Rettifico: l’Italia non sarà mai un paese civile.

Dopo la sentenza di Crotone, ecco subito il contraccolpo. Solo due giorni fa l’ennesimo caso di stupro, ai danni di una giovanissima donna (24 anni), colpevole – forse – di essere troppo carina, o – chissà? – di non essere rimasta a casa un “tranquillo” venerdì sera di provincia. Si potrebbe subito obiettare che gli stupratori ci sono ovunque e quindi non è certo colpa del nostro amato bel paese se la ragazza si è sfortunatamente imbattuta in uno di questi soggetti. Anzi: si tratta pure di un immigrato (ci ricordano Lega e razzisti vari) e allora perché accusare l’Italia? Perché l’indignazione non nasce dal reato di stupro, che purtroppo non si estinguerà mai, visto che molti uomini (africani, asiatici, italiani… spesso bravi padri di famiglia) continuano a manifestare una “cultura dello stupro”, compresi quei giudici che in questi casi richiamano nelle sentenze l’antica ed attualissima vis grata puellae; nasce al contrario dalla pena, che anche questa volta non sembra trovare applicazione.

La nostra legislazione si occupa dei reati di stupro e violenza sessuale nel libro II titolo XII del Codice Penale, “Dei delitti contro la persona” (oh Dio, anche qui si potrebbe aprire una lunga parentesi per ricordare che lo stupro in Italia diventa reato contro la persona e non contro la morale soltanto nel 1996…): “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni […] Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi” (art. 609 bis).

La mia domanda è questa: quali sarebbero i casi di minore gravità? O meglio: sono tutti casi di minore gravità? Perché anche questa volta lo stupratore non si trova in carcere, ma comodamente seduto sul divano agli arresti domiciliari. Poverino, in fondo era ubriaco, non capiva cosa stesse facendo, “ricorda solo di avere aggredito una ragazza”. D’altra parte in Italia basta essere incensurati per scampare a qualunque pena, senza considerare la gravità del reato. Ma il problema è proprio questo: lo stupro non è considerato un reato grave; per altro non dalla legislazione, ma dalla cultura diffusa nel nostro paese. Non siamo in India. Non siamo nemmeno nel famigerato meridione, ma nell’eccellente Lombardia e ancora dobbiamo assistere, attonite, umiliate ed inascoltate alla superficialità con cui vengono trattati simili reati, che rischiano di distruggere per sempre la vita di una persona.

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