere come sono fatti i maschi e le femmine.

Su una cosa eravamo d’accordo, e cioè sul fatto che i maschi avessero il pisello. Il problema erano – come al solito, mi viene ora da pensare – le femmine, che secondo me avevano la vagina, mentre lui (quel piccolo maschio ignorante) sosteneva che avessero la passerotta (!). Come è ovvio mi sentivo parecchio coinvolta, perché tra i due ero io la femmina e quindi non potevo che essere consapevole di che cosa mi ritrovavo tra le gambe, no?! Non di certo una roba con un nome simile, il nome di un uccello per giunta! E non un uccello nobile e fiero, tipo un’aquila reale o – che so? – un bel pavone dalla coda multicolore; ma una qualsiasi passerotta… roba da non credere!

Figlia di madre femminista, le api e i fiori non sapevo neanche cosa fossero, essendo stata educata da subito a chiamare il mio organo genitale con il suo vero nome, senza ridicolizzarlo con nomignoli strani: il pene poteva anche essere “pisello”, ma la vagina no, che cavolo! La vagina è la vagina!! (credo di dover prestare molta attenzione alle tag da scegliere per questo post…). Intanto, mentre quella spinosa controversia ci divideva non trovando soluzione, una soluzione la cercavano anche mia madre e la sua amica, i cui candidi ed innocenti bambini urlavano per tutta la spiaggia: “Passerotta!”, “No, vagina!”.

La superbia – si sa – è peccato capitale; e la giustizia divina non tarda a rimettere ciascuno al proprio posto.

Di lì a poco le mie saccenti conoscenze subirono un inspiegabile, durissimo colpo. Discutendo un giorno con mio padre, sostenevo di sapere addirittura come nascessero i bambini… “Oh!”, fece lui fintamente stupito: “Come nascono?”. “Escono dalla pancia della mamma”, risposi io sussiegosa e sprezzante come sempre. E mio padre: “Sì, ma come ci entrano?”. E io non lo sapevo…

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8 commenti

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8 risposte a “Sguardi dall’infanzia 6: educazione sessuale.

  1. Al giorno d’oggi i bambini sono molto bene informati e conoscono più sinonimi di quelli che innanellava Benigni in un suo famoso sketch.
    Ma qualcosina da spiegare resta sempre 😉

  2. un post davvero delizioso 🙂

  3. Tiptoe, questo post è semplicemente fantastico! Mi hai fatto morir dal ridere e l’hai scritto davvero bene. Tra l’altro, a stupirmi maggiormente, la domanda di tuo padre, che è la stessa che mi ha fatto mio figlio quand’era piccolino. Aveva capito ormai come uscivano ma non riusciva proprio a capire come diavolo facessero ad entrare 🙂 Immagino la faccia di tua mamma e l’amica con voi due bimbi a urlare i vari nominativi. Che figura poverine! Però, che dire? Complimenti! Una lezione di anatomia in spiaggia a quell’età, non è da tutti. Bellissimo, davvero. Un bacione grande.

  4. i bambini di oggi sanno già tutto….

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