Cromatismi

La frazione Bellissimi nel comune di Dolcedo, Imperia (foto di P. Calzona)

La frazione Bellissimi nel comune di Dolcedo, Imperia (foto di P. Calzona)

Uno spazio a parte meritano i colori.

Anche la natura, come l’arte, sceglie le sue tinte per esprimere sensazioni che saranno poi percepite dal viandante che osserva. La vivacità, le sfumature, gli accostamenti, le gradazioni costruiscono la scala dei cromatismi naturali. Le piante hanno colori, i fiori hanno altri colori, la terra, le acque hanno anch’esse i propri colori. Il modo in cui queste tinte sono state accostate è un’altra manifestazione della bellezza. Gli esempi sono molteplici e infiniti e scegliere dipende – ancora una volta – dal gusto personale. Alcuni molto piccoli si nascondono nel mondo vegetale, come la “setcreasea”, una pianta mediterranea dalle foglie viola intenso. Altri più “in grande stile” si osservano invece tra le montagne, come l’Enrosadira, o in cielo, come le magiche aurore polari. L’Enrosadira è un fenomeno geoatmosferico della roccia dolomitica, che a volte, all’ora del crepuscolo, si tinge di un colore rosato. Altre volte quelle stesse montagne risplendono d’argento, sotto la pallida luce lunare…

I colori talvolta non sono quelli dei pastelli o delle tavolozze dei pittori. La natura non sempre ha toni sgargianti, che amano fare mostra di sé; eppure non sono colori meno densi di bellezza. L’area mediterranea è ricca di zone in cui i colori del paesaggio si con-fondono con quelli di case, città e addirittura persone. Pensare al deserto è immediato, con le sue tinte naturali di ocra gialla. Le stesse sfumature si ripetono nelle costruzioni ai margini dell’area sabbiosa: la rena, sapientemente mescolata con acqua e argilla, in passato era molto usata come materiale edilizio. E l’effetto cromatico si dilata osservando la carnagione dei volti nordafricani o mediorientali, che mescolano quella stessa sabbia alla propria carne. Il Mediterraneo aggiunge poi l’azzurro vivo del mare, che risalta e fa risaltare tutta l’ocra della terra. L’uomo ha saputo rubare un po’ del suo azzurro al mare, per adornare le proprie bianche case: su quel bianco splendente, necessario ad allontanare il calore soffocante del sole, si distinguono macchie d’azzurro, sulle porte e le finestre, o come greche che accompagnano il profilo delle case.

La natura ha infine un modo unicamente suo di creare effetti cromatici: il ciclo delle stagioni. Capita, aggirandosi tra le campagne toscane, di trovare cartoline che raffigurano lo stesso paesaggio in quattro diversi momenti dell’anno: il bianco silenzioso dell’inverno, la profumata primavera e la luce dell’estate, il morbido autunno con la sua tavolozza. L’alternanza ciclica e inesauribile delle stagioni investe anche i nostri giardini, i parchi comunali, le grandi città… dove alla natura si accompagna la mano dell’uomo, che ha imparato a giocare con i colori, creando effetti sorprendenti, come nel paesaggio agrario, nei centri storici, o più semplicemente sui banchi dei mercati…

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