Dialogo dell’Etica e dell’Estetica

«Lo stretto legame tra etica e conoscenza si evidenzia anche […] a livello dell’utilizzazione della conoscenza, utilizzazione che rappresenta di per se stessa un problema etico» (D. Fabbri – A. Munari, Strategie del sapere, 2005).

Anche questa volta una citazione mi salva dalla paura dell’inizio.

Parlare di etica e conoscenza oggi non è facile, in un’epoca e in un paese in cui l’etica viene vista come vetusto moralismo e la conoscenza non è il valore fondamentale, né – forse – un valore. Anche per questo etica e conoscenza devono rimanere legate, parlarsi, dialogare, sebbene questo non sempre accada… ricordiamoci che i più grandi scienziati del mondo non hanno detto di no al progetto di realizzazione della bomba atomica e durante il secondo conflitto mondiale hanno vissuto quotidianamente a contatto per costruire quell’ordigno, assecondando le ragioni della scienza, ma non certamente quelle dell’etica.

Il passaggio dal sapere all’etica si può realizzare fin dall’infanzia di un individuo attraverso la comunicazione. La conoscenza non deve mai rischiare di rimanere immobile, statica, sterile. La scuola e l’insegnamento favoriscono la comunicazione della conoscenza dal docente all’alunno, che, etimologicamente, si nutre di ciò che gli viene “preparato”. Ma la comunicazione avviene anche all’interno della conoscenza stessa, in un dialogo aperto e costante tra i saperi. Solo attraverso la collaborazione disciplinare è possibile affrontare quelle che Edgar Morin individua come le sfide della contemporaneità: la sfida culturale, per ricomporre la frattura epocale tra cultura umanistica e scienze “esatte”; la sfida sociologica, per reinvestire nel pensiero come capitale del singolo e della società; la sfida civica, per riappropriarci di quella percezione democratica che nella società dell’individuo ha perso ogni valore.

La realtà è un meccanismo complesso, che necessita di un sistema di conoscenze e competenze altrettanto complesso per poter essere studiato e decodificato. Come insegnante di lettere non mi importa che i miei alunni e le mie alunne si innamorino follemente della letteratura. Ciò che conta è che ognuno di loro, in modo personale e – perché no? – anche creativo, si costruisca gli strumenti per imparare a leggere ed interpretare il reale. Gli adolescenti di oggi hanno più difficoltà dei loro coetanei di un tempo a non subire la realtà, bersagli privilegiati di una società che, attraverso tutti i media – nuovi e meno nuovi – li bombarda con una miriade di messaggi, ostacolando la libera attività del pensiero.

Tenere conto di questa realtà non significa parlare la lingua del moralismo o paternalismo di chi ripete all’infinito “Non fumare, non bere, non drogarti… che fa male”; “Fai il bravo, rispetta gli altri, eccetera eccetera”. Anche la bellezza ha la sua lezione da impartire, anche le arti insegnano a pensare: «La poesia, che fa parte della letteratura pur essendo più della letteratura, ci introduce alla dimensione poetica dell’esistenza umana. Ci rivela che abitiamo la Terra non solo prosaicamente – sottomessi all’utilità e alla funzionalità – ma anche poeticamente, votati all’ammirazione, all’amore e all’estasi. […] Le arti ci schiudono la dimensione estetica dell’esistenza, e secondo l’adagio che dice “la natura imita ciò che l’opera d’arte le propone”, ci insegnano a meglio vedere esteticamente il mondo» (E. Morin, La tête bien faite, 1999).

Il passo, dall’estetica all’etica, è breve… Ne ha parlato Fortini e prima di lui Adorno. Ma anche leggere i filosofi non sempre è indispensabile; a volte basta ascoltare qualcuno che con l’arte e la bellezza lavora ogni giorno per ricevere lo stesso messaggio. Ricordo un’intervista di Fabio Fazio a Maurizio Pollini, grande interprete di Chopin. Il Maestro diceva la stessa cosa, che basterebbe ascoltare buona musica ogni giorno per essere migliori. Anche il mio insegnante di solfeggio sosteneva che se tutti fossero diplomati in conservatorio vivremmo in un mondo più giusto. Per me basterebbe anche molto meno. Ma qualcuno – a scuola, nella società, dal panettiere – deve dircelo che la bellezza serve a questo. Perché la bellezza, con buona pace di Dostëvskij, da sola non cambia proprio niente.

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3 commenti

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3 risposte a “Dialogo dell’Etica e dell’Estetica

  1. Che bel post, complimenti a te per averlo scritto.
    Brava Tiptoe!

  2. Ma la Bellezza non paga… il canone… e a proposito di chi imita chi pensa che mondo orribile e breve sarebbe se davvero la Natura si mettesse a imitare l’Arte…

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