Lune

Full moon in night sky over tree tops England UK United Kingdom GB Great Britain British Isles

Luna piena (fonte: http://www.guardian.co.uk, photograph: Alamy)

Gli astri d’intorno alla bella luna
nascondono l’immagine lucente,
quando piena più risplende,
argentea sopra la terra.

(Saffo, fr. 34 Voigt, VII sec. a.C., trad. mia)

Così la poetessa greca Saffo inaugurava una stagione poetica millenaria, nella quale l’immagine del nostro satellite l’ha fatta da padrone ed ancora non smette di evocare sensazioni e suggestioni alle anime poetiche.

Gli aggettivi sono il mezzo con cui la poetessa dipinge la sua luna, che è innanzitutto “bella”: kàlan in greco. Questa scelta potrebbe sembrare banale, ma non lo è: sia per la sincerità del componimento, sia se si pensa che l’immagine poetica della luna non era ancora nata ed era Saffo che stava creando qualcosa. Il termine stesso “poesia” deriva dal verbo greco poiéo, che significa “fare” e si tratta di un fare molto concreto, un fare che avviene per produrre qualcosa. La poetessa raffina poi il lessico scegliendo altri termini, tutti giocati sulla luce: “lucente” (pháennon), “piena” (pléthoisa), “argentea” (argyría) tra gli aggettivi; “risplende” (lámpe) come unico verbo ad indicare l’azione della luna. Mi piace osservare, infine, che diversi editori hanno scelto di riportare il testo dei frammenti saffici usando il sigma lunato, una variante meno nota ma comunque in uso del carattere sigma dell’alfabeto greco.

Eclissi di luna in Florida, dicembre 2011 (foto di D. Murray).

Eclissi di luna in Florida, dicembre 2011 (foto di D. Murray).

“Se infatti tal luce fosse o propria o fornita dalle Stelle, la Luna la manterrebbe e la mostrerebbe soprattutto nelle eclissi quando si perde nel cielo oscurissimo; il che tuttavia è contraddetto dall’esperienza: poiché il fulgore che appare nella Luna durante le eclissi è assai minore, rossiccio e quasi color bronzo, questo invece è più chiaro e più candido. Inoltre quello è mutevole e mobile di luogo, poiché vaga per la faccia della Luna, così che la parte più vicina alla circonferenza dell’ombra terrestre sempre si vede più chiara, la rimanente più scura: quindi senza alcun dubbio comprendiamo che ciò avviene per la vicinanza dei raggi solari tangenti una qualche regione di più grande densità che avvolge circolarmente la Luna; da questo contatto una specie di aurora si diffonde nelle parti vicine della Luna…” (G. Galilei, Sidereus nuncius, 1610, trad. di M. Timpanaro Cardini).

Anche il grande Galileo, scienziato e filosofo prima che letterato, si lascia catturare dalla luce lunare e già nel Sidereus nuncius – opera ancora in latino, la lingua ufficiale della scienza – parla del satellite in termini poetici… l’immagine della luna che durante le eclissi “si perde nel cielo oscurissimo” è la bellezza della scienza che si fa bellezza poetica. Così avviene anche grazie ai colori che Galileo sceglie per descrivere la diversa luce della luna: “rossiccio” (subrufus) e “color bronzo” (aeneus) in un caso, “più chiaro e più candido” (clarior et candidior) nell’altro. Infine non si può che rimanere incantati dalla luce “mutevole e mobile di luogo, poiché vaga per la faccia della Luna”. Da notare che la traduttrice si è mantenuta molto aderente al testo e le espressioni che ho evidenziato sono pertanto le stesse in latino.

Luna piena in Mongolia (fonte: http://lada2siberia.wordpress.com)

Luna piena in Mongolia (fonte: http://lada2siberia.wordpress.com)

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sì pensosa sei, tu forse intendi,
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito infinito andar del tempo.

