Giochi senza fine

Ai tempi della mia infanzia, per giocare, in tutto l’universo non avevamo altro che atomi d’idrogeno, e non facevamo che giocarci, io e un altro bambino della mia età, che si chiamava Pfwfp. Com’era il nostro gioco? È presto detto. Lo spazio essendo curvo, attorno alla sua curva facevamo correre gli atomi, come delle biglie, e chi mandava più avanti il suo atomo vinceva. Nel dare il colpo all’atomo bisognava calcolar bene gli effetti, le traiettorie, saper sfruttare i campi magnetici e i campi di gravitazione, se no la pallina finiva fuori pista ed era eliminata dalla gara. Le regole erano le solite: con un atomo potevi toccare un altro atomo tuo e portarlo avanti, oppure togliere di mezzo un atomo avversario.

(I. Calvino, Cosmicomiche, 1972)

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