Alfabeti

Le vecchie civiltà mediterranee hanno lasciato ai posteri i loro alfabeti. Da nessun’altra parte del mondo ne abbiamo tanti. Si scriveva sulle pareti rocciose delle grotte e sulle lastre dei monumenti, su pietra, creta, bronzo, su rotoli di papiro e fascicoli degli incunaboli, con geroglifici e simboli, linee rette e curve, lettere tonde, angolari o cuneiformi, righe che scorrono da sinistra a destra o da destra a sinistra, dalla cima al fondo della pagina o dal fondo alla cima. Le antiche scritture somigliavano ai contorni delle coste, delle isole, delle rupi, delle onde. Servivano per prolungare la memoria o la conoscenza, segnare la nascita o la morte, esprimere amore od odio, annotare le vittorie o le sconfitte, onorare il sovrano o pregare Iddio. I messaggi venivano mandati anche in altro modo, con diversi strumenti, materiali, segnali – intagli negli alberi, nodi sulle corde, vessillo sull’albero della nave, la resina e l’olio che s’accendono e si spengono nei fari. Ma nulla era in grado di sostituire la scrittura. Essa ha trasformato il passato del Mediterraneo in storia, collegando la caducità della vita con l’eternità.

(P. Matvejevic, Breviario mediterraneo, 1991)

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