(G. Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, 1830)

E non poteva mancare tra le mie lune il più lunare di tutti i poeti lunari… con alcuni versi proprio dal Canto notturno, in cui la luna viene scelta come silenziosa interlocutrice dell’ “io” lirico. Qui l’astro lunare è tratteggiato da una serie di espressioni che intendono sottolineare non il suo aspetto, ma il suo carattere: “solinga” (più musicale di solitaria), “eterna peregrina” e “pensosa”, come pensose sono le anime vaghe che la contemplano la notte. E i pensieri della luna al pastore sembrano tanto profondi da riuscire a penetrare le eterne verità celate all’uomo: il senso del “viver terreno”, il “patir nostro” e persino la morte e il “tacito, infinito andar del tempo”. Mi piace sottolineare che la poeticissima luna del Leopardi nasce dalle conoscenze scientifiche del giovane autore, che a soli quindici anni (dopo lunghi ed intensi studi di fisica) ha scritto una Storia dell’astronomia di grande erudizione.

Luna di giorno (foto di enxo su www.fujiclubitalia.com)

Luna di giorno (foto di enxo su http://www.fujiclubitalia.com)

“La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse. È un’ombra biancastra che affiora dall’azzurro intenso del cielo, carico di luce solare; chi ci assicura che ce la farà anche stavolta a prendere forma e lucentezza? È così fragile e pallida e sottile; solo da una parte comincia ad acquistare un contorno netto come un arco di falce, e il resto è ancora tutto imbevuto di celeste. È come un’ostia trasparente, o una pastiglia mezzo dissolta; solo che qui il cerchio bianco non si sta disfacendo ma condensando, aggregandosi a spese delle macchie e ombre grigiazzurre che non si capisce se appartengano alla geografia lunare o siano sbavature del cielo che ancora intridono il satellite poroso come una spugna.

In questa fase il cielo è ancora qualcosa di molto compatto e concreto e non si può essere sicuri se è dalla sua superficie tesa e ininterrotta che si sta staccando quella forma rotonda e biancheggiante, d’una consistenza appena più solida delle nuvole, o se al contrario si tratta d’una corrosione del tessuto del fondo, una smagliatura della cupola, una breccia che s’apre sul nulla retrostante” (I. Calvino, Palomar, 1983).

C’è qualcuno che ha raccolto l’eredità di Leopardi nel saper fare poesia con la scienza ed è Italo Calvino. Lo scrittore ligure aveva infatti seguito studi scientifici prima di dedicarsi alla letteratura. Il passo che ho scelto si configura subito come una lezione di esattezza. Lo rivelano gli aggettivi, a partire dai colori: la luna è “biancastra”, il cielo “azzurro intenso”, le macchie lunari “grigiazzurre”; e le voci verbali semanticamente definite: “affiora”, “comincia ad acquistare”. La precisione del linguaggio per Calvino deve saper restituire anche le sfumature del pensiero e dell’immaginazione ed ecco che si sconfina nel campo della visibilità. La visibilità della luna s’impone agli occhi del lettore grazie ad alcune similitudini molto efficaci: la luna è raffigurata “come un’ostia trasparente”, o “come una pastiglia mezzo dissolta”, definita “satellite poroso come una spugna”. Si tratta di immagini visuali suggestive e allo stesso tempo utili a dare un’idea concreta dell’oggetto luna. Questa è inoltre definita in rapporto al cielo che, contenendola, diventa parte anch’esso della descrizione e sul quale la luna appare come “corrosione”, “smagliatura”, “breccia” di un tessuto, di una cupola, del nulla… L’immagine, sebbene indichi un vuoto, s’impone con un’evidenza visiva molto densa e concreta.

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5 commenti

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5 risposte a “Lune

  1. Che splendido post, sono senza parole! Brava!
    L’ho messo su twitter…se poi un giorno vorrai iscriverti sarò contenta.
    Un bacione cara Tiptoe!

    • Grazie, mi fa molto piacere. Ci ho messo anni per entrare “da protagonista” nella rete attraverso il blog, a twitter arriverò quando tutto sarà finito! Sbaglio sempre a scegliere i tempi… è una mia dote.
      Sogni…

  2. Tiptoe, che post meraviglioso hai scritto! io adoro la luna, quanti segreti nasconde e credo al fatto che influenzi molto la nostra vita e la natura che ci circonda. Mi hai fatto sognare, bravissima, ti mando un bacione grande.

    • Grazie, mi rende felice averti fatto addirittura sognare. Io mi sono innamorata della luna studiando il Romanticismo a scuola e non l’ho più lasciata. Scegliere solo quattro passi per il post è stato molto difficile, ma non escludo di poterne scrivere altre volte…
      Sogni lunari…

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