Sguardi dall’infanzia 4: il pulsante dell’autodistruzione.

Mio padre è sempre stato un tipo originale. Con lui quando ero piccola si facevano solo cose strane, cose un po’ fuori dalla norma. Si facevano anche quelle normali, ovvio, ma quelle inconsuete – non so perché – gli riuscivano meglio. Anche adesso ogni tanto riesce a stupirmi, tipo quella volta che, avvistate delle povere falene che dormivano appese al muro in giardino, per eliminarle ha preso la carabina… le avrà scambiate per pipistrelli – chissà? – perché mio padre non è insensibile alla natura. Da quando gli ho detto che gli uccellini in gabbia soffrono, lui ha aperto la voliera; ma non ha smesso di comprare tutti i vari tipi di semini, che sparge in giardino per loro. Ma torniamo a ricercare il tempo perduto

Quando ero piccola con mio padre si facevano solo cose strane, come attendere che calasse la sera sotto Natale per inforcare la macchina ed andare nei boschi a prelevare il muschio da mettere sul presepe. Si decideva il giorno, ci si armava di secchio e cazzuola e via verso l’avventura. Per due bambini di sette-otto anni quella era davvero un’avventura, soprattutto perché il papà insisteva molto sul fatto che quello che facevamo fosse proibito, illegale, e quindi dovevamo stare molto attenti.

Arrivati sul luogo del delitto (il povero muschio sarebbe comunque morto, steso sul nostro presepe a commemorare la nascita di Gesù bambino), si parcheggiava cercando di non lasciare la macchina in vista; poi ci si addentrava nella radura, ma solo il papà procedeva con l’ “operazione muschio”: io e mio fratello restavamo a “fare il palo”, come si dice in gergo. Ricordo che la paura che ci beccassero io ce l’avevo davvero. Per fortuna le forze dell’ordine hanno altro da fare che aggirarsi per i boschi della Brianza a caccia dei ladri di muschio.

Il papà, come ho già accennato nel racconto della 500 blu, aveva una Lancia Delta, che negli anni ’80 era decisamente una signora macchina. Per me e mio fratello si trattava di una specie di bolide ultratecnologico pieno di misteri, tra i quali uno strano pulsante rotondo, vicino all’autoradio. Il papà ci aveva detto che quello non andava assolutamente toccato, perché era il pulsante dell’autodistruzione. Io e tutte le mie paure infantili naturalmente ci eravamo cascate in pieno.

Una volta, durante una gita con amici di famiglia muniti di altri infanti come noi, io, mio fratello e la bambina più grande siamo rimasti da soli sulla Lancia Delta. Quel pulsante doveva rappresentare davvero un’attrattiva, perché tra tutte le cose che si potevano notare, anche la nostra amica si era fissata su quello. Noi subito, intimoriti, le abbiamo detto di non toccarlo, perché era il pulsante dell’autodistruzione! Ma lei l’ha schiacciato. Io avevo paura, tanta paura. Quella paura che in pochi, lentissimi secondi ti proietta tutta la vita davanti. Una paura che non si è placata nemmeno quando, da sotto il pulsante, è uscito il posacenere… mentre mio fratello e quella piccola incosciente ridevano, io continuavo a restare lì: immobile, terrorizzata, ad attendere di saltare in aria.

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5 commenti

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5 risposte a “Sguardi dall’infanzia 4: il pulsante dell’autodistruzione.

  1. Ma che dolcezza questi ricordi d’infanzia 🙂
    E il pulsante dell’autodistruzione mi ha fatto proprio sorridere Tiptoe…dai, non sei saltata in aria, hai visto?
    Un bacione!

  2. ahahah bellissimo il pulsante dell’autodistruzione 🙂
    a volte certi ricordi restano così intensamente dentro…

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