Ragazza mai baciata

Capita di illudersi che certi personaggi siano come “immortali”, perché sono talmente radicati dentro di noi, in quello che pensiamo o facciamo, che sembra normale, ovvio, che essi ci siano sempre, e non potrebbe essere altrimenti. Non li conosci di persona, ma li stimi, e li segui, e pensi che un giorno andrai a cercarli, anche solo per stringergli la mano e dirgli grazie. Ma nessuno è immortale e all’improvviso scopri che quell’incontro che hai sempre desiderato senza programmarlo, non potrà più accadere.

A me è successo così con don Andrea Gallo.

Tante volte sono stata o passata da Genova con il mio compagno, e tutte le volte ci siamo detti che prima o poi l’avremmo fatto un giro a San Benedetto al Porto. Ma non ci siamo mai decisi. Non l’abbiamo mai organizzato concretamente. Ed ora non potremo più.

Don Gallo è stato tanto per quelli come me, quelli che sono passati da una fede all’altra, quelli che hanno bisogno di sapere ogni giorno che esistono persone come lui per non cadere nel nichilismo, nella tentazione – paradossalmente consolante – di credere che tutto sia vano sotto il sole. Un uomo di Dio che metteva prima l’etica delle fede, prima il comportamento di ciascuno e poi la preghiera. Il sacerdote che recitava la Costituzione insieme al Padre Nostro. Il prete da marciapiede, come amava definirsi, che ha ricondotto tanti delusi tra le braccia del Padre, che accoglieva tutti e tutte, che lottava per una Chiesa inclusiva: non extra omnes, ma dentro tutti. E in italiano, perché tutti capiscano.

Rileggendo alcune sue pagine in questi giorni, mi sono incagliata su una piccolissima frase, tre brevissime parole che scorrono tanto rapidamente nella lettura da non sentirsi, da risultare quasi superflue. Qualcosa che non attira l’attenzione, non è un’affermazione eclatante, scandalosa come dev’essere il Vangelo.

Nella preghiera Se il tuo Dio don Gallo procede con un lunghissimo elenco di tutti gli emarginati e gli ultimi, di situazioni e pensieri a vantaggio dei poveri e degli oppressi. Tra bambini maltrattati, donne violentate, prostitute, omosessuali e transessuali, emigrati barboni malati palestinesi… compare una “ragazza mai baciata”. Per chi ha ormai superato alcune fasi della vita, come l’adolescenza con i suoi turbamenti, questa non può apparire come una situazione di difficoltà, di emarginazione, e forse nemmeno di dolore. Certe sofferenze giovanili ora le guardiamo con sorridente tenerezza, talvolta desiderando di tornare a quei giorni, a quei mali, che in fondo non ci hanno ammazzati. Ma la ragazza mai baciata ha anche lei il suo dolore, e per don Gallo non è un dolore meno importante, meno degno di attenzione e di rispetto. Ed ecco che anche in quella ragazza si incarna Dio, come in tutti gli ultimi della terra.

Anche questo per me era don Gallo. Un uomo capace di vedere e di sentire, nel più profondo di sé, la sofferenza di chiunque in qualsiasi luogo del mondo e della vita.

Ciao don Gallo, il tuo canto lo continueremo noi…

GalloPugno

“… la sobrietà non è altro che l’anticamera della solidarietà. In una convivenza di più persone, se ognuno è sobrio si ha una distribuzione equa. Non si tratta di tornare al tempo delle caverne, ma di vivere di ciò che è necessario […] L’equità è fondamentale, la proprietà ha un senso solo se serve in vista di un’equità generale, non deve servire solo per l’arricchimento di pochi.”

(Don A. Gallo, Il Vangelo di un utopista, 2011).

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2 commenti

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2 risposte a “Ragazza mai baciata

  1. In questi giorni ho letto tanto su di lui, tu mi hai commossa.
    Nemmeno io l’ho conosciuto, ma so che anche a lui sono piaciute le tue parole, ne sono certa, è il tuo modo di incontrarlo.
    Un abbraccio cara Tiptoe.

    • Grazie, cara Miss, le tue parole mi fanno davvero bene. Tenevo molto a questo post, al mio saluto personale, e non sapevo da dove iniziare… non è facile parlare di qualcuno su cui è stato detto e scritto già molto.
      Grazie ancora e buona giornata.
      Un abbraccio, Tiptoe

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