500 blu

Quando ero piccola la Cinquecento della Fiat non era una macchina d’epoca, ma un vero ed intrepido mezzo di trasporto. La mamma ne aveva una tutta blu, che io e mio fratello prendevamo in giro perché ci sembrava poca cosa rispetto alla Lancia Delta del papà. La Cinquecento della mamma era però una compagna fidata e ci conduceva dappertutto. In particolare – credo una volta al mese – noi quattro (con l’immancabile nonna) ci mettevamo in macchina diretti verso un luogo mitico, infinitamente grande e avventuroso: l’Esselunga di Varedo. L’Esselunga di Varedo non era il piccolo supermercato di paese, ma un luogo magico, dove perdersi tra corsie, scaffali e i mille coloratissimi prodotti, esposti in ordine davanti ai nostri occhi increduli. Credo di avere riprovato quella sensazione di stupita meraviglia solo leggendo il racconto Marcovaldo al supermarket all’università.

Per raggiungere la straniera Varedo non avevamo altro mezzo che la Cinquecento blu, minuscola e, soprattutto, non munita di baule, dettaglio non irrilevante se quattro persone devono servirsene per trasportare la spesa “grossa”. Finito il giro nel paese dei balocchi – tradizionalmente con due carrelli, uno per la mamma guidato da mio fratello, ed un altro per la nonna guidato da me – mettevamo tutta la spesa (roba da centomila lire!) negli scatoloni, che oggi raramente si trovano nei supermarket, e poi caricavamo il tutto sulla Cinquecento: uno scatolone in mezzo tra me e mio fratello, altri due sulle ginocchia (sempre mie e di mio fratello), un quarto sotto i piedi della nonna ed eventuali altri sotto i nostri piedi. Le risate erano così fresche e genuine che nemmeno ci accorgevamo di procedere alla velocità di una bicicletta “Graziella” (altro irrinunciabile mezzo di trasporto di quegli anni).

Un dettaglio della Cinquecento che mi colpiva particolarmente era la leva del cambio, in cima alla quale stava incastrato un pomello trasparente, che conteneva una minuscola macchinina… forse la Cinquecento stessa!

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